AUR&S 16
   
Antonio Alunni* intervistato da Nicoletta Moretti
 

Identità umbra e impresa

In questo numero AUR&S continua ad indagare la complessità dei fenomeni economici e sociali che caratterizzano la nostra regione.
La lunga crisi economica ha disegnato altri orizzonti, che rischiano di mettere in discussione certezze date per consolidate. Le nuove sfide economiche e sociali che si manifestano su scale temporali sempre più breve, l’ingresso nella quarta rivoluzione industriale richiedono scelte importanti che influenzeranno la crescita e il futuro dei nostri territori. Di questi argomenti, e di altri, abbiamo scelto di parlare con Antonio Alunni, Presidente di Confindustria Umbria.

Da un anno alla guida di Confindustria Umbria, Lei è, nella storia dell’associazione, il più giovane Presidente. Possiamo parlare di una new wave generazionale?

Il cambiamento rappresenta un processo positivo per Confindustria Umbria come per ogni altra entità vitale. In particolare, per chi opera su un mercato libero e competitivo, il cambiamento è una parte integrante. Concetti come innovazione, progettazione, visione di medio e lungo termine sono indispensabili e imprescindibili. Quindi, più che l’aspetto generazionale sottolineerei la capacità di adattarsi al cambiamento. Vorrei che Confindustria Umbria fosse tra i protagonisti di questo grande momento di trasformazione.

Quali sono gli obiettivi che si è dato durante la sua presidenza e ce n’è uno più importante?

Il primo è certamente un obiettivo interno: vorrei che la “macchina” associativa fosse efficiente ed efficace in termini di rappresentanza e di servizi. La nostra Associazione è un luogo di incontro e di confronto da cui emergono idee e posizioni che è nostro compito rappresentare nelle sedi adeguate. D’altro canto, crediamo sia fondamentale offrire servizi di qualità, affidabili e professionali, in modo da accompagnare le imprese nella risoluzione di quei problemi che da sole farebbero fatica ad affrontare.
Sul versante esterno vorremmo riportare al centro dell’agenda politica e dell’interesse della comunità regionale il tema della reindustrializzazione del territorio. L’identità della nostra regione ha una parte essenziale costituita dall’industria che può contare ancora su alcune leve fondamentali: lo spirito imprenditoriale, che rimane forte e diffuso, e le grandi competenze professionali delle nostre maestranze e dei nostri tecnici. Attraverso interventi concreti e coerenti come investimenti sul capitale umano, sulla ricerca, sulla scuola e la semplificazione dei vincoli amministrativi la nostra regione potrà essere espressione di un’industria competitiva a livello globale.

Nel suo intervento programmatico ha molto enfatizzato il concetto di identità degli umbri con i suoi punti forza e di debolezza. Può approfondire questo concetto?

Vorrei partire dai punti di forza. La nostra terra, che è una terra di industria, ha dimostrato di avere la capacità e la cultura per vivere il cambiamento.
Quello che siamo oggi lo dobbiamo a chi ci ha preceduto che è stato capace di opere e pensieri straordinari. Questa identità forte e complessa innerva le nostre comunità e le nostre vite. Ma l’identità non è un concetto statico. Se le sue radici sono antiche, è altrettanto vero che su di essa si sono innestati mutamenti ed innovazioni non meno importanti. Di questo dobbiamo avere consapevolezza, se vogliamo onorare le nostre tradizioni. L’identità è, quindi, un tema importante per conoscere i propri limiti ma anche le potenzialità. L’industria è certamente radicata nell’identità della nostra regione. La qualità della vita è stata determinata dalla qualità economica. Dalla metà dell’ottocento l’industria si è sviluppata in molte parti della regione abbracciando settori diversi, dalla meccanica al tessile, dall’agroalimentare alla chimica, all’industria grafica e cartotecnica. Basta una conoscenza, anche solo superficiale, della nostra storia per verificare che senza l’industria l’Umbria non sarebbe mai entrata nella modernità. È stato lo sviluppo economico che ha consentito a decine di migliaia di persone di avere un lavoro nella propria terra, di non dover emigrare e di avere un reddito decoroso per sé e per la propria famiglia. Le debolezze, a mio avviso, sono invece speculari al resto d’Italia. Abbiamo una pubblica amministrazione che deve diventare più efficiente attraverso la diminuzione dei vincoli e con un sistema della regolamentazione delle attività industriali che sia il più efficiente possibile, capace di coniugare il rispetto delle regole con bassi costi e tempi amministrativi certi. La rapidità di risposta della pubblica amministrazione può diventare un fattore attrattivo e competitivo rispetto ad altri territori.

Lei infatti ha affermato di lavorare per creare in Umbria un clima innovativo e molto favorevole alle imprese. Come?

