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AMMINISTRAZIONE TRASPARENTE
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.................... 500 PAROLE    
Ferrovie offline, economie pigre  
 
Giuseppe Coco
Sociologo - economico
 
     
           
 

Oggi nella realtà ballano 750 Mld di euro per la ripresa del Paese. Miliardi che non vanno sprecati. Miliardi che vanno salvati dalle grinfie dei lacci e lacciuoli burocratici. Miliardi la cui quota parte destinata al rinnovamento delle infrastrutture è fondamentale per il rilancio della traballante economia del Paese.
La terribile vicenda del Covid-19 ha fatto saltare i vincoli di bilancio - seppur per un periodo di tempo limitato -  che ci attanagliano dal post crisi 2008 e sta favorendo l’immissione nel sistema di una valanga di fondi che, se non ci si perde in inutili dispute tra campanili, possono tornare utili per provare a fare quello che non si è fatto negli ultimi vent’anni.
In questo scenario mutato rispetto a 7 mesi fa l’Umbria potrebbe ottenere quelle risorse necessarie per recuperare quel gap infrastrutturale che la caratterizza da tanti anni. Un gap che implica innanzitutto ammodernare la rete ferroviaria presente sul territorio. L’infografica sottostante, che riporta un confronto tra il 2000 e il 2020 del treno più veloce disponibile in un giorno lavorativo tra Milano e Roma e tra Perugia e Roma, evidenzia a titolo di esempio cosa si è evoluto e cosa no negli ultimi vent’anni.


Troppi binari unici, ancora numerosi i passaggi a livello, raggi di curvatura ridotti che obbligano i treni ad andare a basse velocità, ci portano a dire che nella sostanza delle cose - al netto delle dispute sui possibili tracciati ottimali delle singole infrastrutture - il rilancio del sistema ferroviario umbro non può prescindere dalla realizzazione delle opere elencate di seguito.



Cantierizzazione: possibili impatti sul Pil e sull’occupazione
A questo punto della riflessione chi scrive ritiene che possa essere utile costruire 2 simulazioni, molto semplici, per rendersi conto meglio dei potenziali impatti delle opere in questione. Per far questo ci si avvale della meta-analisi integrata con un approccio di tipo analogico/qualitativo con l’obiettivo di valutare le possibili variazioni del Pil e dell’occupazione limitatamente al periodo della cantierizzazione.
Stimiamo che per la realizzazione delle infrastrutture A + B + C di cui sopra occorrano circa 3,5 Mld di € (A = 2.500 Mln di € + B = 650 Mln di € + C = 350 Mln di €). E fissiamo che per la realizzazione delle opere, in scia con gli standard europei, ci vogliano 5 anni e che ogni anno gli investimenti siano pari a 700 Mln di €.

(continua...)


 
.................... ECONOMIA  
L’importanza di una nuova visione
 
Elisabetta Tondini
Responsabile di ricerca  
 
     
   

Della eccezionalità della recessione di quest’anno purtroppo abbiamo tutti contezza.
Da fine maggio la ripresa delle attività economiche si è lasciata alle spalle situazioni di non ritorno e ancora oggi, anche in Umbria, molte attività sono costrette a chiudere i battenti per difficoltà a gestire gli effetti della crisi.

