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Giuseppe Coco
Dir. Rivista AUR&S
 
 
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L’Umbria nel decanter

Quando si apre una bottiglia di vino di qualità non si fa altro che spalancare una porta su uno specifico territorio con le sue caratteristiche e le sue peculiarità. Un gesto semplice che ci consente di mettere sulle nostre tavole la sintesi di un luogo; sintesi in grado di rappresentarci le zone dove le viti vengono allevate e l’uva accudita e vinificata.
Con questa sensibilità oggi ci occupiamo dell’Umbria. Una regione dove negli anni sta crescendo il vino di qualità. E dove non manca sia il rispetto delle tradizioni e sia il coraggio di sperimentare e innovare.
Nel curriculum umbro ci sono tredici D.O.C., sei I.G.T. e due D.O.C.G..

Volendo entrare più nel dettaglio dei vini prodotti, va detto che per vocazione vitivinicola spicca sicuramente l’area di Montefalco. E questa non è affatto una novità. Il Sagrantino è ormai un gigante ma, allo stesso tempo, il Montefalco Rosso, con la sua prevalenza di uve Sangiovese, non ha nulla da invidiare a moltissimi grandi vini rossi del centro Italia.
Orvieto, dopo qualche incertezza degli anni passati, si sta riproponendo in modo convincente. In questi luoghi i vini bianchi possono beneficiare di un microclima unico che favorisce la formazione di muffe nobili che in ultima istanza vanno ad impreziosire il prodotto.
L’area dello spoletino si sta mettendo in mostra per i suoi bianchi ed in particolare per il Trebbiano Spoletino. Il Ciliegiolo proveniente dalle zone di Narni e Amelia si rivela sempre più come il vino che non ti saresti aspettato e capace di stupire in positivo. A Torgiano il Sangiovese sembra trovarsi proprio a suo agio e il risultato è ottimo. A Todi il Grechetto mostra una vitalità che lo porta a scalare le classifiche del gradimento italiano e non solo. Il lago Trasimeno non manca di ammaliare anche i degustatori più sofisticati con un Gamay appartenente alla famiglia delle Grenache.
Insomma, senza farla troppo lunga, ci troviamo di fronte ad una regione di piccole dimensioni ma all’oggi con una offerta di qualità che non ha niente da invidiare ad altre regioni, italiane, francesi o californiane che siano. 
Se spostiamo la nostra attenzione sul versante delle quantità prodotte, si può notare dai grafici proposti che siamo di fronte a numeri di tutto rispetto. E questo è ancor più vero se si tiene in considerazione la scelta di molti produttori di scommettere sulla realizzazione di vini sempre più di qualità che notoriamente non vanno molto d’accordo con il concetto di quantità.

Facendo riferimento ad un quadro economico più generale, la produzione del vino contribuisce direttamente in piccola parte alla composizione del Pil. Però, al tempo stesso, in modo indiretto dà un aiuto prezioso al mercato nel suo complesso. L’avanzata del vino di qualità, in particolare, oltre ad aiutare a conquistare fette di mercato globale più importanti rispetto al vino da tavola, funge da biglietto da visita molto comunicativo. È come se svolgesse un’azione di marketing territoriale, sicuramente non facilmente misurabile sotto un profilo quantitativo, ma con un suo peso. 
Da questa prospettiva il mondo del vino è un settore che può dire la sua. Inoltre, incorpora elementi di sviluppo locale che varrebbe la pena tenere in considerazione in quanto le strategie di politica economica regionale, presenti e future, passano anche da certe consapevolezze. 

Clifton Fadiman scriveva: “Una bottiglia di vino implica la condivisione; non ho mai incontrato un amante del vino che fosse egoista”.
   

©Agenzia Umbria Ricerche
18 febbraio 2020

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