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Il patrimonio culturale come fattore identitario

Tra i principali caratteri che concorrono a definire l’identità umbra annovererei sicuramente: la suggestione dei paesaggi, le colline dolci e le bellezze naturalistiche, i borghi ben conservati, le armonie delle architetture, i luoghi della spiritualità e del misticismo, i mille campanili, l’arte diffusa, i grandi eventi culturali, i prodotti di qualità della tradizione locale, le eccellenze e le tipicità enogastronomiche. Detto in altri termini, il patrimonio culturale e paesaggistico insieme al tessuto produttivo legato alla cultura e alla qualità del territorio.
Sono esattamente questi gli elementi dei quali l’Istat ha provato recentemente a misurare la diffusione sul territorio nazionale, individuando le aree più capaci di coniugare al meglio la ricca dotazione culturale e paesaggistica con le tradizioni artigianali e imprenditoriali, che sono state classificate sotto la denominazione di La grande bellezza (Istat 2015).
I sistemi locali autorizzati a fregiarsi di questo appellativo sono solo 70 in tutta Italia (l’11,5 per cento del totale) e ben 7 di questi si trovano in Umbria che, ancor più della Toscana, è la regione italiana con la maggiore incidenza di sistemi locali che si collocano nella fascia alta di dotazione culturale, sia per valore storico-artistico che per aspetti naturalistici.
Secondo il Rapporto Istat, questi territori si distinguono per una elevata compresenza di “eccellenze” sul piano della vocazione culturale e presentano contestualmente alcune condizioni favorevoli di competitività: un’alta dotazione di capitale culturale materiale, un appropriato sistema di infrastrutture culturali, un sistema formativo di buon livello, un sistema economico-produttivo vario e robusto in ambito culturale.
Naturalmente, l’Umbria non possiede luoghi di straordinaria concentrazione di arte e cultura al pari di Firenze, Roma o Venezia ma è la regione in cui questo patrimonio culturale e naturalistico e più diffusamente distribuito, tanto che si può affermare che praticamente l’intero territorio regionale sia di elevato interesse culturale.
Ce lo confermano anche altri dati. Ad esempio, il tentativo del Ministero dei beni e delle attività culturali di censire il patrimonio culturale attraverso la Carta del rischio fa emergere una particolare densità di beni immobili di valore culturale in Umbria, superiore alla media nazionale.
Ancora, l’Umbria è la regione italiana con la maggiore diffusione di musei sul territorio: se ne possono contare 175, praticamente uno ogni 5.000 abitanti. Si tratta naturalmente per lo più di piccoli musei locali, mentre è bassa l’incidenza degli istituti statali. Anche in questo caso, la nostra regione non è in grado di vantare grandi poli di attrazione, in grado da soli di mobilitare masse ingenti di visitatori, ma i musei umbri, considerati complessivamente, riescono a superare la ragguardevole quota di un milione e 666 mila visitatori all'anno (dato riferito al 2015).

©Agenzia Umbria Ricerche
20 settembre 2018

 

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