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AMMINISTRAZIONE TRASPARENTE
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.................... AUR&19/ANTEPRIMA  
Il valore della ricerca
Donatella Tesei
Presidente Regione Umbria

È soprattutto in periodi come quello che stiamo vivendo, segnati da eventi straordinari ed imprevedibili, che si coglie ancor più l’importanza della ricerca, non solo in campo sanitario e tecnologico. Oggi, infatti, sono anche la ricerca, gli studi e l’analisi nei settori economico e sociale che stanno cercando di supportare i governi, a tutti i livelli, per trovare una via d’uscita ed una strada che sia sostenibile. Se è vero che l’obiettivo più alto di un governo, locale o nazionale che sia, è il benessere della collettività, di fronte ad una stagione completamente mutata in termini di prospettive e di aleatorietà, l’amministrazione della cosa pubblica, mai come oggi, deve poggiarsi sulla massima consapevolezza delle proprie scelte, ognuna delle quali finisce per determinare conseguenze concrete che compongono le basi da cui ripartire. Così come diceva Luigi Einaudi è necessario: “prima conoscere, poi discutere, poi deliberare... Come si può deliberare senza conoscere?”.
A tutti noi oggi è chiaro - e quella attuale è solo l’ultima delle crisi moderne che ce lo sottolinea - che saranno avvantaggiati quei sistemi economici in grado di trasformare i dati, attraverso elaborazioni e analisi, in informazioni a loro volta traducibili in conoscenza, quella conoscenza strategica per aiutare le decisioni, per analizzare gli esiti delle azioni, per migliorare le scelte future.
Il susseguirsi di eventi in divenire che si amplificano, si diversificano, si intrecciano e, in ultimo, rischiano di travolgerci, rende sempre più complesso il compito del ricercatore, dell’analista di dati, dell’interprete di fenomeni. Al contempo, si tratta di un tipo di attività da cui, ormai, non si può più prescindere.
Per una Amministrazione regionale è dunque un privilegio poter disporre di un proprio istituto di ricerca.
L’Agenzia Umbria Ricerche viene da una lunga tradizione, affonda le sue radici nella storia stessa del regionalismo umbro. Oggi, alle soglie di un nuovo riassetto organizzativo, il nostro intento è quello di valorizzare ulteriormente l’attività di ricerca, potenziarla e renderla ancora più efficiente e funzionale alle esigenze del governo regionale.
L’AUR svolge un’attività peculiare, che non si sovrappone ma si affianca, arricchendola, alla conoscenza prodotta in campo accademico ed al lavoro di programmazione economica svolta in seno all’ente regionale. Pur se ente strumentale della Regione, l’AUR si connota per un certo grado di autonomia che le garantisce quella flessibilità e apertura verso l’esterno indispensabile per raccogliere le complesse sollecitazioni provenienti dal mondo circostante e per mantenere un alto grado di autonomia. Il tutto nella consapevolezza che la conoscenza sedimentata e puntuale della dimensione locale è una risorsa preziosa, che solo un istituto di ricerca regionale riesce a garantire e a rinnovare nel tempo. È preziosa in tempi di ordinarietà, per la sua capacità di offrire un valido supporto alla politica per una più consapevole azione di governo, soprattutto nel momento in cui le stesse strategie europee e nazionali sono sempre più attente e orientate alle specificità locali. E lo diventa ancor di più durante passaggi epocali.
Nell’attuale emergenza la nuova vocazione dell’AUR - essere presente in maniera continuativa con studi e analisi il più possibile agili e accessibili - si è rafforzata, assecondando le necessità della stessa Amministrazione regionale di poter disporre in tempi rapidi di elementi conoscitivi funzionali alle esigenze pressanti dettate dalla contingenza di una crisi da affrontare.


(continua...)

 
 
.................... RIVISTA  
AUR&S 19    
   
  Novità
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.................... 500 PAROLE    
Binari unici, economie lente  
Giuseppe Coco
Dir. Rivista AUR&S 
 
       

