Andrea Bernardoni *  
AUR&S 16

Tra flussi e luoghi:
sostenibilità, collaborazione e partecipazione

“Diario di una crisi infinita” questo è il titolo del libro di Christian Marazzi, pubblicato nella primavera del 2015, dedicato al racconto ed all’analisi della crisi iniziata nel 2007 con l’esplosione della bolla dei subprime statunitensi. In effetti quella che abbiamo vissuto negli ultimi dieci anni è stata una crisi lunga e profonda, per alcuni economisti “secolare”. Non un fatto episodico e ciclico ma strutturale che ha prodotto instabilità economica e pesanti conseguenze sociali. È stata una crisi provocata dalla finanza e dal capitalismo finanziario in cui i flussi hanno avuto definitivamente la meglio sui luoghi. I flussi finanziari, informativi e della rete hanno conquistato la supremazia sui luoghi, sui territori che ospitavano le fabbriche fordiste e del primo postfordismo e sulle persone che in quei territori abitavano e continuano a vivere. Mentre nella società e nell’economia dei luoghi lo Stato e gli enti locali si mettevano “in mezzo”, tra capitale e lavoro, impegnati a garantire maggiori diritti ai cittadini potenziando il welfare (nazionale e locale) nella società e nell’economia dei flussi lo Stato non è più il soggetto centrale come nella società fordista e svolge sempre meno il ruolo di regolatore come è avvenuto nel primo postfordismo ma, utilizzando le parole di Aldo Bonomi, è sempre più un mediatore “della potenza dei flussi sulla nuda vita delle persone”. Oggi lo Stato e gli enti locali sono impegnati a ridurre l’impatto della “crisi infinita” sulle vite delle persone avendo però a disposizione poteri e risorse limitate.
A fine 2018, dopo più di 10 anni dall’inizio della crisi, siamo ancora molto lontani dai livelli di PIL pre-crisi, si è ridotto sensibilmente il reddito pro capite, sono aumentate le disuguaglianze economiche ed è aumentata la concentrazione della ricchezza.
La crisi è stata asimmetrica, ha colpito in modo diverso le diverse aree del Paese e, all’interno delle stesse regioni categorie sociali differenti. In questo quadro l’Umbria è stata una delle regioni più colpite, dall’inizio della crisi il PIL regionale si è ridotto di 15 punti percentuali, il reddito medio pro-capite ha fatto registrare una significativa diminuzione e sono cresciute sensibilmente le persone che si trovano in una condizione di povertà.
Le dimensioni delle fratture sociali ed economiche lasciate dalla crisi sono tali da rendere necessario, e non più rinviabile, un radicale cambio di paradigma.
Per superare questa fase serve una nuova visione per l’Umbria. Negli anni Settanta, nella società dei luoghi, del capitale e del lavoro con lo Stato in mezzo, la stagione del primo regionalismo ha aperto un ciclo di sviluppo che si stava esaurendo nei primi anni Duemila e si è definitivamente chiuso con la crisi globale. Oggi, nella società dei flussi, del capitalismo finanziario, della rete, della sharing economy e dei lavori poveri è necessario aprire un nuovo ciclo di sviluppo regionale che valorizzi la storia, le competenze e le risorse esistenti e proietti l’Umbria nel futuro.
Per queste ragioni la costruzione di una nuova visione dell’Umbria rappresenta una priorità, per tutti. Imprenditori, amministratori pubblici, insegnanti, sindacalisti, ricercatori, operatori del Terzo settore, tutti possono e devono contribuire a costruire l’Umbria del futuro. Come immaginiamo la regione nei prossimi 10 anni? Quale visione abbiamo? Crediamo possibile recuperare il gap di crescita perso nella crisi? In quanto tempo? Quali politiche devono essere realizzate? Quali scelte devono essere fatte dal sistema imprenditoriale? Che ruolo possono avere le istituzioni formative e culturali? Quale contributo potrà essere dato dall’Università? Che ruolo possono giocare i corpi intermedi, i cittadini e le organizzazioni del Terzo settore?
