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Giovani e futuro: navigare a vista

La fase storica attuale, pesantemente segnata da una crisi economica pluriennale, sta decretando profondi mutamenti sociali: insieme ai consumi e agli stili di comportamento cambiano l’orizzonte valoriale, le aspettative e i modelli di prefigurazione del futuro, individuale e collettivo.
Figli del loro tempo, i giovani sono i più facili bersagli delle difficoltà che segnano questi anni difficili. Se la crisi economica non ha risparmiato praticamente nessuno, è sulle giovani generazioni, soprattutto quelle in procinto di fare il grande passo verso l’adultità, che sta (ancora) gravando il fardello più pesante della mancanza di un’occupazione. Circa un giovane su tre che si affacciano sul mondo del lavoro non ha un impiego e, aumentando l’esclusione dalle attività economiche, aumentano quelli che non lavorano e che non studiano, ritrovandosi a vivere con i genitori. Ci potrà anche essere del vero nel fatto che la permanenza entro le mura domestiche della famiglia di origine costituisce un deterrente verso la strada dell’indipendenza, un alibi che legittima a rimanere sospesi nell'incertezza; ma una cosa è certa: in molti casi è il contesto in cui vivono che costringe le giovani generazioni a rallentare il cammino verso l’autonomia e l’assunzione di un ruolo, riconosciuto e riconoscibile, nell'economia e nella società. E l’economia, anche per questo, non cresce, e la società fatica a rinnovarsi.
Intanto il mercato del lavoro diventa sempre più esigente, e alti livelli di istruzione non bastano ad assicurare una collocazione (meno ancora adeguata). I giovani umbri studiano mediamente di più dei loro coetanei nazionali, ma la potenziale maggiore forza competitiva data dall'istruzione sul fronte lavorativo non riesce a dispiegarsi pienamente perché si scontra con una domanda locale tradizionalmente tarata su livelli più bassi. E così, se è vero che la probabilità di trovare un lavoro è massima in corrispondenza del titolo di studio più elevato, tale vantaggio competitivo si esplica in Umbria in forma più attenuata: una indagine Aur di pochi anni fa ha rilevato che tra i giovani umbri che lavorano, quelli con licenza di scuola media inferiore risultano impiegati per il 63% e i laureati per il 74%, contro, rispettivamente, il 53% e l’84% di coloro che vivono al Nord. Insomma, gli 11 punti percentuali di gap legato al livello di istruzione nel campione umbro si elevano a 31 in quello dell’Italia settentrionale. Ancora una volta, il contesto umbro propone un quadro più problematico rispetto a quello del Paese.
Come pure più problematico si configura il tema dell'ascensore sociale. Per la prima volta, da decenni, un’intera generazione si trova a vivere con una prospettiva di futuro peggiore della generazione precedente, e in Umbria la componente discendente nella tavola di mobilità sociale è più alta rispetto alla media nazionale: il 44% dei giovani umbri intervistati - contro il 36% degli italiani - si colloca in livelli sociali più bassi di quelli dei propri genitori.
Sospesi in un interminabile stand by, i giovani sono dunque costretti a vivere dell’oggi e nell’oggi. Continuamente messi in discussione dalle richieste di una società che li costringe a rimettersi in gioco e a reinventarsi di continuo, barcamenandosi in una schizofrenica girandola di occupazioni temporanee ed intermittenti, stanno imparando a diventare acrobati: in equilibrio - quando non in bilico - nel lavoro, così come nella vita.
Bauman, qualche anno fa, sollecitò una platea di giovani con parole profetiche: Imparate a imparare. Perché da come vanno le cose, purtroppo, è assai probabile che i giovani di oggi, prima di andare in pensione, dovranno cambiare molte volte la loro professione, le loro abilità.
Di fatto, i giovani di oggi sono sempre “sotto esame”, continuamente sottoposti – ma per questo abituati – a reiterate prove e sfide imprevedibili, costretti ad imparare l’arte del funambolismo, obbligati a sviluppare un incredibile spirito di adattamento a condizioni di contesto che cambiano rapidamente.
Di fronte a tali cambiamenti, variegate sono le potenzialità, gli atteggiamenti e le capacità reattive messe in campo: alcuni, meno attrezzati, si sentono in difficoltà nell’articolare strategie efficaci per inserirsi a pieno titolo all’interno di una costruzione sociale che avvertono ostile e irta di ostacoli, e magari tendono a cercare rifugio sotto l’ombrello protettivo della famiglia, ritardando l’ingresso nella vita adulta; altri, più dinamici e audaci, provano a gettare il cuore oltre l’ostacolo e mettono in circolo energie e idee, tentando di cogliere gli aspetti positivi nel processo di liquefazione del sistema e creando al tempo stesso innovazione, individuale e sociale. Quasi tutti, in ogni caso, sembrano intraprendere strade nuove, inconsuete a noi adulti perché diverse dalle vie battute - ormai impraticabili - accompagnati da molte meno certezze di un tempo, ma con altrettanta fiducia nel futuro.
I giovani sono dunque pronti. A tardare, semmai, è la risposta degli adulti e delle istituzioni, ancora avvertite come lontane dalle necessità e dai desideri.
Per le nuove generazioni, il cammino verso il raggiungimento della piena maturità è dunque un percorso ad ostacoli. Il contesto dell’oggi ha ben poco in comune con i riferimenti del passato, anche prossimo. Vecchi e nuovi fantasmi, vecchi e nuovi desideri convivono con rinnovate prospettive, abilità, opportunità. L’organizzazione e il governo delle cose sta loro stretto: in un sistema costruito da altre mani e pensato da altre menti, i nostri giovani, più che impegnarsi collettivamente per cambiarne le regole, cercano di trovare individualmente una via per integrarsi e assumere il proprio ruolo. E il navigare a vista in mare aperto diventa una condizione naturale per protagonisti, pure inconsapevoli, di un mondo che ad oggi parrebbe orientato ad escluderli.

©Agenzia Umbria Ricerche
12 dicembre 2018

 

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