La crisi economica generata dal Covid ci mette di fronte a stime dove si parla di un crollo del PIL per il 2020 che può arrivare anche fino al meno 13%. Di un aumento del debito pubblico e delle disuguaglianze. Del rischio deflazione e del suo rapporto stretto con il declino dei prezzi e della domanda aggregata.
L’uscita dalla crisi, se di uscita vera vogliamo parlare, dovrà passare attraverso un uso attento della spesa pubblica. Uso attento che, nell’urgenza di ripensare l’attuale struttura dell’economia del Paese, ci impone di andare oltre l’orizzonte di breve periodo. Le mancette a pioggia sono una leva economica che in prospettiva danno scarsi risultati e un’unica certezza: sbilanciare il rapporto tra PIL e debito pubblico.
In questo scenario tra le sfide da intraprendere, con intelligenza e senso della lungimiranza, c’è sicuramente quella di recuperare il ritardo che abbiamo nelle infrastrutture. Recupero del ritardo che nel presente contributo significa occuparci di ferrovie ed in particolare di un’evidenza: dove ci sono almeno due binari gli spostamenti possono essere veloci e consentire il transito di tante persone e merci. Dove ce n’è uno solo lo scenario degli spostamenti si complica e non di poco.
Prendendo come unità di analisi l’Umbria, non possiamo mancare di sottolineare che eredita dal passato tanti chilometri di ferrovia a binario semplice.
Scandagliando il quadro da vicino si nota che le linee a binario unico RFI (Rete Ferroviaria italiana) si estendono per 193 Km, mentre quelle FCU (Ferrovia Centrale Umbra) per circa 150 Km. Stiamo parlando, grosso modo, di un totale di ben 340 km.
Nello specifico da Terontola-Cortona (Toscana) a Foligno, passando ovviamente per Perugia, Bastia Umbra, Assisi, ecc., la tratta è tutta a binario unico e si estende per circa 82 Km.
Spostandoci sulla trasversale Orte (Lazio) - Falconara (Marche), linea di rilevanza nazionale, notiamo che nel tratto umbro è caratterizzata dal singolo binario da Fossato di Vico a Foligno. Dal doppio binario in costruzione tra Campello e Spoleto (la cui conclusione dei lavori iniziati nel 2001 è prevista per il 2021). Dal binario singolo tra Spoleto e Terni.
La FCU è interamente a binario unico. Inoltre, questione non secondaria, è operativa (a velocità ridotta) solo da Città di Castello a Ponte San Giovanni. Da Perugia Ponte San Giovanni a Terni è chiusa al transito dei treni dal 12 settembre 2017.
La regione è attraversata anche da 183 km di linee a doppio binario che in sé non sarebbero poca cosa. Ma - come si può vedere dalla cartina - non pochi di questi chilometri si trovano sulla direttissima Roma-Firenze, infrastruttura strategica per il Paese che però nella sostanza coinvolge un bacino di utenza umbro ridotto.
La cartina che segue si configura come un vero e proprio pannello esplicativo che ricostruisce il quadro. Dove ci sono due linee affiancate siamo in presenza di doppi binari, altrimenti di uno solo.

(continua...)


 
.................. INTERVISTA
Investimenti strategici e resilienza umbra
Intervista del giornalista Giuseppe Castellini al Direttore della Rivista AUR&S Giuseppe Coco
.................... RIVISTA
AUR&S 18    
   
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.................... 500 PAROLE    
PIL, investimenti e punti interrogativi  
Giuseppe Coco
Dir. Rivista AUR&S 
 

Il COVID 19 che ci attanaglia sta significando sofferenza, rabbia, malinconia, senso di solitudine, di impotenza. In pratica tante emozioni per le difficoltà sanitarie che ci atterriscono. Emozioni che ogni mattina ci portano a cercare nella rassegna stampa, in modo più o meno dissimulato o scaramantico, la notizia delle notizie ovvero che la scienza abbia sconfitto il virus. Emozioni collegate alle pieghe che prenderà a livello mondiale, nazionale e regionale il PIL; grandezza economica con cui, ci piaccia o no, dobbiamo fare i conti. E da analisti delle scienze economico-sociali è quello uno dei fronti con cui quotidianamente ci confrontiamo.
Lo sforzo di questi giorni è capire quanto ci costa questo virus e al tempo stesso quali contromosse mettere a punto per provare a minimizzare i danni economici che sta facendo.
Su questa lunghezza d’onda, l’obiettivo del presente contributo è provare a vedere cosa potrebbe significare dare il via a massicci investimenti in opere infrastrutturali strategiche per il Paese. Bene. Prima di fare questo guardiamo in faccia, seppure in una versione ultra semplificata, ad una delle possibili formule del PIL.

Osservandola attentamente e affidandoci per il momento principalmente all’istinto e all’esperienza cerchiamo di mettere a fuoco, in modo semplice, quale può essere il trend nel futuro prossimo di ognuna delle singole voci del PIL.

