......................
Amministrazione
Trasparente
......................
 
....................  ECONOMIA
Coronavirus: l’Umbria potrebbe perdere oltre un miliardo di euro 
  Elisabetta
Tondini
  Mauro Casavecchia  
Responsabile di ricerca
Responsabile di ricerca    

L’emergenza coronavirus sta segnando drammaticamente le nostre vite e in questi giorni la priorità è senza dubbio quella sanitaria. Parlare, oggi, delle ricadute economiche che ne conseguiranno non significa voler mettere in secondo piano l’urgenza sanitaria ma vuole contribuire a far riflettere sulle pesantissime implicazioni che ne deriveranno dal punto di vista dello stato di salute della nostra economia e, dunque, anche della sua capacità di provvedere al benessere collettivo.
Le inevitabili conseguenze sulla produzione del reddito a causa delle forti contrazioni sia della domanda che dell’offerta sono ancora difficili da stimare, perché la durata e l’intensità delle ripercussioni ma anche le capacità di recupero del nostro sistema produttivo saranno determinate dall’evoluzione temporale e geografica dell’epidemia.
Il rallentamento generalizzato dell’attività economica, che in alcuni casi significa vero e proprio arresto, e il calo della domanda stanno incidendo pesantemente sulla complessiva capacità di produrre reddito, pur con effetti differenziati tra un settore e l’altro. Circa questi effetti analisti e associazioni di categoria hanno già provato a quantificare l’impatto economico settoriale. Tenendo conto dell’esito di queste prime valutazioni e delle peculiarità produttive della nostra regione, abbiamo così cercato di stilare una graduatoria dei settori a seconda delle potenziali ricadute sulla generazione di valore aggiunto in Umbria. Abbiamo immaginato una classificazione in quattro gruppi:



(continua...)

 
.................. INTERVISTA
Effetti economici del coronavirus in Umbria
Intervista del giornalista Giuseppe Castellini al Responsabile di ricerca dell'AUR Elisabetta Tondini
Nuovo Giornale Nazionale Tv (NGNTV)
(26/03/20)
..................    
Intervista del giornalista Giuseppe Castellini al Responsabile di ricerca dell'AUR Mauro Casavecchia  
Nuovo Giornale Nazionale Tv (NGNTV)
(26/03/20)


.................... ECONOMIA  
L’economia umbra al tempo del coronavirus 
Mauro
Casavecchia
Elisabetta
Tondini
Responsabile
di ricerca
Responsabile
di ricerca
   
         

Il rapido diffondersi del coronavirus sta mettendo a terra la gestione del quotidiano nei molti Paesi in cui ha trovato terreno fertile per il suo attecchimento. In Italia, oltre alle conseguenze sulla salute delle persone e alle pesanti ripercussioni sul funzionamento del settore sanitario pubblico che da giorni opera in trincea, l’epidemia sta provocando un vero e proprio scombussolamento di abitudini e pratiche ordinarie, con pesanti conseguenze sull’intero sistema economico.
Le necessarie misure imposte a livello governativo, come la limitazione dei movimenti di persone e cose, la cancellazione di eventi culturali e promozionali, la chiusura di scuole, università, luoghi per lo svago, cui si aggiungono una serie di raccomandazioni a forte impatto sulle relazioni sociali, rallentano o bloccano, direttamente o indirettamente, molte attività produttive. In più, alimentano un generalizzato stato di allerta o addirittura di psicosi con conseguenze dirette e indirette sui meccanismi produttivi di beni e servizi che in molti casi rischiano la paralisi.
Uscirne non sarà semplice. Anche perché i governi dovranno affrontare una crisi di duplice natura, da domanda e da offerta: da domanda per la contrazione di certi tipi di consumi, a partire da quelli turistici e culturali con ampi riflessi sulla produzione di beni non di prima necessità; da offerta per la forzosa riduzione dei quantitativi prodotti e per l’interruzione già in atto delle catene di fornitura.
(continua...)