Il Pil dell’Umbria nel 2020 si stima crollerà dell’11,1%, figurando tra le regioni più colpite a seguito dell’emergenza Coronavirus. Questo, stante le nuove stime di Svimez.
Qualche giorno fa l’Istat aveva comunicato i dati del secondo trimestre, ovvero aprile-giugno, che a livello nazionale riportano un calo tendenziale dell’economia del 17,7%, dovuto alla forte contrazione della domanda, sia dei consumi che degli investimenti e ancor più della domanda estera (ma anche delle importazioni).
Per la debole propensione esportativa dell’Umbria, la forte contrazione degli scambi con l’estero ha sortito un effetto diretto molto meno impattante rispetto ad altre regioni che molto di più dipendono dalla domanda estera. Va però anche detto che, come tutte le piccole economie, la nostra sconta da un punto di vista produttivo una forte dipendenza con l’esterno, soprattutto con le regioni italiane, la cui recessione ha aggravato e aggrava ulteriormente il già debole sistema Umbria.
Da un punto di vista del contributo esterno al sostegno dell’economia, due parole merita la domanda turistica che, a livello nazionale, ha subito un drastico ridimensionamento soprattutto nelle città d’arte. Invece in Umbria il fenomeno è stato – almeno dalle prime informazioni disponibili – decisamente meno invasivo. Il calo dei flussi, soprattutto stranieri, è stato più contenuto di quello che si paventava – almeno da un punto di vista complessivo, pur con le dovute specificità locali – complice sicuramente il messaggio di “Umbria sicura” ampiamente veicolato per l’attrazione in una terra ricca d’arte e di ampi spazi vuoti, ottimo connubio per un turismo di qualità e in sicurezza. Da sottolineare l’exploit – per certi versi inatteso – di visitatori anche da fuori regione alla Galleria nazionale.
Sul fronte della domanda interna, spicca la forte contrazione dei consumi, pari a -9,2%, nell’anno in corso e poco rassicura il fatto che sia un po’ inferiore al dato nazionale e del Centro Italia (rispettivamente -10,9% e -12%).

(continua...)


 
.................... AUR&19/ANTEPRIMA  
Il valore della ricerca
Donatella Tesei
Presidente Regione Umbria

È soprattutto in periodi come quello che stiamo vivendo, segnati da eventi straordinari ed imprevedibili, che si coglie ancor più l’importanza della ricerca, non solo in campo sanitario e tecnologico. Oggi, infatti, sono anche la ricerca, gli studi e l’analisi nei settori economico e sociale che stanno cercando di supportare i governi, a tutti i livelli, per trovare una via d’uscita ed una strada che sia sostenibile. Se è vero che l’obiettivo più alto di un governo, locale o nazionale che sia, è il benessere della collettività, di fronte ad una stagione completamente mutata in termini di prospettive e di aleatorietà, l’amministrazione della cosa pubblica, mai come oggi, deve poggiarsi sulla massima consapevolezza delle proprie scelte, ognuna delle quali finisce per determinare conseguenze concrete che compongono le basi da cui ripartire. Così come diceva Luigi Einaudi è necessario: “prima conoscere, poi discutere, poi deliberare... Come si può deliberare senza conoscere?”.
A tutti noi oggi è chiaro - e quella attuale è solo l’ultima delle crisi moderne che ce lo sottolinea - che saranno avvantaggiati quei sistemi economici in grado di trasformare i dati, attraverso elaborazioni e analisi, in informazioni a loro volta traducibili in conoscenza, quella conoscenza strategica per aiutare le decisioni, per analizzare gli esiti delle azioni, per migliorare le scelte future.
Il susseguirsi di eventi in divenire che si amplificano, si diversificano, si intrecciano e, in ultimo, rischiano di travolgerci, rende sempre più complesso il compito del ricercatore, dell’analista di dati, dell’interprete di fenomeni. Al contempo, si tratta di un tipo di attività da cui, ormai, non si può più prescindere.
Per una Amministrazione regionale è dunque un privilegio poter disporre di un proprio istituto di ricerca.
L’Agenzia Umbria Ricerche viene da una lunga tradizione, affonda le sue radici nella storia stessa del regionalismo umbro. Oggi, alle soglie di un nuovo riassetto organizzativo, il nostro intento è quello di valorizzare ulteriormente l’attività di ricerca, potenziarla e renderla ancora più efficiente e funzionale alle esigenze del governo regionale.
L’AUR svolge un’attività peculiare, che non si sovrappone ma si affianca, arricchendola, alla conoscenza prodotta in campo accademico ed al lavoro di programmazione economica svolta in seno all’ente regionale. Pur se ente strumentale della Regione, l’AUR si connota per un certo grado di autonomia che le garantisce quella flessibilità e apertura verso l’esterno indispensabile per raccogliere le complesse sollecitazioni provenienti dal mondo circostante e per mantenere un alto grado di autonomia. Il tutto nella consapevolezza che la conoscenza sedimentata e puntuale della dimensione locale è una risorsa preziosa, che solo un istituto di ricerca regionale riesce a garantire e a rinnovare nel tempo. È preziosa in tempi di ordinarietà, per la sua capacità di offrire un valido supporto alla politica per una più consapevole azione di governo, soprattutto nel momento in cui le stesse strategie europee e nazionali sono sempre più attente e orientate alle specificità locali. E lo diventa ancor di più durante passaggi epocali.
Nell’attuale emergenza la nuova vocazione dell’AUR - essere presente in maniera continuativa con studi e analisi il più possibile agili e accessibili - si è rafforzata, assecondando le necessità della stessa Amministrazione regionale di poter disporre in tempi rapidi di elementi conoscitivi funzionali alle esigenze pressanti dettate dalla contingenza di una crisi da affrontare.