Come si può notare, sulla parola investimenti sono stati messi diversi punti interrogativi ai quali, con un po’ di pazienza, proveremo a dare un volto.
Innanzitutto se verrano operati massicci investimenti pubblici in infrastrutture strategiche alcuni degli effetti potranno essere quelli riportati nella infografica che segue.



(continua...)

 
....................  COVID-19
Blocco delle attività e prezzo da pagare in Umbria 
  Elisabetta
Tondini
  Mauro Casavecchia  
Responsabile di ricerca
Responsabile di ricerca    

A causa dell’emergenza coronavirus, nel mese di marzo il governo ha emanato diversi provvedimenti (DPCM 11 e 22 marzo, DM MISE 25 marzo) che hanno comportato la chiusura delle attività produttive non essenziali o strategiche.
Cerchiamo di capire che impatto può aver avuto questo blocco per l’economia umbra.
I comparti produttivi oggetto di analisi comprendono innanzitutto quelli afferenti al campo di osservazione delle statistiche sulle imprese, che includono il settore dell’industria in senso stretto, le costruzioni e una parte del terziario di mercato.
Con riferimento al complesso di tali attività, in Umbria risulta sospeso il 49,7% delle unità locali, che generano il 40,1% del valore aggiunto e il 40,8% del fatturato. In termini occupazionali resterebbe fermo il 45,8% degli addetti, percentuale che scende al 43% se si considerano i soli dipendenti. Questo almeno fino all’ultimo decreto del 10 aprile, che ha consentito la riapertura anche di librerie, cartolerie, negozi per bambini, attività di silvicoltura e raccolta di legname.
L’industria è il comparto più colpito dal blocco delle attività, con quasi i due terzi di unità locali ferme, cui corrisponde oltre la metà del valore aggiunto relativo e il 60% degli addetti.
Il terziario (esclusa pubblica amministrazione, credito e assicurazioni e parti dei servizi alla persona) rimane colpito per il 45,6% di unità locali, cui corrisponde il 28,5% di valore aggiunto e il 38,1% di addetti.



(continua...)


.................... 500 PAROLE    
L’Umbria nelle crisi  
Giuseppe Coco
Dir. Rivista AUR&S 
 

Il COVID 19 sta mettendo a dura prova tutte le economie del mondo. Rispetto alle crisi del passato si è difronte a molti elementi di novità. E questo per gli analisti è una complicazione. Ciononostante fare comparazioni di tipo storico può tornare molto utile per provare a mettere a fuoco differenze e similarità.
In quest’ottica l’obiettivo del presente contributo è riflettere sulle due crisi umbre più significative avvenute dopo la seconda guerra mondiale: quella degli anni Cinquanta del Novecento e quella del 2008.

Gli anni Cinquanta: i presupposti di una rinascita
Furono anni che misero a dura prova la regione. Anni di vero e proprio travaglio sociale e decadimento. Si era alle prese, giusto per fare qualche esempio, con una forte riduzione degli occupati nel settore minerario; con abbondanti licenziamenti alle acciaierie di Terni; con un ridimensionamento dell’industria aeronautica di Passignano e Foligno; con un’agricoltura colpita dagli ormai leggendari inverni freddissimi del 1956/57.
Insomma, tanti problemi. Ma in quel momento qualcosa di importante si mise in moto. I principali attori della vita regionale di allora, se pur con distinguo di posizioni, mostrarono una notevole capacità di collaborazione. Questo fu un accadimento nuovo e di grande rilievo.
Alla fine degli anni Cinquanta era ormai matura e condivisa l’idea di un piano organico di sviluppo regionale, figlio di un’attenta riflessione sulla situazione socio-economica dell’Umbria. Riflessione che approdò come tema nazionale finanche in Parlamento: nel 1960 e nel 1966. In particolare, la seduta del febbraio del 1960 la si può considerare come l’atto primo che gettava le fondamenta per la nascita di quella che si rivelò essere una delle primissime esperienze di programmazione regionale in Italia.
In quel clima, sette mesi dopo, su iniziativa delle Amministrazioni delle due Province di Perugia e Terni e delle rispettive Camere di commercio, nonché dell’Associazione per lo sviluppo economico dell’Umbria, venne costituito il “Centro regionale per il piano di sviluppo economico dell’Umbria”. Per intenderci il precursore dell’attuale Agenzia Umbria Ricerche che conserva nella sua biblioteca numerosi materiali dell’epoca.

