Giuseppe Coco
Direttore AUR&S
 
 
FOCUS  
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Non tutti i festival sono uguali

La contemporaneità che stiamo vivendo impone ai territori di essere visibili, pena la marginalizzazione. Per questo è diventato fondamentale saper potenziare la propria capacità di essere attrattivi. Partecipare da protagonisti nel mondo di oggi significa offrire un universo narrativo capace di invitare gli altri a renderli partecipi di un destino. In questa prospettiva i Festival svolgono un ruolo importante. Parliamone.
Ma prima facciamo un gioco che associ alle città di Mantova, Torino, Venezia, Genova, Trento, Perugia un festival. Avremo, nell’ordine: letteratura, libro, biennale e cinema, scienze, economia, giornalismo, cioccolato e jazz.

 

La dimensione ludica proposta non è l’ultima trovata di un buontempone, ma un modo semplice che svela una grande verità: negli anni della comunicazione di massa e dell’avvento della grande rete di internet, è come se la nostra mente, per varie alchimie narrative, avesse elevato i Festival a livello di certe meraviglie storico-artistiche che caratterizzano un luogo anziché un altro. Ci si può spingere oltre affermando che in alcuni casi queste manifestazioni sembrano addirittura essere più convincenti delle opere d’arte stesse nello spronare le persone a prendere il treno per andarle a vivere. Per cui, può non sorprendere il fatto che si decida di andare a Mantova, ad esempio, innanzitutto per il Festival e solo in seconda battuta per il fatto che è la città con un Palazzo Ducale che rappresenta uno dei complessi architettonici più grandi d’Italia; con una delle più estese corti rinascimentali di tutta Europa e dove al suo interno c’è una bellissima rappresentazione del Mantegna che meriterebbe di essere vista almeno una volta nella vita.
Morale. In onore al neo-detto “Paese che vai, festival che trovi”, il fatto a cui assistiamo è quello di un esercito di persone, più o meno colte, più o meno giovani, disponibili a dedicare il loro tempo per andare a vedere un reading, un dibattito, un duetto pianoforte-sax, una conferenza, una lectio magistralis, ecc..
Fin qui tutto chiaro. I Festival piacciono e sono capaci di mobilitare grandi masse di persone. Eurochocolate, ad esempio, riesce ad attrarre oltre un milione di visitatori. Ma, per onor di cronaca, non si può dire che sono tutti uguali e tutti efficaci a promuovere idee, attrarre persone e valorizzare luoghi. In altre parole non è tutto oro quello che luccica. Tanto è vero che a tutti noi è capitato almeno una volta che, sfogliando il programma di una qualche manifestazione, abbiamo avuto la sensazione di affacciarci in un mondo effimero. In un mondo dove di cultura, nelle sue accezioni anche più larghe, non ci fosse nulla. In un mondo dove i soldi spesi per mettere in piedi l’evento avevano il sapore di mere operazioni di facciata.
Non tutti i festival sono uguali tra loro, come già dicevamo, nella consapevolezza che misurare in modo scientifico il loro impatto economico-sociale non è operazione mai semplice. Però, è indubbio che alcuni di questi, più di altri, sono in grado di attrarre e raggiungere un grande pubblico, riuscendo ad avere a volte anche importanti ricadute sui media. Un esempio positivo da citare è sicuramente rappresentato dal Festival del giornalismo di Perugia conclusosi da qualche giorno. Questa manifestazione, oltre ad essere capace di mettere in fila migliaia di persone in attesa di vedere un reading, anziché una conferenza e quant’altro, oltre a far sentire insolitamente vivo ed energico il centro della città, senza ombra di dubbio, riesce a raggiungere anche una copertura mediale (media coverage) elevatissima. Di grande valore e a tutto vantaggio dell’immagine dell’Umbria nel Mondo. Di fatto, nel corso degli anni è diventato un punto di incontro di rilievo per tutti coloro che, nella nostra contemporaneità, hanno a che fare in qualche modo con i media. Tutto ormai porta a pensare che la categoria dei giornalisti, categoria quantomeno eclettica, reputi fondamentale, nonché prestigioso, esserci. Siamo di fronte ad un’alchimia che funziona e dalla quale molti altri Festival, forse, dovrebbero prendere spunto.
Per i territori le sfide per provare a valorizzarsi in un mondo globale sono complesse. Hanno chance di dire la loro principalmente quelli che riescono ad essere attuali in quello che propongono. Però, è giusto dirsi che non tutto quello che sta sotto l’etichetta di un Festival è in grado di garantire un qualche ritorno. Sono pochi quelli realmente capaci di valorizzare l’immagine e l’identità di un luogo. Questo spesso si trascura.
Per Keynes “La difficoltà non sta nel credere nelle nuove idee, ma nel fuggire dalle vecchie”.

©Agenzia Umbria Ricerche
9 aprile 2019

 
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