....................  ECONOMIA
PIL: nuovi dati, vecchie conferme 
Elisabetta Tondini
Responsabile di ricerca
 

In un clima di attese circa l’auspicata ripresa economica dell’Italia, come dell’Umbria, l’attenzione è rivolta ancora al recente passato che ci parla di una situazione molto precaria, accanto a realtà che sembrano invece aver intrapreso un cammino in discesa.
Affidandoci agli ultimi attesissimi dati dell’Istituto di statistica nazionale che ha diffuso di recente la revisione dei Conti economici territoriali – concordata a livello europeo nel rispetto del nuovo Regolamento Sec2010 – ecco cosa emerge brevemente dalle nuove stime (definitive per l’anno 2016, semi-definitive per il 2017 e provvisorie per il 2018).
Intanto, dal 2017 al 2018, in un contesto nazionale cresciuto in termini reali dello 0,77%, soprattutto per merito del dinamismo del Nord Est (+1,35%), l’Umbria con il suo 0,07% si posiziona al quint’ultimo posto nella graduatoria regionale per variazione del Pil (ultima come intensità tra tutte le regioni in aumento e prima di Lazio, Sicilia, Campania, Calabria, caratterizzate invece da segno negativo). A guidare la classifica, con un 3,05%, le Marche, seguite dall'Abruzzo (2,22%).
Gli esiti del sistema di revisione, che prefigurano per il 2018 un’Umbria rimasta praticamente ferma, rivalutano invece la performance regionale del 2017, per cui si stima una crescita del Pil reale per quell'anno dell’1,38% (Italia 1,72%, Toscana 1,25%, Marche 1,84%).
Sintetizzando il quadro degli ultimi due anni disponibili, si evince che in un contesto di crescita reale media dell’Italia dell’1,2%, l’Umbria risulterebbe, ancora, sest’ultima in graduatoria, prima di Basilicata, Lazio, Campania, Sicilia, Calabria. Il primo posto riconfermerebbe le Marche (+2,4%) seguite a breve distanza da Piemonte ed Emilia-Romagna. La Toscana, con l’1,4% medio del biennio, figurerebbe con una dinamica superiore a quella nazionale.


(continua...) 


 
....................  ECONOMIA
Il lavoro e il prezzo da pagare 
Elisabetta Tondini
Responsabile di ricerca
 

In Italia, il mercato del lavoro a novembre dell’anno appena trascorso ci parla di una crescita che ha portato l’occupazione ai massimi storici, prefigurando dinamiche in controtendenza rispetto agli ultimi anni. Anche l’Umbria, stando ai dati del terzo trimestre del 2019, sembrerebbe in linea con la dinamica nazionale.
Tuttavia bisogna aspettare il dato definitivo dell’intero anno per capire meglio di che tipo di ripresa si tratti. Non si deve dimenticare che le ultime dinamiche congiunturali si inseriscono in un quadro lavorativo profondamente trasformato da importanti cambiamenti strutturali che hanno pesantemente ridimensionato caratteri ed equilibri dell’occupazione. In estrema sintesi, è calata progressivamente l’intensità lavorativa per occupato, a causa della diffusione di rapporti di lavoro a orari ridotti, con carattere discontinuo, a termine e di breve durata.
Intanto, seppure i tempi indeterminati continuino a rappresentare la componente predominante tra i dipendenti (8 su 10 nel 2018, in Umbria come l’Italia) è stato il lavoro a termine che ha fatto un considerevole balzo in avanti: nella regione, i 29 mila lavoratori dipendenti del 2018 in più rispetto al 2004 (l’anno di inizio di questo tipo di informazioni) sono per più della metà occupati con contratto a tempo determinato.


(continua...) 


 
....................  ECONOMIA
Le dinamiche economiche che ci hanno cambiato 
Elisabetta Tondini
Responsabile di ricerca
 

In attesa che l’ISTAT ci consegni l’aggiornamento dei dati di contabilità territoriale, da cui potremo verificare se mai vi sia stato un cambio di passo nella dinamica dei flussi di reddito prodotto nel territorio umbro, può essere utile ripercorrere brevemente cosa è successo nell’ultimo quarto di secolo.
L’andamento economico dell’Umbria e dell’Italia negli anni 1995-2017 - idealmente scanditi da tre archi temporali, la seconda metà degli anni Novanta e i due del nuovo millennio segnati dallo spartiacque del 2008 - mostrano come il crollo dell’ultimo periodo sia stato anticipato da un chiaro rallentamento occorso già nel primo e ancor più nel secondo (tab. 1).
Il fatto che la crisi decennale abbia colto l’Umbria - ma anche il Paese - in un ristagno pluriennale non è stato certo senza conseguenze sul tentativo di ripresa che, soprattutto per la regione, stenta a realizzarsi.
Di fatto, dopo le due recessioni (2008-2009 e 2013-2014) che hanno caratterizzato il decennio, il Paese è tornato a risalire lentamente la china almeno fino al 2017, l’Umbria invece ha continuato ad arrancare: dal 2007 al 2017 solo in due anni ha visto crescere il proprio PIL in termini reali, visto che il livello realizzato al 2017 praticamente eguaglia quello dell’anno precedente (graf. 1).