(continua...)

 
   
....................  RAPPORTI
Rapporto sulle Povertà
in Umbria 2019
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Rassegna stampa  
Slides  
 
 
   
 
....................  COVID-19
Contrazione della domanda mondiale e riflessi sull’Umbria
  Elisabetta
Tondini
  Mauro Casavecchia  
Responsabile di ricerca
Responsabile di ricerca      
Abbiamo detto più volte che la crisi economica da Covid-19 è particolarmente difficile da affrontare perché colpisce sia il versante dell’offerta che quello della domanda, interna ed estera.
In particolare, la pesante flessione del commercio estero genera ripercussioni importanti sulle economie locali, non solo per quelle a forte vocazione esportativa, ma anche per le altre, comunque coinvolte in modo indiretto dal rallentamento della catena di produzione. Va ricordato infatti che l’export è una componente molto importante della domanda finale per la sua elevata capacità propulsiva sulla generazione di valore aggiunto.
Non è un caso che le esportazioni siano state, per il Paese, l’unica componente di domanda che nell’ultimo decennio ha contribuito ad attenuare i contraccolpi della recessione, contrastando la pesante perdita di impulsi generatisi sul fronte interno. Questo è vero soprattutto per quelle regioni a vocazione esportativa (l’area Nord Est ma anche le vicine Toscana e Marche) per le quali quello estero è un importantissimo mercato di sbocco; un po’ meno lo è per regioni più autoreferenziali come l’Umbria, sostenute prevalentemente dalla domanda interna.
Oggi il rallentamento degli scambi internazionali sta assumendo dimensioni piuttosto preoccupanti. A livello nazionale, secondo le più recenti previsioni della Commissione europea, le esportazioni nel 2020 potrebbero diminuire del -13% (con un rimbalzo positivo stimato al 10,5% per l’anno successivo), ma la perdita pronosticata da Banca d’Italia si spinge al -15,4%.
Naturalmente, la caduta della domanda proveniente dagli altri paesi colpisce settori economici e territori in modo differenziato. Ad essere più penalizzati sono i comparti manifatturieri più aperti al commercio internazionale. Tra quelli maggiormente esposti troviamo tessile-abbigliamento, apparecchi elettrici, macchinari, autoveicoli, alimentari e bevande, metallurgia, chimica, gomma e plastica.
Tenendo conto della specializzazione esportativa umbra, per la quale i primi quattro settori (metallurgia, meccanica, moda e alimentare) da soli coprono oltre due terzi del totale, si prefigurano conseguenze fortemente negative sulle esportazioni regionali. Questo anche in considerazione del fatto che la domanda estera di prodotti umbri per i 2/3 proviene dagli stati dell’UE28 (la Germania da sola copre quasi un quinto dell’export totale umbro) e per un 10% ciascuno dagli Usa e dal continente asiatico.
In realtà, il grado di sofferenza derivante dal calo del commercio estero dipende non solo dalla struttura delle esportazioni e dalla variazione attesa della domanda estera per settori e per paesi, ma anche dal grado di apertura regionale (fatturato esportato su Pil), in Umbria notoriamente sottodimensionato.



(continua...)
 
.................... COVID-19    
Cassa integrazione in deroga: i numeri umbri  
Meri Ripalvella
Ricercatrice AUR
 
       