(continua...)

 
 
.................... RIVISTA  
AUR&S 19    
   
  Novità
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.................... 500 PAROLE    
Binari unici, economie lente  
Giuseppe Coco
Dir. Rivista AUR&S 
 
       

La crisi economica generata dal Covid ci mette di fronte a stime dove si parla di un crollo del PIL per il 2020 che può arrivare anche fino al meno 13%. Di un aumento del debito pubblico e delle disuguaglianze. Del rischio deflazione e del suo rapporto stretto con il declino dei prezzi e della domanda aggregata.
L’uscita dalla crisi, se di uscita vera vogliamo parlare, dovrà passare attraverso un uso attento della spesa pubblica. Uso attento che, nell’urgenza di ripensare l’attuale struttura dell’economia del Paese, ci impone di andare oltre l’orizzonte di breve periodo. Le mancette a pioggia sono una leva economica che in prospettiva danno scarsi risultati e un’unica certezza: sbilanciare il rapporto tra PIL e debito pubblico.
In questo scenario tra le sfide da intraprendere, con intelligenza e senso della lungimiranza, c’è sicuramente quella di recuperare il ritardo che abbiamo nelle infrastrutture. Recupero del ritardo che nel presente contributo significa occuparci di ferrovie ed in particolare di un’evidenza: dove ci sono almeno due binari gli spostamenti possono essere veloci e consentire il transito di tante persone e merci. Dove ce n’è uno solo lo scenario degli spostamenti si complica e non di poco.
Prendendo come unità di analisi l’Umbria, non possiamo mancare di sottolineare che eredita dal passato tanti chilometri di ferrovia a binario semplice.
Scandagliando il quadro da vicino si nota che le linee a binario unico RFI (Rete Ferroviaria italiana) si estendono per 193 Km, mentre quelle FCU (Ferrovia Centrale Umbra) per circa 150 Km. Stiamo parlando, grosso modo, di un totale di ben 340 km.
Nello specifico da Terontola-Cortona (Toscana) a Foligno, passando ovviamente per Perugia, Bastia Umbra, Assisi, ecc., la tratta è tutta a binario unico e si estende per circa 82 Km.
Spostandoci sulla trasversale Orte (Lazio) - Falconara (Marche), linea di rilevanza nazionale, notiamo che nel tratto umbro è caratterizzata dal singolo binario da Fossato di Vico a Foligno. Dal doppio binario in costruzione tra Campello e Spoleto (la cui conclusione dei lavori iniziati nel 2001 è prevista per il 2021). Dal binario singolo tra Spoleto e Terni.
La FCU è interamente a binario unico. Inoltre, questione non secondaria, è operativa (a velocità ridotta) solo da Città di Castello a Ponte San Giovanni. Da Perugia Ponte San Giovanni a Terni è chiusa al transito dei treni dal 12 settembre 2017.
La regione è attraversata anche da 183 km di linee a doppio binario che in sé non sarebbero poca cosa. Ma - come si può vedere dalla cartina - non pochi di questi chilometri si trovano sulla direttissima Roma-Firenze, infrastruttura strategica per il Paese che però nella sostanza coinvolge un bacino di utenza umbro ridotto.
La cartina che segue si configura come un vero e proprio pannello esplicativo che ricostruisce il quadro. Dove ci sono due linee affiancate siamo in presenza di doppi binari, altrimenti di uno solo.

(continua...)