(continua...) 


 
....................  ECONOMIA
Sulla produttività del lavoro in Umbria 
Elisabetta Tondini
Responsabile di ricerca
 

Il progressivo declino della produttività del lavoro in Italia dagli inizi del nuovo millennio ha significato perdita di efficienza e il vero grande problema della economia nazionale è, con toni più accentuati, il problema dell’Umbria.
Bassi livelli di produttività accompagnati a un’alta intensità di lavoro hanno tradizionalmente caratterizzato la produzione umbra. Un modello che, nel favorire la tenuta occupazionale, ha sacrificato l’investimento in tecnologia e innovazione, penalizzando la produttività e la competitività del sistema.
Dalla fine degli anni Novanta, la produttività del lavoro in Umbria comincia nettamente a declinare allontanandosi progressivamente dalla media nazionale e ancor più del Centro Nord. Se nel 2008 il rapporto tra valore aggiunto e unità di lavoro dell’Umbria distava dal 100 medio nazionale di circa 8 punti, nel 2016 tale distanza si eleva a 14.
Sono dunque molto lontani gli anni (la metà dei Novanta) in cui la regione superava il valore italiano, era molto vicina a quello del Centro e lontana dalle regioni del Nord molto meno di oggi. La forbice che divide i valori umbri da quelli nazionali è ormai talmente ampia che è difficile immaginare un recupero dei livelli del passato se non attraverso una profonda trasformazione strutturale.
(continua...) 

....................  RAPPORTI
Rapporto sulle Povertà
in Umbria 2019
Vai al Rapporto  
Rassegna stampa  
Slides  
 
 
   
.................... ECONOMIA    
La dinamica reale del PIL   
Elisabetta
Tondini
Mauro
Casavecchia
   
Responsabile
di ricerca
Responsabile
di ricerca
 

Della lunga crisi abbattutasi su un’Italia affaticata da un ristagno pluriennale paghiamo ancora le conseguenze. Il quadro che si prospetta all’orizzonte prefigura nuovi passi indietro nella produzione generale di reddito, rendendo ancora più lontana una ripresa vera e propria.
E se questo è vero per l’Italia che, nell’arco di dieci anni, ha vissuto sostanzialmente due recessioni (2008-2009 e 2013-2014), lo è ancora di più per l’Umbria la quale, nello stesso periodo, registra solo due annualità positive, il 2010 e il 2015, visto che il PIL al 2017 praticamente eguaglia in termini reali quello dell’anno precedente.
(continua...)

 
....................  ECONOMIA  
L'occupazione si trasforma
Elisabetta
Tondini
Mauro
Casavecchia
   
Responsabile
di ricerca
Responsabile
di ricerca
 
Il mercato del lavoro, nel decennio attraversato dalla grande crisi, ha vissuto enormi trasformazioni, in parte avviate negli anni precedenti. L’emorragia occupazionale si è infatti manifestata in un contesto di crescente parcellizzazione e precarizzazione del lavoro. Tale fenomeno si è accompagnato a un inasprimento degli squilibri generazionali e ad una crescente importanza dell’istruzione in termini di occupabilità, mentre persiste un consistente dualismo di genere che ha mostrato una lievissima attenuazione solo negli anni più critici. (continua...) 
 
.................... MUTAZIONI  
Per lavorare conviene studiare 
Elisabetta
Tondini
Mauro
Casavecchia
   
Responsabile
di ricerca
Responsabile
di ricerca

La disoccupazione continua a incidere pesantemente sulle forze di lavoro, ma i dati ci mostrano che chi studia ha più chance di lavorare. Prendiamo come caso di studio l’Umbria: dalle nostre analisi si vede che la disoccupazione ha toccato il suo massimo nel 2014 e si mantiene ancora su valori molto elevati (9,2 per cento nel 2018, a fronte del 10,6 nazionale). È strutturalmente più diffusa tra le donne (11 per cento contro 7,7 maschile), per un divario di genere che, attenuatosi nella crisi, è tornato a crescere. È aumentata in tutte e tre le categorie dei senza lavoro: tra chi ha perduto un impiego, soprattutto, ma anche tra chi è in cerca di un primo lavoro e chi si era dichiarato inattivo. (continua...)