Confindustria Umbria si è data un obiettivo ambizioso: reindustrializzare e rendere l’Umbria la regione più business friendly d’Italia. Ciò può essere realizzato attraverso un complesso di azioni capaci di incrementare il contributo dell’industria al PIL regionale, aumentare produzione, produttività, occupazione, sicurezza, benessere e qualità della vita.
Si tratta di concretizzare interventi coerenti su alcune leve fondamentali che sono, come accennavo, la formazione, la diminuzione dei vincoli amministrativi, gli investimenti sul capitale umano: la cultura è il motore del cambiamento e lo strumento che ci permette di vivere la modernità come una sfida e senza i timori che l’accompagnano
La nostra dimensione ci permette di sperimentare modelli innovativi di sviluppo sia economici che sociali. L’Umbria è una terra di valori che sono stati sapientemente tramandati e ha le potenzialità per diventare migliore di molti altri territori. Oggi, infatti, la competizione non è tra Paesi, ma tra territori. Le nostre energie imprenditoriali, per fortuna così forti e diffuse in ogni settore produttivo, devono essere impiegate pienamente per produrre ricchezza per tutta la comunità e non possono essere disperse per superare ostacoli che sarebbe possibile evitare attraverso decisioni politiche adeguate ed un’amministrazione più efficiente, basata su regole conformi alla complessità dell’economia contemporanea. Questo è quello che la nostra associazione chiede fortemente alle istituzioni politiche. E lo chiediamo perché riconosciamo pienamente e senza riserve che, in un sistema democratico, spetta alle istituzioni e alle forze politiche assumere le decisioni fondamentali per l’interesse generale.


La dimensione delle nostre aziende costituisce un freno alla loro crescita?

La dimensione è un elemento importante di competitività. In un mercato globale sono i nostri stessi clienti a pretendere un’organizzazione strutturata e capace di affrontare velocemente le sfide. Diventare più grandi, organizzati, capaci di affrontare le prove del mercato è per ogni imprenditore uno degli obiettivi primari.
Come Associazione abbiamo il compito di stimolare la crescita e sostenere le piccole e medie imprese in questo percorso affiancandole nei momenti cruciali come quello rappresentato, ad esempio, dal passaggio generazionale.

Formazione e Innovazione. Qual è il ruolo di Confindustria Umbria?

Nell’ambito della formazione abbiamo intrapreso da tempo un percorso di collaborazione e dialogo con le scuole del territorio, attraverso l’Ufficio Scolastico Regionale, che sta dando ottimi risultati. Sull’alternanza scuola-lavoro l’Umbria rappresenta un esempio virtuoso con oltre 24 mila studenti che, nel triennio 2016-2018, hanno usufruito di questo canale formativo. L’alternanza ha una grande valenza civica perché consente agli studenti di prendere contatto con l’ambiente lavorativo già nel corso della formazione scolastica. Confindustria Umbria è, inoltre, tra i soci fondatori di ITS Umbria Academy, l’accademia tecnica di alta specializzazione post diploma che forma giovani supertecnici da inserire efficacemente nel mondo del lavoro. Un luogo dove istituti scolastici, università ed imprese uniscono i rispettivi know-how per rispondere ai fabbisogni professionali espressi dal tessuto produttivo regionale. I risultati ottenuti da questo percorso sono stati riconosciuti anche dal Miur che, per due anni consecutivi, lo ha giudicato come il migliore Its d’Italia con una media di inserimenti occupazionali pari all’80% e punte del 100%.
Sul fronte dell’innovazione sono orgoglioso di poter affermare che Confindustria Umbria ha conquistato un altro primato. È stata infatti la prima associazione territoriale di Confindustria a costituire il Digital Innovation Hub con il compito di stimolare e promuovere la domanda di innovazione del sistema produttivo. I DIH sono la porta di accesso delle imprese al mondo di Industria 4.0 perché sono in grado di offrire un livello qualificato di servizi avvalendosi di un network di attori dell’innovazione, nazionali ed europei. Quindi non solo un soggetto capace di sensibilizzare le aziende rispetto alle nuove sfide del mercato, ma soprattutto un soggetto capace di costruire reti di conoscenza che permettano ad ogni singola azienda di elevarsi per raggiungere nuovi e importanti obiettivi.

Lei ha parlato di etica dei territori. Che cosa intende?

Intendo tutto ciò che unisce, e deve unire, le persone che sono nate, cresciute e vivono la loro vita in un determinato territorio e tutti coloro che in questo territorio hanno deciso di vivere. Intendo la capacità di avere una visione collettiva che prescinde dal singolo individuo e che rompe l’apatia in cui ognuno ha attribuito all’altro errori e colpe.
Quanto più la globalizzazione tende a sciogliere gli antichi legami sociali, ereditati da generazioni attraverso la famiglia, l’istruzione, i luoghi di lavoro, tanto più le persone devono creare legami sociali nuovi, che conservino quanto vi è di positivo e di attuale nella tradizione, innestandovi nuovi valori del nostro tempo. Credo che questa dimensione dell’etica del territorio sia molto forte in Umbria e che possa essere un fattore di rilevanza fondamentale per la competitività delle nostre imprese e quindi per la prosperità di questa e delle generazioni future.

In Umbria è più facile fare rete o difendere i campanili?

Anche il campanilismo ha dei lati positivi. La diversità, infatti, ha un grande valore se non diventa un limite. È probabilmente compito della politica impedire che questo accada mettendo in campo quelle attività di coesione tipiche di chi è chiamato a un lavoro di sintesi. I territori vanno rispettati, ma non si può per questo compromettere gli obiettivi collettivi sacrificando le scelte. In una regione piccola come la nostra divisioni e contrapposizioni non darebbero luogo ad una dialettica costruttiva, ma porterebbero ad un indebolimento generale e alla perdita della nostra rilevanza nella vita civile ed economica del Paese. Come Confindustria Umbria, al pari delle altre associazioni presenti nella regione, rappresentiamo gli interessi delle nostre imprese, ma non lo faremo mai a scapito di altre categorie e, soprattutto, a scapito dei cittadini umbri. Il nostro dovere è quello di perseguire l’interesse generale della nostra regione.

 
       
@ Agenzia Umbria Ricerche
* Presidente di Confindustria Umbria.