 
   
.................... RIVISTA
AUR&S 18    
   
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.................... 500 PAROLE    
L’Umbria nelle crisi  
Giuseppe Coco
Dir. Rivista AUR&S 
 

Il COVID 19 sta mettendo a dura prova tutte le economie del mondo. Rispetto alle crisi del passato si è difronte a molti elementi di novità. E questo per gli analisti è una complicazione. Ciononostante fare comparazioni di tipo storico può tornare molto utile per provare a mettere a fuoco differenze e similarità.
In quest’ottica l’obiettivo del presente contributo è riflettere sulle due crisi umbre più significative avvenute dopo la seconda guerra mondiale: quella degli anni Cinquanta del Novecento e quella del 2008.

Gli anni Cinquanta: i presupposti di una rinascita
Furono anni che misero a dura prova la regione. Anni di vero e proprio travaglio sociale e decadimento. Si era alle prese, giusto per fare qualche esempio, con una forte riduzione degli occupati nel settore minerario; con abbondanti licenziamenti alle acciaierie di Terni; con un ridimensionamento dell’industria aeronautica di Passignano e Foligno; con un’agricoltura colpita dagli ormai leggendari inverni freddissimi del 1956/57.
Insomma, tanti problemi. Ma in quel momento qualcosa di importante si mise in moto. I principali attori della vita regionale di allora, se pur con distinguo di posizioni, mostrarono una notevole capacità di collaborazione. Questo fu un accadimento nuovo e di grande rilievo.
Alla fine degli anni Cinquanta era ormai matura e condivisa l’idea di un piano organico di sviluppo regionale, figlio di un’attenta riflessione sulla situazione socio-economica dell’Umbria. Riflessione che approdò come tema nazionale finanche in Parlamento: nel 1960 e nel 1966. In particolare, la seduta del febbraio del 1960 la si può considerare come l’atto primo che gettava le fondamenta per la nascita di quella che si rivelò essere una delle primissime esperienze di programmazione regionale in Italia.
In quel clima, sette mesi dopo, su iniziativa delle Amministrazioni delle due Province di Perugia e Terni e delle rispettive Camere di commercio, nonché dell’Associazione per lo sviluppo economico dell’Umbria, venne costituito il “Centro regionale per il piano di sviluppo economico dell’Umbria”. Per intenderci il precursore dell’attuale Agenzia Umbria Ricerche che conserva nella sua biblioteca numerosi materiali dell’epoca.

(continua...)

 
 
.................. SISo  
Sistema Informativo Sociale



   
  E' in corso una rilevazione online rivolta ai Comuni tesa a delineare le prospettive di ampliamento del sistema informativo sociale della Regione Umbria.

Per maggiori informazioni clicca qui.


     
.................. VIDEO  
Mutazioni economiche dell'Umbria
Intervento di Elisabetta Tondini (17/09/20)
 
.................. TGR UMBRIA    
Scenari economici
2 interventi di Elisabetta Tondini al Tgr Umbria (3/09/20)
   
Video 1
 
Video 2
................ SPORTELLO APRE UMBRIA


 
Gli uffici dello Sportello APRE Umbria sono chiusi al pubblico, ma continuano ad operare in smart working

 
.................. TGR UMBRIA  
Mini Tav umbra
Intervento di Giuseppe Coco al Tgr Umbria (24/07/20)
 
 
 
   
 
....................  COVID-19
Quanto sarà pesante la recessione in Umbria
Elisabetta
Tondini
  Mauro Casavecchia  
Responsabile di ricerca
  Responsabile di ricerca    

L’emergenza pandemica da coronavirus continua a incidere pesantemente sulla capacità produttiva dell’Umbria, con effetti settoriali che permangono molto differenziati.
Lo shock ha colpito in prima battuta l’offerta aggregata e componenti rilevanti della domanda (trasporti, turismo, commercio) e si è immediatamente esteso al resto del sistema produttivo, con pesanti effetti sull’occupazione e mettendo a rischio la sopravvivenza di molte imprese.
L’evoluzione della crisi spinge a rivedere il tentativo di quantificazione del rallentamento dell’attività economica già effettuato con la nota pubblicata il 13 marzo.
Mentre le precedenti stime riguardavano la contrazione del valore aggiunto limitatamente al primo semestre 2020, le attuali elaborazioni provano a spingere l’orizzonte temporale fino alla fine dell’anno in corso. Anche in questo caso l’impatto viene valutato sulla base di due diversi scenari di evoluzione della situazione emergenziale, che tengono comunque conto del protrarsi del blocco delle attività e delle attuali difficoltà della fase di ripartenza.
Lo scenario più favorevole prevede una progressiva riapertura delle attività economiche a partire da maggio in un contesto di contenimento della diffusione del contagio. Si ritorna gradualmente alla normalità, mantenendo misure di precauzione sanitaria che evitano il ripetersi di blocco totale delle attività. Il ciclo economico riprende lentamente, scontando comunque importanti effetti negativi nella domanda interna ed estera.
Nello scenario meno favorevole l’epidemia si protrae anche nel secondo semestre, emergono nuovi focolai cui corrispondono ulteriori periodi di lockdown intervallati da riaperture. Il perdurante clima di incertezza e instabilità del contesto nazionale e internazionale frena consumi e investimenti e ritarda la ripresa del ciclo economico.