....................  ECONOMIA  
L’importanza di essere competitivi 
Elisabetta
Tondini
Mauro
Casavecchia
   
Responsabile
di ricerca
Responsabile
di ricerca
 

Non bisognerebbe confrontarsi con gli altri, dicono gli psicologi, perché uccide l’autostima. Soprattutto quando si sa di essere debolucci e di avere a che fare con concorrenti molto forti. Ma può fornirci indicazioni preziose su dove e come migliorare.
La recente graduatoria delle regioni stilata dalla Commissione europea che ha aggiornato per il 2019 (la quarta volta dal 2010) il suo Indice di Competitività Regionale consegna uno scenario non proprio brillante per l’Umbria. La regione si piazza difatti al 184° posto, tra le 268 regioni europee, con 43 punti, uno score appena superiore al mediocre risultato nazionale: tutte le regioni italiane si posizionano al di sotto della media europea, tra la Lombardia, prima della pattuglia con 57 punti ma 145esima in Europa e la Calabria, ultima con soli 18 punti e 244esima nella classifica. E il lieve guadagno in punteggio dell’Umbria rispetto al 2016 non basta ad evitarle un ulteriore slittamento nella graduatoria.
(continua...) 


 
....................  MUTAZIONI
L’impatto del coronavirus sulla mobilità degli umbri 
Mauro Casavecchia
Responsabile di ricerca

Non c’è dubbio che, anche in Umbria, le restrizioni alla mobilità necessarie al contenimento dell’epidemia siano state prese molto sul serio. Molti di noi sono relegati in casa da settimane, altri hanno ridotto drasticamente i propri spostamenti limitandosi ad uscire per le necessità legate alla sopravvivenza, e solo una parte minoritaria continua a muoversi quotidianamente per assicurare la produzione di beni e servizi essenziali al sostentamento della collettività.
Le immagini ci parlano di vie e piazze vuote e di strade pressoché deserte ma, al di là della percezione aneddotica, non è facile dare una misura dell’entità di questo repentino rallentamento della mobilità delle persone. Uno dei metodi più attendibili, utilizzato dagli esperti di big data, fa leva sul monitoraggio dei movimenti dei cellulari, naturalmente in forma anonima e aggregata. Una elaborazione di questo tipo è stata appena realizzata da una società di consulenza svizzera, la Teralytics, che ha analizzato le informazioni provenienti da 27 milioni di sim telefoniche di diversi operatori presenti in Italia, per rilevare l’intensità degli spostamenti sul territorio nazionale.
L’andamento dei dati, riferito al periodo tra il 23 febbraio e il 26 marzo, mette in luce un vero e proprio crollo del numero degli spostamenti giornalieri, che si verifica dapprima nelle aree più colpite dall’emergenza sanitaria del Nord Italia, per estendersi poi progressivamente verso le regioni centrali e meridionali.



(continua...)

 
....................  500 PAROLE
Smart working, non solo per l’emergenza sanitaria 
Enza Galluzzo
Ricercatrice
 

In queste settimane lo smart working è sulla bocca di tutti perché è considerato uno strumento di contenimento dell’emergenza sanitaria. Sicuramente, sarà ricordato anche per questo. Ma per capire come possa essere di aiuto in un momento come quello che stiamo vivendo, è interessante approfondire le sue caratteristiche e potenzialità e quanto sia diffuso.
Lo smart working in realtà non è stato introdotto di recente. In Italia si è iniziato a parlare di lavoro a distanza negli anni Novanta. Il sociologo De Masi, con il suo libro del 1993, ne è stato uno degli antesignani. La legge sul telelavoro nella Pubblica Amministrazione è del 1998. Nel settore privato molte aziende hanno iniziato da anni ad attuare, accanto a forme di telelavoro (che ricordiamo non hanno nel settore privato una legislazione specifica), forme di smart working regolamentate sulla base dell’autonomia privata collettiva.
La materia non è semplice.
Un primo distinguo è tra telelavoro e smart working. Pur essendo entrambi figli di un nuovo modo di concepire il lavoro, si caratterizzano per parametri spazio temporali e di controllo diversi. Sinteticamente, mentre con il telelavoro si attua fondamentalmente un decentramento produttivo e occupazionale (vi è cioè lo spostamento dell’attività lavorativa e dei device dall’ufficio alla postazione domestica, e poco cambia relativamente all’orario e ai meccanismi di controllo), con lo smart working si ha un totale abbandono dei parametri spazio-temporali. Il luogo e l’orario per svolgere l’attività assegnata sono scelti liberamente dal lavoratore (a parte la fascia oraria di reperibilità) ed il controllo riguarda il raffronto tra obiettivi e risultati lavorativi.
Un secondo distinguo è tra lo smart working nel settore privato e in quello pubblico.



