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La misurazione del benessere
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La misurazione del benessere

Tanti sono gli studi e i documenti che riflettono sulle modalità di leggere il livello del benessere di un territorio. Una volta superata l’idea del PIL come unico indicatore di qualità della vita, si è sviluppato un intenso dibattito per riuscire ad individuare grandezze e combinazioni di dati che potessero dare un segnale attendibile delle necessità o dei punti di forza di un territorio.
La storia dei progressi della misurazione del benessere degli ultimi decenni è stata influenzata, anzi determinata, almeno da tre aspetti: il pubblico assenso degli studiosi e degli esperti sul concetto di multidimensionalità del benessere e la stretta connessione con i concetti di equità e sostenibilità; la dimensione strategica del tema della qualità della vita nelle politiche pubbliche, riconosciuto universalmente in tutti i contesti, internazionale, europeo e locale; una crescente attenzione dell’opinione pubblica verso la tematica della qualità della vita.
In dettaglio.
La multidimensionalità (primo aspetto) è un approdo a cui si è giunti dopo un percorso avviato negli anni 80 dal premio Nobel Amartya Sen. La teoria proposta da Sen supera l’approccio unidimensionale e statico basato sulla misurazione di una unica variabile di tipo quantitativo connessa con il reddito e propone un’idea di benessere che valuta in maniera strettamente connessa il functioning (“lo star bene”) e la capability (“la libertà individuale di acquisire lo star bene”). L’approccio di Sen non si limita però a estendere l’osservazione da un unico aspetto, quello reddituale, ad una pluralità di dimensioni, ma si fonda sull'importanza di offrire alle persone l’opportunità di determinare il loro benessere e quello della collettività.
L’idea innovativa proposta da Sen ha trovato un suo importante riscontro nel Rapporto “Measurement of Economic Performance and Social Progress” (2009), che ha fornito ampio materiale di discussione ed è stato seguito a ruota da una intensa produzione di dichiarazioni di intenti, indicazioni, proposte di nuovi metodi di misurazione che hanno portato in pochi anni a notevoli progressi nel campo di osservazione del benessere, allargandolo a tematiche ambientali, oltre che economiche e sociali.
Nel tempo, l’attenzione al benessere ha travalicato l’obiettivo di misurare e dare evidenza dello stato dell’arte di un territorio ed ha invece assunto una dimensione strategica (secondo aspetto), trasversale alle politiche e ai territori. Il focus sul benessere trova la sua ragione nel fatto che viene considerato un possibile “timone” per le politiche. Già nel Rapporto del 2009 si affermava infatti che “ciò che misuriamo influenza quello che facciamo”; conseguentemente più il sistema di misurazione è capace di leggere e comprendere la realtà, più cresce la probabilità che le decisioni possano rivelarsi efficaci. Peraltro il sopraggiungere e il permanere della crisi economica, che ha investito tutti i paesi, ha acuito la necessità di interventi incisivi della politica. Nell'ultimo Rapporto sulla coesione della Commissione Europea si afferma chiaramente che per affrontare la crisi e gli anni che seguiranno è necessario costruire un quadro di riferimento sulla misurazione del benessere che, oltre a prendere in considerazione fattori economici e non economici, serva per elaborare e intraprendere decisioni politiche coerenti.
L’acceso dibattito che si è sviluppato negli ambienti accademici e decisionali ha reso partecipe ed ha coinvolto anche l’opinione pubblica (terzo aspetto) su più livelli. Innanzitutto in molte occasioni vi è stato coinvolgimento dei diversi attori sociali nella elaborazione del metodo di misurazione del benessere. È stata proprio la “Dichiarazione di Istanbul” che ha sollecitato il coinvolgimento dei diversi attori sociali nella condivisione del concetto di benessere, al fine della necessaria legittimazione democratica del percorso, oltre a quella tecnico-scientifica garantita dagli esperti.
Inoltre vi è stata la nascita e l’affermarsi di indagini e classificazioni sulla qualità di territori con carattere divulgativo, sollecitata dalla crescente attenzione dei media sull'argomento.
Infine importante è stata l’introduzione in molte indagini del benessere soggettivo. Oltre alle misurazioni di carattere quantitativo di tipo diretto o indiretto dei fenomeni esaminati, si è sempre più propensi a raccogliere anche il punto di vista del cittadino, cioè la percezione dell’ambiente in cui vive. Nel 2013 l’Eurostat ha inserito all'interno dell’indagine sulle condizioni di vita (Eu-Silc) un modulo specifico sul benessere soggettivo, che è stato inserito nel 2015 nel Rapporto sulla qualità della vita in Europa.
I progressi fatti in materia di misurazione del benessere dal punto di vista scientifico e il coinvolgimento dei diversi attori sociali hanno portato ad una visione sempre più ampia ed omnicomprensiva che necessita ovviamente, per arrivare a sintesi, di un meccanismo selettivo. Ecco il motivo dell’interesse diffuso per questo argomento e del proliferare di tanti studi nei diversi territori, che danno origine a tante misurazioni del benessere che cambiano secondo tempi, luoghi e culture, ma anche secondo gli attori coinvolti.

©Agenzia Umbria Ricerche
5 ottobre 2018

 
 
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