Le misure del decreto “Cura Italia” (decreto legge 18/2020), rappresentano, secondo le intenzioni del Governo, un “primo necessario supporto economico ai cittadini e alle imprese che affrontano problemi di liquidità finanziaria a causa dell’emergenza sanitaria internazionale dichiarata dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e agli episodi di diffusione del virus verificatisi nel nostro Paese”.
Gli ammortizzatori sociali previsti dal provvedimento in questione a sostegno di imprese e lavoratori che si sono trovati costretti a sospendere - ovvero a ridurre - la propria attività produttiva per eventi connessi all'emergenza epidemiologica da COVID-19 sono: 1) Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO) e assegno ordinario; 2) Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria per le aziende che si trovano in Cassa Integrazione Straordinaria; 3) Assegno ordinario del Fondo di Integrazione Salariale (FIS); 4) Assegno ordinario dei Fondi bilaterali (di cui all'articolo 26, DLgs 148/2015) e Fondi Trentino e Bolzano-Alto Adige; 5) Cassa Integrazione speciale per gli operai e gli impiegati a tempo indeterminato dipendenti da imprese agricole; 6) Cassa Integrazione in Deroga.
Il ricorso a tali misure da parte delle imprese è apparso, anche per l’Umbria, decisamente consistente. Infatti, dagli open data dell’Osservatorio sulla CIG di INPS si apprende che nella nostra Regione, nel solo mese di Aprile, sono state autorizzate oltre 13 milioni di ore con causale “emergenza sanitaria COVID-19”: il 73,6% afferenti alla cassa integrazione ordinaria, il 15,7% ai fondi di solidarietà e il restante 10,8% alla cassa integrazione in deroga. Per misurare l’eccezionalità del momento è sufficiente osservare i dati delle misure attivate nel 2012, anno in cui in Umbria si manifestano con maggiore intensità gli effetti della crisi economica e finanziaria evidenziatasi in Italia a partiredal2008. Ebbene, nei complessivi 12 mesi del 2012 il totale delle ore di CIG ammontava a poco più di 27 milioni di ore.
In questa sede analizzeremo i dati umbri, aggiornati alla data del 05/06/2020, sulla cassa integrazione in deroga pubblicati dall’Agenzia Regionale per le Politiche Attive del Lavoro (ARPAL Umbria).

(continua...)


 
....................  COVID-19
Quanto sarà pesante la recessione in Umbria
  Elisabetta
Tondini
  Mauro Casavecchia  
Responsabile di ricerca
Responsabile di ricerca    

L’emergenza pandemica da coronavirus continua a incidere pesantemente sulla capacità produttiva dell’Umbria, con effetti settoriali che permangono molto differenziati.
Lo shock ha colpito in prima battuta l’offerta aggregata e componenti rilevanti della domanda (trasporti, turismo, commercio) e si è immediatamente esteso al resto del sistema produttivo, con pesanti effetti sull’occupazione e mettendo a rischio la sopravvivenza di molte imprese.
L’evoluzione della crisi spinge a rivedere il tentativo di quantificazione del rallentamento dell’attività economica già effettuato con la nota pubblicata il 13 marzo.
Mentre le precedenti stime riguardavano la contrazione del valore aggiunto limitatamente al primo semestre 2020, le attuali elaborazioni provano a spingere l’orizzonte temporale fino alla fine dell’anno in corso. Anche in questo caso l’impatto viene valutato sulla base di due diversi scenari di evoluzione della situazione emergenziale, che tengono comunque conto del protrarsi del blocco delle attività e delle attuali difficoltà della fase di ripartenza.
Lo scenario più favorevole prevede una progressiva riapertura delle attività economiche a partire da maggio in un contesto di contenimento della diffusione del contagio. Si ritorna gradualmente alla normalità, mantenendo misure di precauzione sanitaria che evitano il ripetersi di blocco totale delle attività. Il ciclo economico riprende lentamente, scontando comunque importanti effetti negativi nella domanda interna ed estera.
Nello scenario meno favorevole l’epidemia si protrae anche nel secondo semestre, emergono nuovi focolai cui corrispondono ulteriori periodi di lockdown intervallati da riaperture. Il perdurante clima di incertezza e instabilità del contesto nazionale e internazionale frena consumi e investimenti e ritarda la ripresa del ciclo economico.



(continua...)

.................. INTERVISTA    
Intervista del giornalista Giuseppe Castellini al Responsabile di ricerca dell'AUR Mauro Casavecchia  
....................  COVID-19
L’esposizione al rischio nella ripartenza per i lavoratori umbri 
  Elisabetta
Tondini
  Mauro Casavecchia  
Responsabile di ricerca
Responsabile di ricerca    