(continua...)

.................... RIVISTA
AUR&S 18    
   
Vai alla Rivista


....................  MUTAZIONI
Quelle imprese che non crescono 
Mauro Casavecchia
Responsabile di ricerca
 

Messo a dura prova dalla crisi e sempre più dominato dai servizi, il sistema produttivo umbro si contrae, stenta a superare la frammentazione e non riesce ad imboccare la via della crescita dimensionale. È questo il quadro di sintesi che sembra emergere dall’analisi dei primi dati dal censimento permanente delle imprese recentemente pubblicati da Istat.
L’indagine, rivolta alle imprese operanti nell’industria, nel commercio e nei servizi con almeno 3 addetti in organico e riferita al 2018, ha censito 16.615 unità presenti in Umbria, l’1,6% sul totale nazionale (tabella 1). L’articolazione settoriale mette in evidenza la prosecuzione della tendenza alla terziarizzazione dell’economia: oggi le imprese operanti nei servizi rappresentano in Umbria il 69% del totale, mentre nel 2011 (anno del censimento precedente) pesavano per il 63,8%. Tuttavia l’industria (18,6%) e le costruzioni (11,8%), pur ridimensionati nel numero di unità attive, in termini di incidenza sul totale conservano una rilevanza superiore al dato nazionale (18,2% e 10,7% rispettivamente).
Dal punto di vista dimensionale, il sistema produttivo regionale riafferma la vasta prevalenza delle microimprese fino a 9 addetti (81,6%, mentre la media italiana arriva al 79,5%) e una più contenuta presenza di piccole imprese tra i 10 e i 49 addetti (16,6% contro 18,1%). Il restante 1,7% (2,3% in Italia) è costituito da imprese di dimensioni medie (50-249 addetti) e grandi (250 e oltre).


(continua...)


 
.................... 500 PAROLE    
L’Umbria nel decanter  
Giuseppe Coco
Dir. Rivista AUR&S 
 

Quando si apre una bottiglia di vino di qualità non si fa altro che spalancare una porta su uno specifico territorio con le sue caratteristiche e le sue peculiarità. Un gesto semplice che ci consente di mettere sulle nostre tavole la sintesi di un luogo; sintesi in grado di rappresentarci le zone dove le viti vengono allevate e l’uva accudita e vinificata.
Con questa sensibilità oggi ci occupiamo dell’Umbria. Una regione dove negli anni sta crescendo il vino di qualità. E dove non manca sia il rispetto delle tradizioni e sia il coraggio di sperimentare e innovare.
Nel curriculum umbro ci sono tredici D.O.C., sei I.G.T. e due D.O.C.G..



(continua...)

.................... ECONOMIA    
Affanni umbri  
Giuseppe Coco
Dir. Rivista AUR&S 

Tra la fine degli anni Novanta e l’inizio degli anni Duemila raccontavamo di una regione dove molti indicatori socio-economici erano in linea, se non migliori in certi casi, della media nazionale.
Ma da qualche tempo i dati ci evidenziano tutt’altra faccenda. Nell’Umbria dell’avvio del terzo millennio si sono aggravati i problemi collegati alle sue fragilità storiche e, al tempo stesso, si sono aperte crepe anche in quei profili che si credevano solidi. In particolare dal 2008 i fattori di debolezza si sono moltiplicati e molti indicatori hanno iniziato ad assumere valori negativi e in alcuni casi, molto negativi.
E ciò ha avuto come conseguenza un progressivo allontanamento dal pezzo di Italia che va meglio e un avvicinamento alle regioni del Sud.

Il PIL agli inizi del Duemila ha cominciato ad allontanarsi (in negativo) da quello italiano. Dal 1995 al 2000 il PIL procapite reale dell’Umbria era in linea con quello dell’Italia. Dopo i primi anni del nuovo millennio inizia il distacco. Nel periodo 2007-09, gli anni dello scoppio della crisi, la differenza diviene più significativa superando i 2.160 euro.
Successivamente l’andamento non migliora; anzi c’è una tendenza ad un ulteriore allargamento della forbice. Nel 2017, ultimo anno disponibile al momento, si registra un divario di ben 3.857 euro; con valori del PIL pro capite reale umbro pari a 22.570 euro contro i 26.427 di quello italiano. Nel 2000, giusto per tradurre in numeri quello che si evince chiaramente nel grafico, i valori reali erano rispettivamente 27.189 e 27.318.