(continua...)


.................... 500 PAROLE    
Alta Velocità di Rete: potenziali impatti sull’economia umbra  
Giuseppe Coco
Sociologo - economico
   
     
 

Il sistema economico umbro potrebbe trarre molto giovamento dalla riqualificazione in Alta Velocità di Rete (AVR) della linea Roma - Ancona. Riqualificazione che la innalzerebbe di fatto a infrastruttura di valenza sovranazionale in quanto in grado di mettere in comunicazione punti di riferimento strategici (porti, centri logistici, aree industriali, ecc.) e aprire a nuovi flussi turistici sull’asse Napoli-Roma-Venezia.
L’obiettivo del presente “Focus” è provare a cogliere alcuni possibili trend economici innescabili dall’opera, nel periodo della cantierizzazione e poi a regime. Ma, prima di farlo, opportuno precisare che quando si parla di AVR ci si riferisce a quelle linee tradizionali che in seguito ad un pacchetto di interventi raggiungono l’obiettivo dell’innalzamento della velocità a 200 km/h sulla maggior parte del tracciato. Quindi siamo su un gradino di performance al di sotto dell’Alta Velocità vera e propria, quella da 300km/h commerciali. Ma pur sempre di fronte ad un’infrastruttura in grado di garantire una significativa capacità di transito ad una velocità di tutto rispetto, che è un requisito fondamentale per invogliare le persone a scegliere il treno e non l'automobile. Quest’ultima, già a parità di tempi di percorrenza, sappiamo che finisce con l’essere preferita in quanto garantisce flessibilità degli orari di partenza, comfort, e quant’altro in tempi di Covid.
L’ammodernamento delle due tratte in questione consentirebbe il superamento delle attuali limitazioni all'offerta ferroviaria derivanti da colli di bottiglia dovuti sia alla presenza di binari unici che limitano la capacità della rete e sia a raggi di curvatura molto ridotti che obbligano i treni ad andare a basse velocità.

(continua...)


 
.................... 500 PAROLE    
Il Pil, il brutto, il cattivo  
Giuseppe Coco
Dir. Rivista AUR&S 
 

Qualche sera fa passava in Tv “Il buono, il brutto, il cattivo”. Film western da gustare con calma. Scene lunghe e grandi pause. E proprio in queste pause, in un gioco di accostamenti, chi scrive non ha potuto fare a meno di paragonare il virus che ci attanaglia al “cattivo” della situazione. Il “brutto” alle incertezze date dalla variabile tempo; sia quello che serve per arginare la pandemia e sia quello necessario per la messa a punto di una cura farmacologica efficace. E poi rimaneva da fare un accostamento rispetto al buono a cui il geniale Sergio Leone attribuiva un’aura di enigmaticità, inafferrabilità, che però alimentava il presentimento che alla resa dei conti avrebbe potuto rivelarsi il peggiore di tutti. Bene. Credo che non ci sia da stupirsi se in questo gioco degli accostamenti per chi scrive il “buono” della situazione potrebbe essere il PIL (Prodotto Interno Lordo). E detto ciò allora sembra proprio il caso di conoscerlo meglio, visto anche che in pratica ognuno di noi, coi suoi comportamenti di consumo, può incidere su di esso.
Iniziamo con una definizione ultra semplificata del PIL, una delle possibili: “È il valore dei beni e servizi finali prodotti all’interno di un Paese (o regione) nel corso di un anno”.

(continua...)