È ormai chiaro che per cercare di contenere il rischio di una seconda ondata dell’emergenza sanitaria l’allentamento delle misure restrittive dovrà avvenire in modo graduale e differenziato. I fattori che entrano in gioco per le decisioni sulla riapertura delle attività produttive sono, in prima battuta, quelli di natura territoriale e settoriale. Tuttavia per gestire in modo efficace questa fase è fondamentale disporre di informazioni ancora più specifiche: oltre a “dove” e a “cosa” si produce, un elemento dirimente per la sicurezza dei lavoratori è il “come” si produce, vale a dire quali sono le caratteristiche di rischio associate alle specifiche modalità di svolgimento di ogni attività lavorativa. In particolare, ai fini dell’esposizione al rischio di contagio per il Covid-19, assume particolare rilevanza l’operare a stretto contatto con altre persone, che siano colleghi o clienti.
Abbiamo provato a stimare la probabilità di contagio dei lavoratori in Umbria applicando il metodo di una recente ricerca che ha messo a punto un indice di rischio collegato all’attività lavorativa riferito alla prossimità fisica con altre persone.
Il valore dell’indice, calcolato per ciascuna delle 800 professioni censite dall’indagine Icp condotta dall’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche, è stato ricondotto a livello di settore economico tenendo conto della loro distribuzione all’interno di ciascun comparto. L’indice varia entro una scala da 0 a 100 sulla quale è stata individuata la fascia di massimo rischio che va dal 66esimo percentile in su della distribuzione. Alla fascia di massimo rischio corrisponde per ciascun settore una quota di lavoratori il cui grado di prossimità fisica – e dunque di rischiosità – va commisurato al livello dell’indice. Ad esempio, la quota di lavoratori a più alto rischio nelle Attività di servizio alle famiglie, stimata pari al 40,1%, è più alta di quella stimata per il settore Sport e intrattenimento (32,5%), ma questo secondo settore si associa ad un indice di rischio superiore (59,7 contro 41,0). Questo significa che ad analoghe quote di lavoratori a più alto rischio possono corrispondere situazioni in cui la prossimità fisica ha rilevanza ben diversa.




(continua...)

 
.................. PROGETTI


 
terziario di mercato. SPORTELLO APRE UMBRIA
POR FESR 2014 – 2020 AZIONE 1.2.1

COMUNICAZIONE
Gli uffici dello Sportello APRE Umbria sono chiusi al pubblico, ma continuano ad operare in smart working
   
 
   
 
       
 
.................... COVID-19  
I comportamenti degli italiani nella pandemia
Nicoletta Moretti
Funzionario AUR  
   
           
 

A partire dai primi mesi di questo 2020 le nostre vite sono cambiate. Il Covid19 ci ha obbligato ad assumere comportamenti nuovi, che hanno condizionato i nostri lavori, la nostra quotidianità e il nostro spazio prossemico.
Siamo stati costretti a familiarizzare con parole nuove. Tra queste le due che forse, più di altre, hanno suggestionato le nostre menti e influenzato il nostro agire, sono state: RISCHIO DEL CONTAGIO.
Il rischio è, come sappiamo, un concetto probabilistico e cioè, la probabilità che accada un certo evento capace di causare un danno alle persone.
La percezione del rischio svolge un ruolo cruciale nell’influenzare i nostri comportamenti. Entrano in gioco fattori etici, culturali e psicologici. Il Covid19 è stato catalogato come un “rischio emergente”, cioè un pericolo che incontriamo per la prima volta nella nostra vita.
Come afferma Giancarlo Sturloni, giornalista scientifico ed esperto di comunicazione del rischio – “ il fatto che affrontiamo questo rischio per la prima volta aggrava la sua per percezione perché l'incertezza sulla natura del pericolo e sulle possibili conseguenze sanitarie, economiche e sociali, amplifica la sensazione di non poter esercitare un controllo sugli eventi e, la mancanza di controllo, è un fattore aggravante della percezione del rischio [….] La familiarità a un pericolo, al contrario, agisce come un fattore attenuante nella percezione del rischio e induce a sottovalutare la minaccia”.
Facciamo un esempio. L' OMS ha dichiarato 1 milione e 350 mila vittime nel mondo ogni anno per incidenti stradali. Nonostante questi numeri, milioni di persone ogni giorno usano la propria autovettura per spostarsi.
Questo perchè il pericolo di avere un incidente stradale ci è familiare. La presenza di un virus sconosciuto, invisibile che può diventare in alcuni casi non solo pericoloso, ma letale, non appartiene invece alle nostre categorie di rischio.
A partire dai primi giorni di marzo noi tutti ci siamo dovuti adattare ad un nuovo modo di vivere. Rinchiusi nelle nostre case, in contatto virtuale con le nostre relazioni personali, limitati negli spostamenti che eravamo comunque obbligati a giustificare.
L' ISTAT ha fotografato questo momento con un'indagine condotta nella Fase 1 dell'emergenza nello spazio temporale che va dal 5 al 21 aprile 2020.

(continua...)