Quello del PIL non è l’unico dato a destare preoccupazione.

(continua...)

 
.................... ECONOMIA
Il PIL che spaventa
Giuseppe Coco
Dir. Rivista AUR&S 
Se si focalizza l’attenzione sull’andamento del Pil pro capite delle Province di Perugia e Terni, nel confronto con la media dei Paesi europei l’animo può venire assalito da una sorta di sconforto. Oggettivamente i territori umbri arrancano.
Dal grafico riportato si vede che la provincia ternana fino al 2004 si mantiene in linea con il dato europeo ma poi inizia una inesorabile discesa: si trova ormai a circa quota -25 rispetto al 100 europeo. La provincia perugina fino al 2009 presenta valori buoni anche se via via decrescenti. Poi, facendo ricorso ad una metafora, inizia il viaggio sott’acqua e l’ultimo dato disponibile fissa il punto di apnea intorno a quota 85. E pensare che nel 2000 era decisamente al di sopra. Qualcosa vorrà pur dire.


La questione di fondo è che da qualche anno si sta consumando un allontanamento dal gruppo di regioni europee che vanno meglio. Nell’indice di competitività regionale, stilato dalla Commissione europea, giusto per aggiungere un dato, l’Umbria si trova al 184° posto sulle 268 regioni dell’UE.
Nella sostanza il nostro sistema socio-economico negli ultimi 15 anni è divenuto meno performante, iniziando a ruotare su se stesso e questo ha avuto come risultato che hanno preso a scricchiolare anche molte delle fondamenta che si credevano solide.
(continua...)


 
 
.................... 500 PAROLE    
Investimenti: conosci te stesso
Giuseppe Coco
Dir. Rivista AUR&S 
Per molti la parola investimenti è sinonimo di sviluppo. Ma non è sempre così in quanto non esiste una correlazione diretta tra investimenti e sviluppo socio-economico. Questa è la scorbutica realtà che a volte si tende ad ignorare.
Volendo fare un esempio, l’Umbria, che quanto a competitività mostra la corda, tradizionalmente si distingue per un tasso di accumulazione del capitale di tutto rispetto: il suo rapporto Investimenti fissi lordi su Pil è quasi sempre superiore a quello medio nazionale e a quello delle regioni del Nord, e sempre al di sopra dei livelli che caratterizzano il Centro Italia.
 
 
Come si può notare, a volte i fatti sono controintuitivi e quando si parla di investimenti quello che conta non è soltanto il “quanto” ma anche il “come”.  (continua...) 
 
  .................... MUTAZIONI      
Lavoro e mutazioni  
Giuseppe Coco
Dir. Rivista AUR&S 
Da qualche anno stiamo facendo i conti con una rivoluzione tecnologica che sta trasformando il lavoro tradizionalmente inteso. L’era dei bit, avanzando, sovrasta l’era degli atomi e provoca una mutazione sui lavori e sui lavoratori.
L’agricoltura, l’artigianato, il commercio sono stati il fulcro intorno al quale si è costruito il sistema sociale fino alla metà del 1700. Con la rivoluzione industriale avviene una rottura secca rispetto al passato: nasce la società moderna che va avanti pressoché indisturbata fino alla seconda guerra mondiale. Tra il 1950/60 inizia a prendere forma l’era post-industriale. Dagli anni settanta i perni del tutto diventano l’elettronica, prima, e l’informatica, poi, che nella sostanza cambiano radicalmente i valori e il modo di pensare acquisiti fino a quel momento. Oggi si sta per scrivere una ulteriore nuova pagina, nata molto probabilmente il 9 gennaio 2007 quando Steve Jobs mostrò per la prima volta un oggetto (l’iPhone) che da quel momento avrebbe cambiato il nostro modo di vivere.
(continua...) 
 
