Approfondimenti 
 
Giovani e futuro: navigare a vista
Elisabetta Tondini & Mauro Casavecchia
Le origini della programmazione in Umbria
Giuseppe Coco
L'Umbria non ha il mare
Elisabetta Tondini
Benessere: la varietà delle indagini disponibili
Enza Galluzzo
La dimensione socio-demografica dei sistemi locali nell’Italia mediana
Mauro Casavecchia
Verde e francescana: le fondamenta di una narrazione
Giuseppe Coco
L'Italia di mezzo che si trasforma
Elisabetta Tondini
La cultura come motore di sviluppo
Mauro Casavecchia
La misurazione del benessere
Enza Galluzzo
 



Volti dell'Umbria

I fotogrammi più noti su cui si poggia gran parte dell’immagine dell’Umbria sono principalmente quelli messi a fuoco dagli aggettivi verde e francescana. Due ritratti che hanno incuriosito, intrigato, affascinato e attratto le persone di tutto il mondo a conoscere e vivere queste terre, questi luoghi. Due narrazioni che si sono rivelate efficaci nel far conoscere la regione. Un esempio per tutti. Ad un umbro che si trova all’estero, per far capire da dove viene, è sufficiente nominare la terra di San Francesco. Bene, però la nostra è un’epoca dove si sono amplificati all’ennesima potenza i bisogni di nuovi gusti, di nuove tendenze, tanto da mettere a dura prova anche le certezze più solide. A livello internazionale ci troviamo di fronte ad un aumento dell’offerta di territori che cercano di attrarre verso di loro quanti più turisti, visitatori e ospiti di più o meno lungo periodo.
La globalizzazione, con la sua iper-connessione di tutti con tutto, sta mettendo sotto stress le identità dei luoghi sia in termini di presente che di futuro. Le questioni sul tavolo stanno diventando meta-complesse, colme di variabili dipendenti ed indipendenti, per cui è sempre più difficile comprendere quali scelte fare per salvaguardare, difendere, e/o potenziare la propria essenza, il proprio curriculum, la propria carta d’identità. Oggi più che mai è importante raddrizzare le antenne e cercare di capire, leggere e interpretare le mutazioni. 
Il volto dell’Umbria è sicuramente riconoscibile e riconosciuto. Ma questo non deve far pensare di essere immuni da turbolenze. Sotto un profilo anche di breve periodo sarebbe velleitario credere che le narrazioni che in questo momento funzionano possano senza problemi mantenere la loro efficacia anche in futuro. Le isterie del mondo globale impongono ai territori di lavorare senza soluzione di continuità sull’appeal della propria immagine per allontanare il grosso rischio di trasformarsi da protagonisti a comparse. Crogiolarsi sulle note di “fin che la barca va” non è mai opportuno. Al contrario, bisogna sempre lavorare, anche in tempi non sospetti, su possibili profili ulteriori in grado sia di consolidare che di difendere (se dovesse servire) la propria identità. 
Chi scrive è convinto che occorrerebbe investire molto di più sul volto dell’Umbria quale luogo tra i luoghi fondamentali per la nascita dell’arte contemporanea. Mi spiego meglio. Verso la fine degli anni quaranta e l’inizio dei cinquanta alcuni artisti sconvolsero per sempre l’idea consolidata, canonica, tradizionale, di quadro, di dipinto. Si ebbe una svolta radicale, un vero e proprio salto di pagina, di paradigma, di linguaggio dove finanche gli stessi strumenti classici del pittore, come il pennello e la tavolozza dei colori, iniziarono a lasciare il passo ad un qualcosa di totalmente nuovo.  
Tra gli artisti protagonisti di questa rivoluzione nel mondo dell’arte c’era anche un umbro, nato a Città di Castello nel 1915: Alberto Burri. Il pittore dei sacchi, delle plastiche, dei cretti a cui negli anni sono state dedicate tantissime mostre personali nei più famosi musei internazionali come il Guggenheim di New York, il Grand Palais di Parigi, il Reina Sofia di Madrid, gli Uffizi di Firenze, ecc. Per capire la portata di questa rivoluzione nel mondo dell’arte invito a focalizzare l’attenzione, ad esempio, sul quadro dal titolo “Sacco 1950”. Dopo la prima occhiata è subito evidente che davanti a noi si palesa una nuova idea di quadro che rompe in modo netto col passato: la iuta, in questo caso, affrancandosi da se stessa diventa pittura. Da tradizionale supporto dell’immagine diventa l’immagine tra virgolette. In quello spazio - che fino ad allora aveva una dimensione sovrasensibile, spirituale - viene portato il reale effettuale della materia di cui il mondo è composto. Il valore dell’opera d’arte da quel momento inizia a risiedere nella sua materialità.
Il dipinto che coi secoli avevamo imparato a pensare come una finestra da dove guardare il mondo (il santo, il cavallo, il fiore, ecc.) diventa mondo che si presenta e sconvolge il concetto di rappresentazione. Il cortocircuito è di portata eccezionale. Però, va sottolineato anche un altro elemento: siamo di fronte ad una rivoluzione dove l’Umbria nella sua essenza più intima, sincera e solida, ha giocato un ruolo importantissimo andando ad influenzare e incidere direttamente sulla formazione dell’artista di Città di Castello. Non c’è bisogno di un illustre critico d’arte per capire che nel ciclo dei sacchi c’è molto di quel saio sdrucito di Francesco d’Assisi che Burri aveva visto da bambino quando insieme alla madre era andato a fare visita alla tomba del Santo.  
Le sfide che pone l’attuale mondo globale, lì pronto ad esaltare certi luoghi e a mandarne in oblio altri, sono tante e complesse. Però, bisogna ammettere che diventano più facili da affrontare se nella propria “squadra” si ha il vantaggio di poter avere un fuoriclasse come Burri che, al pari di artisti come Lucio Fontana e Jackson Pollock, ha contribuito a reinventare i canoni dell’arte moderna.  
Quello che resiste alle pressioni del mondo non è quello che abbiamo nascosto al mondo ma quello che abbiamo aperto al mondo e lasciato che si trasformasse con esso. Il futuro è di chi è capace di sognare.  

©Agenzia Umbria Ricerche
12 giugno 2018

Agenda Ricerche Approfondimenti   AUR&S   #Dati Trasparenza Biblioteca Contatti
Progetti
Multimedia
2018

2017
RES
Volumi
Rapporti
Quaderni
e-paper
Focus
  Rivista
Seminari
    Legge AUR
Privacy
OPAC
Patrimonio
Servizi
Regolamento
Area riservata
PEC