 
 
....................  COVID-19
L’Umbria “bella e sicura” alla prova dell’attrattività
  Elisabetta
Tondini
  Mauro Casavecchia  
Responsabile di ricerca
Responsabile di ricerca    
Potrebbe essere la volta buona per diventare attrattivi per molti. Gli elementi di appeal ci sono tutti: benessere, sicurezza, sostenibilità, grandi spazi aperti, ampia offerta di eccellenze tipiche, approccio slow.
Sono passati solo pochi mesi da quando nei dibattiti di settore si parlava con preoccupazione di overtourism, cioè di quel fenomeno di sovraffollamento che affliggeva alcune destinazioni turistiche prese d’assalto da masse di visitatori incontrollate. L’Umbria, che non ha mai conosciuto problemi di sovraccarico da questo punto di vista, oggi può giocare la sua carta di regione di nicchia, fuori dai circuiti più gettonati e, proprio per questo, ambita. L’immagine di cuore verde d’Italia si sposa perfettamente con le tendenze in atto, che fanno riferimento al concetto di undertourism, un turismo lento, che privilegia località meno note e frequentate, la campagna, i borghi, le esperienze e le attività all’aria aperta. E l’annoso isolamento della regione una volta tanto può rivelarsi addirittura un vantaggio competitivo, anche perché gli spostamenti privilegeranno probabilmente l’automobile rispetto a treni o aerei.
Il momento attuale costituisce dunque un punto di svolta decisivo, che dovrà essere gestito con attenzione. Occorrerà rendere il soggiorno piacevole pur con le limitazioni dovute all’emergenza sanitaria. E combinare la sicurezza con una offerta soddisfacente, in Umbria, è possibile.
D’altra parte il turismo rappresenta per la regione un pilastro fondamentale. Il valore aggiunto prodotto dalle attività del comparto assomma infatti circa il 6 per cento del totale dell’economia e arriva al 13 per cento includendo gli effetti indiretti e l’indotto.
Molte sono le interconnessioni con gli altri settori: è stato calcolato che per 100 euro spesi da turisti italiani e stranieri oltre un terzo va alla ricettività, 13 euro alla ristorazione, 12 al commercio, 7 al trasporto aereo, 6 agli altri mezzi di trasporto, 4 all’intermediazione, 3 ai servizi culturali e ricreativi, 20 ad altri tipi di servizi.

(continua...)
.................. INTERVISTA
Effetti economici del coronavirus in Umbria
Intervista del giornalista Giuseppe Castellini al Responsabile di ricerca dell'AUR Elisabetta Tondini
.................... 500 PAROLE    
Immagini (di) Umbria  
Giuseppe Coco
Dir. Rivista AUR&S 
 
       

Nella nostra era della comunicazione l’immagine ha un ruolo centrale nell’attivazione di dinamiche favorevoli alla creazione di Pil, ricchezza, benessere. E in un’ottica macroeconomica questo si traduce nel fatto che i territori con la loro immagine hanno un ruolo fondamentale nel grande “gioco” della competitività. Competitività che va dalla capacità di attrarre flussi di visitatori a quella di convincere le aziende che altrove non potrebbero trovarsi meglio.
“Nella costruzione della sua competitività un territorio ha bisogno di poter essere identificato nelle sue potenzialità e nei suoi caratteri peculiari, ha bisogno cioè di avere una sua identità. Da qui, l’importanza dei processi di costruzione dell’immagine. Il territorio deve comunicare ciò che è, ciò che sa fare, le sue qualità, il suo valore. E ogniqualvolta non si abbiano informazioni sui caratteri di un territorio, l’esistenza di un’immagine a forte contenuto fiduciario si traduce in un vantaggio competitivo per lo stesso (Tondini, L’importanza dell’immagine nell’economia contemporanea, Focus AUR)”.
L’immagine di un territorio è traducibile con “chi sono”, che a sua volta apre le porte del dove collocarsi nell’attuale mondo globale. E l’humus dove si costruisce meglio questo “chi sono” è rappresentato sicuramente dagli stimoli culturali. Stimoli che possono avere un ampio spettro e che vanno dalla storia intrigante di uomini rappresentativi del territorio alla creazione di eventi di successo.
L’Umbria con l’immagine tutto sommato ha un buon rapporto. Sono tante quelle che la valorizzano: si pensi all’Umbria verde e/o francescana. Ma al tempo stesso si pensi anche ai grandi eventi come “Umbria Jazz”, International Journalism Festival, Eurochocolate, Festival dei 2 Mondi, ecc., che generano per questi luoghi immagini ad alto valore aggiunto. Però, perché nella vita c’è sempre un però, non è mai opportuno crogiolarsi sugli allori in quanto di fronte a noi c’è un mondo mai pago e che tende in modo spasmodico ad amplificare i bisogni di nuovi gusti e di nuove tendenze. E quindi a valorizzare certi luoghi e mandarne in oblio altri.
Proprio per questo esame continuo a cui il mondo globale sottopone i territori, di seguito verrà aperta una finestra di riflessione - nella certezza che sicuramente ogni lettore ne avrebbe da proporre altre - su due immagini di Umbria ad alto potenziale. Due immagini che potrebbero contribuire maggiormente alla nobile causa di stimolare l’arrivo in regione di più persone.