.................. TONDINI, RADIO RAI 3
Economia umbra
Elisabetta Tondini
Responsabile di ricerca
Intervento a Radio Rai 3
(28/10/19)
 
 
 
 
     
       
 
.................... 500 PAROLE    
Un altro 8 marzo  
Giuseppe Coco
Dir. Rivista AUR&S 
 

Le ipotesi più accreditate sulle sue origini sembrerebbero essere: commemorare l’anniversario di uno sciopero di lavoratrici tessili di New York, brutalmente represso l’8 marzo del 1857; ricordare la rivolta pacifista delle operaie di Pietroburgo del marzo 1917; celebrare l’8 marzo 1848 quando le donne di New York scesero in piazza per avere i diritti politici; non dimenticare la catastrofe avvenuta nel 1911, sempre a New York, alla Triangle Walst Company, dove persero la vita 140 persone, la maggioranza delle quali erano donne.
Molto probabilmente non è stato uno specifico episodio a favorire la nascita di questa giornata, ma l’insieme degli accadimenti appena citati, più i tanti altri non menzionati.
Per quanto riguarda la scelta del simbolo della mimosa sembrerebbe che sia da attribuire alle femministe italiane dell’UDI (Unione Donne Italiane), le quali nel 1946 decisero di colorare l'evento con un tocco floreale e scelsero proprio la mimosa che fiorisce a marzo.



(continua...)

 
 
....................  RAPPORTI
L'Umbria alla ricerca dell'attrattività

RAPPORTO
ECONOMICO
SOCIALE
2018-19

 
 
La Sintesi
Le slides
La Rassegna stampa
La locandina
 
.................. INTERVISTA
Umbria, c'è ancora speranza?
Intervista del giornalista Giuseppe Castellini al Direttore della Rivista AUR&S Giuseppe Coco
Nuovo Corriere Nazionale Tv (Ncn Tv)
Canale 11-Trg del digitale terrestre (18/01/20)
 
....................  ECONOMIA
A che punto siamo con la spesa dei fondi europei 
Mauro Casavecchia
Responsabile di ricerca
 

Qualche giorno fa l’Agenzia per la coesione territoriale ha pubblicato i dati di attuazione dei Programmi Operativi (PO) regionali e nazionali finanziati dai Fondi strutturali europei per il periodo 2014-2020. La buona notizia è che tutti i 51 PO hanno superato la soglia di spesa prevista al 31 dicembre 2019: è stata dunque disinnescata la mina vagante della clausola "N+3", che avrebbe comportato il taglio delle risorse comunitarie non spese entro il triennio successivo all'annualità di impegno di bilancio.
Anche in Umbria, grazie all'accelerazione dell’impegno amministrativo profuso negli ultimi mesi per soddisfare le complesse regole europee, entrambi i Programmi Operativi cofinanziati dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e dal Fondo sociale europeo (FSE) sono riusciti a certificare spese complessivamente pari a 155,3 milioni di euro, metà dei quali coperti dal bilancio comunitario, superando il target fissato a 147,8 milioni di euro.
Un momentaneo sospiro di sollievo, dunque, per il traguardo intermedio raggiunto, che evita il disimpegno dei fondi e consente di sbloccare la "riserva di efficacia" (un accantonamento pari al 6% degli investimenti complessivi, reso disponibile solo per i programmi che raggiungono gli obiettivi concordati). Ma non ci si può certo permettere di abbassare la guardia.
Ad oggi la spesa complessivamente certificata ha raggiunto in Umbria il 23,9% del totale delle risorse stanziate per i Programmi Operativi FESR e FSE, pari a 649,8 milioni di euro. La restante parte, da spendere entro la fine del 2023, ammonta ad oltre 494 milioni. In sostanza, quasi 124 milioni di euro in media da certificare ogni anno: un importo ragguardevole, in rapporto a quanto speso finora dall'inizio del ciclo di programmazione.
Da questo punto di vista l’Umbria si trova a dover recuperare un ritardo rispetto alle altre regioni italiane più sviluppate, i cui Programmi Operativi hanno raggiunto livelli di spesa più avanzati. Quelli finanziati dal FESR nel resto del Centro-Nord hanno superato in media il 30% di spesa certificata totale, con punte del 43,3% in Emilia-Romagna e del 40,2% in Toscana, mentre l’Umbria si è fermata al 23,2%. Ancora più rilevante il distacco nei PO FSE, dove la media delle altre regioni centro-settentrionali arriva al 35,2% e spiccano per efficienza Piemonte (50%) e Lombardia (40,7%) con il dato umbro al 25,1%.
(continua...)