 
 
....................  RAPPORTI
Rapporto sulle Povertà
in Umbria 2019
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Rassegna stampa  
Slides  
 
 
 
 
     
 
.................... 500 PAROLE    
Flussi turistici e Mini Tav  
                       
Giuseppe Coco
Sociologo - economico
             
     
             
 

La riqualificazione in Alta Velocità di Rete (AVR) della linea Roma - Ancona sarebbe una grande chance per i flussi turistici diretti in Umbria.
Nella precedente analisi - Alta Velocità di rete: potenziali impatti sull’economia umbra - abbiamo cercato di cogliere alcuni possibili trend innescabili, sia nel periodo della cantierizzazione e sia a regime, su occupazione e Pil.

Con il presente “Focus” il tentativo è provare a delineare i potenziali nuovi flussi turistici attivabili dall’infrastruttura una volta a regime. Una infrastruttura che - non va dimenticato - sarebbe di valenza sovranazionale in quanto in grado di mettere in comunicazione punti di riferimento strategici quali città turisticamente molto attrattive, porti, aree industriali, centri logistici.
Per fare questo ci affideremo alla meta-analisi integrata con un approccio di tipo analogico/qualitativo. Ma, prima di procedere è opportuno premettere che: “con AVR ci si riferisce a quelle linee tradizionali che grazie a delle migliorie raggiungono l’obiettivo sia dell’innalzamento della velocità a 200 km/h sulla maggior parte del tracciato e sia dell’aumento della capacità della rete a far transitare più treni”.

Possibili impatti sui flussi turistici
Valutare in modo preciso la portata che può avere in generale sullo sviluppo di un’area la realizzazione di un’infrastruttura non è affatto facile. E non è una questione collegata solo alle metodologie di ricerca utilizzate quanto alla complessità dei meccanismi che si innescano quando si va a modificare l’accessibilità ad un’area geografica. Ciò premesso però va sottolineato che in letteratura emerge con chiarezza che quando le infrastrutture di trasporto vengono ammodernate si trasformano in veri e propri driver dello sviluppo. Oltre al fatto che le reti agiscono direttamente sulla crescita delle destinazioni.

Il contesto umbro dove agirebbe l’Alta Velocità di Rete
L’opera prenderebbe vita in un territorio molto dotato sotto un profilo culturale, artistico, storico e ambientale. Un territorio molto attrattivo (si veda box sottostante) ma non frequentato dai turisti tanto quanto meriterebbe in quanto poco accessibile in tempi rapidi.

Destinazione Umbria: i potenziali nuovi flussi turistici
La nuova opera, andando ad aprire un corridoio ferroviario molto importante, renderebbe appetibile per Trenitalia e Italo attivare nuovi collegamenti in grado di unire con una certa frequenza, volendo fare un esempio, il Tirreno con l’Adriatico, la capitale del Sud, Napoli, con quella Veneta, Venezia.
A questo punto della riflessione cimentiamoci col costruire due ipotesi sul potenziale numero di viaggiatori che potrebbero utilizzare la tratta riqualificata e a cascata proviamo a fare una stima, seppur grossolana, dei possibili flussi di nuovi turisti che potrebbero decidere di essere ospiti del “Cuore Verde d’Italia”.

(continua...)


 
 