(continua...)

 
....................  COVID-19
Ci sarà ancora smartworking nel nostro futuro? 
Enza Galluzzo
Ricercatrice
 

L’onda del coronavirus ha invaso e sconvolto, accanto all’economia, il mondo del lavoro. Appare quindi importante una riflessione sui mutamenti che sono intervenuti prepotentemente nel nostro modo di lavorare, con particolare riferimento alle conseguenze che ne potranno derivare per il prossimo futuro.
Poco più di un mese fa l’emergenza sanitaria ha posto la quasi totalità delle Organizzazioni, operanti sia nel pubblico che nel privato, di fronte ad un repentino mutamento delle modalità lavorative. Dall’oggi al domani interi organici dei più diversi settori economici sono transitati in forma massiva, laddove possibile, dal lavoro in presenza allo smartworking.
In realtà lo smartworking portato dal coronavirus ha caratteristiche peculiari rispetto al modello previsto dalla normativa e sperimentato da tante aziende ed enti fin dall’inizio del decennio scorso.
Molti gli elementi divergenti. Lo smartworking originario è caratterizzato innanzitutto dalla volontarietà e, nel suo sviluppo virtuoso, nasce come alternanza tra lavoro in presenza e lavoro agile nell’arco della settimana; prevede il coinvolgimento graduale dei lavoratori; viene attuato attraverso un progressivo adeguamento dell’intera organizzazione: a partire da un assessment iniziale e dall’introduzione di un piano aziendale, fino alla sperimentazione, all’acquisizione e alla messa in opera dei supporti tecnologici, alla ridefinizione degli spazi e al monitoraggio del suo impatto.
Al contrario i caratteri dello smartworking emergenziale sono stati l’obbligatorietà, la repentinità e il coinvolgimento massivo. Possiamo dire che lo smartworking emergenziale è una estremizzazione nei numeri (tutto il personale), nel tempo (tutti i giorni) e nello spazio (confinamento). Tanto che molti studiosi hanno definito l’attuale più come homeworking o lavoro da remoto. Inoltre lo smartworking emergenziale ha trovato molte Organizzazioni impreparate sia a livello tecnologico che organizzativo e procedurale.



(continua...)

 
 
....................  RAPPORTI
L'Umbria alla ricerca dell'attrattività

RAPPORTO
ECONOMICO
SOCIALE
2018-19

 
 
La Sintesi
Le slides
La Rassegna stampa
La locandina
   
.................... 500 PAROLE    
Il Pil, il brutto, il cattivo  
Giuseppe Coco
Dir. Rivista AUR&S 
 

Qualche sera fa passava in Tv “Il buono, il brutto, il cattivo”. Film western da gustare con calma. Scene lunghe e grandi pause. E proprio in queste pause, in un gioco di accostamenti, chi scrive non ha potuto fare a meno di paragonare il virus che ci attanaglia al “cattivo” della situazione. Il “brutto” alle incertezze date dalla variabile tempo; sia quello che serve per arginare la pandemia e sia quello necessario per la messa a punto di una cura farmacologica efficace. E poi rimaneva da fare un accostamento rispetto al buono a cui il geniale Sergio Leone attribuiva un’aura di enigmaticità, inafferrabilità, che però alimentava il presentimento che alla resa dei conti avrebbe potuto rivelarsi il peggiore di tutti. Bene. Credo che non ci sia da stupirsi se in questo gioco degli accostamenti per chi scrive il “buono” della situazione potrebbe essere il PIL (Prodotto Interno Lordo). E detto ciò allora sembra proprio il caso di conoscerlo meglio, visto anche che in pratica ognuno di noi, coi suoi comportamenti di consumo, può incidere su di esso.
Iniziamo con una definizione ultra semplificata del PIL, una delle possibili: “È il valore dei beni e servizi finali prodotti all’interno di un Paese (o regione) nel corso di un anno”.

(continua...)