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Next stop Roma e Firenze

L’Umbria e i treni non sono mai apparsi un matrimonio molto felice. Certamente negli ultimi anni dei miglioramenti ci sono stati. Faccio qualche esempio. Si è avuta l’opportunità di utilizzare convogli atti a percorrere le linee veloci: Perugia è servita dal 2018 da un ETR 500 che parte alle 5.13 per Milano e ritorna la sera. È stato attivato il servizio “Freccialink” - autobus più treno - per favorire la connessione tra Assisi-Perugia e i Frecciarossa per Bologna, Milano, Venezia, ecc.. Recentemente (luglio 2018) è stato siglato anche un nuovo contratto di servizio tra Regione Umbria e Trenitalia che prevede, cito: “investimenti per oltre 236 milioni di euro per il trasporto regionale per il rinnovo della flotta e ulteriore miglioramento delle performance di qualità a vantaggio dei pendolari”.
Tutto Bene. Però, all’oggi i tempi di percorrenza da Perugia per Roma o da Terni per Firenze, giusto per fare due esempi, non sono proprio entusiasmanti. E per rendersene facilmente conto ognuno può fare la sua piccola simulazione di viaggio. Quella scelta da chi scrive è la seguente: se in un giorno lavorativo il signor Francesco, che vive a Perugia, e la signora Chiara, che vive a Terni, dovessero recarsi per un impegno rispettivamente a Roma e Firenze, entro le 15:00, su quali opzioni di viaggio potrebbero contare? Le tabelle 1 e 2 ci dicono le possibili alternative.

Francamente, con certe tempistiche, non è irragionevole pensare che ci sarebbe bisogno di una velocizzazione dei tempi di percorrenza in grado di “avvicinare” - sottolineo avvicinare - l’Umbria a Roma e Firenze. E non certamente per uno sfizio di chi scrive. La capitale d’Italia e quella toscana sono due città importantissime alle quali - utilitaristicamente parlando - converrebbe avvicinarcisi il più possibile mediante collegamenti veloci. Questo, fra l’altro, potrebbe favorire anche ricadute positive sullo sviluppo socio-economico e demografico di una regione che non manca di arrancare rispetto a certi indicatori importanti. In Umbria, con la crisi economica, il PIL procapite reale è passato dai 26.717 euro del 2008 ai 22.570 del 2017, segnando una erosione mensile da 2.226 a 1.881 euro. I dati demografici ci dicono che gli abitanti al 31 dicembre 2010 erano 906 mila, mentre sette anni dopo il dato si attesta a 884 mila. In pratica, sono scomparse circa 18.000 persone: come se una cittadina del calibro di Marsciano si fosse trasferita da qualche altra parte del mondo.
In una situazione di questo tipo non è molto consigliabile stare a guardarsi l’ombelico nella speranza che la felicità esca dal monte Subasio. Andrebbero pensate e realizzate determinate azioni e velocizzare il servizio ferroviario sarebbe una di queste. Inoltre, ciò potrebbe tornare molto utile anche per provare ad erodere proprio a città come Roma e Firenze popolazione e attività economiche.
Morale inferenziale. Mettendo sul piatto, oltre alla proverbiale qualità della vita che può offrire l’Umbria, collegamenti ferroviari decisamente più fast, si potrebbero ottenere risultati interessanti in chiave di aumento di PIl e popolazione. D’altronde, la storia recente dell’alta velocità del Paese ci dovrebbe insegnare qualche cosa, ovviamente a patto di essere disposti a vederle queste cose.
Il concetto di velocità degli spostamenti è vitale per qualsiasi regione che voglia avere un futuro economico, culturale e relazionale attivo. La contemporaneità ci impone di essere collegati agli altri, in modo veloce e con mezzi moderni. Da questo non si scappa e con questo bisogna fare i conti. Il rischio da evitare è rimanere un luogo raggiungibile a fatica e, quindi, marginale. Il pericolo da scongiurare è configurarsi come un sistema chiuso in se stesso.
L’Umbria senza dubbio eredita un gap che arriva dal passato e che non si può superare con un semplice schiocco di dita. Inoltre è anche chiaro che la singola buona volontà di un solo ente, la Regione anziché il Comune di Perugia o quello di Terni, non può bastare. Sicuramente ci sarebbe bisogno di una convergenza di intenti tra tutti gli attori locali (pubblici e privati) e il governo del Paese. Ma, prima ancora, ci sarebbe bisogno di essere consapevoli che il sommarsi di certe dinamiche economiche e demografiche, tutt’altro che positive, alla lunga possono mandare in default un territorio.
Per Dietrich Bonhoeffer: “Se sei salito a bordo del treno sbagliato, non ti serve a molto correre lungo il corridoio nella direzione opposta”.

©Agenzia Umbria Ricerche
20 febbraio 2019