 
 
.................... ECONOMIA  
Umbria 2024
Giuseppe Coco
Dir. Rivista AUR&S 
Ricostruire il passato è nobile, difendere il presente è un segno di identità ma, al tempo stesso, non vanno assolutamente trascurati gli obblighi che abbiamo col futuro. Per questo sembra giusto chiedersi: dove sta andando l’Umbria? Esiste una qualche idea di futuro che non sia semplicemente progettare un “nuovo” che fa il verso al “vecchio”?
Bisognerebbe provare a cercare di non essere spettatori del proprio destino. Ci sono cose che si possono e si debbono fare. Il domani si prepara oggi. E a ben vedere le nostre società postindustriali trovano la loro ragion d’essere proprio nel progettare il futuro. Non farlo potrebbe metterci a rischio. Oggi più che mai bisogna avere il coraggio di guardarci intorno con più consapevolezze. Rispetto a certi temi c’è l’urgenza di una analisi con prospettive e punti di vista diversi da quelli usati fino a ieri.
(continua...)    
 
   
.................... MUTAZIONI  
La clessidra orizzontale
Giuseppe Coco
Dir. Rivista AUR&S 
Viviamo in un’epoca dove l’accelerazione del progresso tecnologico non è semplice retorica. Davanti a noi c’è una realtà nuova che se da un lato ci intriga per la scoperta di orizzonti inediti dall'altro ci agita amplificando i nostri timori su un futuro che facciamo spesso fatica a mettere a fuoco.
Il fatto ormai acclarato è che tutti noi siamo coinvolti in una qualche mutazione. Le sfide che lancia la nostra modernità sono tante e complesse e sembra non arretrare solo chi riesce a essere creativo-innovativo in quello che propone. Siamo di fronte ad una amplificazione all'ennesima potenza dei bisogni di nuovi gusti, di nuove tendenze, che mettono a dura prova anche le certezze (leggi identità) che fino a ieri sembravano più solide.
Il nostro impianto socio-economico negli ultimi dieci anni ha fatto registrare grandi mutazioni la cui intensità non è neanche paragonabile a ciò che era avvenuto nei precedenti quarant'anni: abbiamo iniziato a ruotare su noi stessi col risultato che stanno scricchiolando tutte, ma proprio tutte, le nostre fondamenta.
(continua...)   
 
.................... ECONOMIA
L’Umbria delle fragilità
Giuseppe Coco
Dir. Rivista AUR&S 

Nel 2008 ci siamo trovati di fronte ad un punto di torsione del sistema che ha fatto crollare molte delle certezze via via conquistate negli anni. E l’Umbria non è stata immune da questo punto di torsione. Anzi, sembra faticare più di molte altre regioni a imboccare la strada della ripresa.
Sotto un profilo demografico, nel periodo 2001-10 si è assistito ad una significativa crescita della popolazione. Successivamente, si rileva una tendenza inversa che, in prospettiva, se continuasse, potrebbe portare entro il 2050 alla scomparsa di un numero di abitanti pari ad una città del calibro di Terni. Questo non è un gran trend.
È, anzi, un serio elemento di preoccupazione, in quanto può risultare molto difficile riuscire ad impostare strategie di sviluppo economico se diminuiscono le persone in età lavorativa e aumentano gli anziani.
(continua...)
 

 
 
  .................... ECONOMIA    
Squilibri demografici
in corso
 
 
Elisabetta
Tondini
Mauro
Casavecchia
Responsabile
di ricerca
Responsabile
di ricerca
 

Prosegue in Umbria la tendenza alla diminuzione della popolazione registrata a livello nazionale a partire dal 2015: i ritmi nella regione si rivelano più accentuati, confermando la discesa all’1,46 per cento della quota di residenti sul totale del Paese.
Al 1° gennaio 2019 vivono nella regione 882.015 residenti (oltre 2mila e 600 in meno rispetto all’anno precedente), di cui l’11,1 per cento di cittadinanza straniera, una quota superiore all’8,7 per cento dell’Italia.
La decrescita della popolazione è il frutto di un perdurante calo del tasso di natalità, che continua da un decennio e si distanzia sempre di più da quello di mortalità: nel 2018, ogni mille abitanti ci sono 6,5 nati vivi e 11,4 decessi. In definitiva, è come se nell’ultimo decennio il naturale movimento della popolazione avesse provocato mediamente ogni anno in Umbria la scomparsa di un piccolo comune di oltre 3 mila abitanti.
(continua...)

.................. COCO, TGR UMBRIA
Regionali 2019  
Giuseppe Coco
Dir. Rivista AUR&S 
Intervento al TGR dell'Umbria (28/10/19 - ore 14.00)
 
.................... RIVISTA
AUR&S 17
Vai alla Rivista