....................  COVID-19
L’Umbria “bella e sicura” alla prova dell’attrattività
  Elisabetta
Tondini
  Mauro Casavecchia  
Responsabile di ricerca
Responsabile di ricerca    
Potrebbe essere la volta buona per diventare attrattivi per molti. Gli elementi di appeal ci sono tutti: benessere, sicurezza, sostenibilità, grandi spazi aperti, ampia offerta di eccellenze tipiche, approccio slow.
Sono passati solo pochi mesi da quando nei dibattiti di settore si parlava con preoccupazione di overtourism, cioè di quel fenomeno di sovraffollamento che affliggeva alcune destinazioni turistiche prese d’assalto da masse di visitatori incontrollate. L’Umbria, che non ha mai conosciuto problemi di sovraccarico da questo punto di vista, oggi può giocare la sua carta di regione di nicchia, fuori dai circuiti più gettonati e, proprio per questo, ambita. L’immagine di cuore verde d’Italia si sposa perfettamente con le tendenze in atto, che fanno riferimento al concetto di undertourism, un turismo lento, che privilegia località meno note e frequentate, la campagna, i borghi, le esperienze e le attività all’aria aperta. E l’annoso isolamento della regione una volta tanto può rivelarsi addirittura un vantaggio competitivo, anche perché gli spostamenti privilegeranno probabilmente l’automobile rispetto a treni o aerei.
Il momento attuale costituisce dunque un punto di svolta decisivo, che dovrà essere gestito con attenzione. Occorrerà rendere il soggiorno piacevole pur con le limitazioni dovute all’emergenza sanitaria. E combinare la sicurezza con una offerta soddisfacente, in Umbria, è possibile.
D’altra parte il turismo rappresenta per la regione un pilastro fondamentale. Il valore aggiunto prodotto dalle attività del comparto assomma infatti circa il 6 per cento del totale dell’economia e arriva al 13 per cento includendo gli effetti indiretti e l’indotto.
Molte sono le interconnessioni con gli altri settori: è stato calcolato che per 100 euro spesi da turisti italiani e stranieri oltre un terzo va alla ricettività, 13 euro alla ristorazione, 12 al commercio, 7 al trasporto aereo, 6 agli altri mezzi di trasporto, 4 all’intermediazione, 3 ai servizi culturali e ricreativi, 20 ad altri tipi di servizi.

(continua...)
.................... 500 PAROLE    
Immagini (di) Umbria  
Giuseppe Coco
Dir. Rivista AUR&S 
 
       

Nella nostra era della comunicazione l’immagine ha un ruolo centrale nell’attivazione di dinamiche favorevoli alla creazione di Pil, ricchezza, benessere. E in un’ottica macroeconomica questo si traduce nel fatto che i territori con la loro immagine hanno un ruolo fondamentale nel grande “gioco” della competitività. Competitività che va dalla capacità di attrarre flussi di visitatori a quella di convincere le aziende che altrove non potrebbero trovarsi meglio.
“Nella costruzione della sua competitività un territorio ha bisogno di poter essere identificato nelle sue potenzialità e nei suoi caratteri peculiari, ha bisogno cioè di avere una sua identità. Da qui, l’importanza dei processi di costruzione dell’immagine. Il territorio deve comunicare ciò che è, ciò che sa fare, le sue qualità, il suo valore. E ogniqualvolta non si abbiano informazioni sui caratteri di un territorio, l’esistenza di un’immagine a forte contenuto fiduciario si traduce in un vantaggio competitivo per lo stesso (Tondini, L’importanza dell’immagine nell’economia contemporanea, Focus AUR)”.
L’immagine di un territorio è traducibile con “chi sono”, che a sua volta apre le porte del dove collocarsi nell’attuale mondo globale. E l’humus dove si costruisce meglio questo “chi sono” è rappresentato sicuramente dagli stimoli culturali. Stimoli che possono avere un ampio spettro e che vanno dalla storia intrigante di uomini rappresentativi del territorio alla creazione di eventi di successo.
L’Umbria con l’immagine tutto sommato ha un buon rapporto. Sono tante quelle che la valorizzano: si pensi all’Umbria verde e/o francescana. Ma al tempo stesso si pensi anche ai grandi eventi come “Umbria Jazz”, International Journalism Festival, Eurochocolate, Festival dei 2 Mondi, ecc., che generano per questi luoghi immagini ad alto valore aggiunto. Però, perché nella vita c’è sempre un però, non è mai opportuno crogiolarsi sugli allori in quanto di fronte a noi c’è un mondo mai pago e che tende in modo spasmodico ad amplificare i bisogni di nuovi gusti e di nuove tendenze. E quindi a valorizzare certi luoghi e mandarne in oblio altri.
Proprio per questo esame continuo a cui il mondo globale sottopone i territori, di seguito verrà aperta una finestra di riflessione - nella certezza che sicuramente ogni lettore ne avrebbe da proporre altre - su due immagini di Umbria ad alto potenziale. Due immagini che potrebbero contribuire maggiormente alla nobile causa di stimolare l’arrivo in regione di più persone.




(continua...)

 
....................  RAPPORTI
L'Umbria alla ricerca dell'attrattività

RAPPORTO
ECONOMICO
SOCIALE
2018-19

 
 
La Sintesi
Le slides
La Rassegna stampa
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