Questo breve articolo si pone l’obbiettivo di riflettere su come agire “oltre la crisi”, cercando di individuare lungo quali assi strategici muoversi. Non vuole presentare ricette ma suggerire alcuni ingredienti da utilizzare per immaginare l’Umbria del futuro. Più che un quadro si vogliono presentare alcune tessere di un “puzzle” più ampio da utilizzare per costruire un nuovo discorso pubblico:
1. Sostenibilità. L’immagine che l’Umbria ha costruito negli anni, partendo da un’azzeccata campagna di comunicazione, è quella del “Cuore verde d’Italia”. Oggi, in coerenza con l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, l’Umbria può individuare nella sostenibilità il driver di sviluppo per i prossimi decenni. “Dall’Umbria Verde all’Umbria Sostenibile”, costruendo politiche e realizzando azioni che puntino a massimizzare la sostenibilità ambientale e sociale della regione. In questa prospettiva potrebbe essere interessante realizzare un grande piano di riconversione ambientale delle abitazioni private e degli edifici pubblici; della manifattura, della logistica e dei servizi alle imprese; lo sviluppo della mobilità green; il potenziamento delle industrie legate all’ambiente e che, ad esempio, offrono alternative all’utilizzo invasivo della plastica; il rafforzamento delle produzioni agricole e agroalimentari a basso impatto ambientale ed orientate all’agricoltura biologica; lo sviluppo di nuove forme di turismo sostenibile. Sul fronte sociale, partendo dalla qualità del sistema scolastico, del sistema sanitario e dal tessuto delle organizzazioni non profit, è possibile aprire una nuova stagione di riforme per costruire una rete di servizi di welfare, sia nelle aree rurali che in quelle urbane, e per accompagnare l’inserimento lavorativo delle persone più deboli con interventi, produttivi ad alto impatto sociale, in cui la ricchezza, anziché essere prima prodotta e poi distribuita è prodotta coinvolgendo attivamente le persone socialmente più fragili.
Per dimensioni, cultura e competenze l’Umbria può divenire un laboratorio di sostenibilità costruendo un nuovo storytelling proiettato al futuro. In questo percorso la riconversione della spesa pubblica (degli enti locali, delle ASL, delle società controllate o partecipate dal pubblico) verso obiettivi di sostenibilità ambientale e sociale può rappresentare un importante strumento per sostenere le politiche di trasformazione del sistema produttivo locale.
2. Collaborazione. Nella società dei flussi, del secondo postfordismo, in cui le persone sono iperconnesse, si moltiplicano e si ampliano gli individualismi così come cresce la competizione tra lavoratori, imprenditori e territori. La crisi ha ampliato le spinte alla competizione e anziché favorire la costruzione di legami ha moltiplicato solitudini e paure: dei lavoratori che competono al ribasso in un mercato del lavoro povero e flessibile; degli imprenditori che non sempre riescono a vincere le sfide della concorrenza globale; dei territori che sempre più frequentemente competono per trattenere le unità produttive di imprese globali, una volta legate al territorio. Per questi motivi è prioritario ripartire dalla collaborazione: tra imprenditori, tra attori pubblici e privati, tra lavoratori, tra cittadini. La collaborazione può essere un elemento distintivo dell’Umbria futura, una collaborazione concreta, praticata e non dichiarata. Quella che favorisce la costruzione di filiere produttive, che agevola la realizzazione di economie di rete, che lega agricoltura, manifattura e terziario, in cui gli enti locali ed i corpi intermedi svolgono il ruolo centrale di connettori e moltiplicatori di relazioni, competenze, progettualità.
3. Partecipazione. Nel Novecento l’Umbria si è caratterizzata per una grande partecipazione politica e sociale mediata dai partiti, dai sindacati e dalle organizzazioni religiose. L’alto livello di partecipazione è stato uno dei fattori che hanno dotato la regione di un elevato grado di coesione sociale. Oggi stanno emergendo nuove forme di partecipazione non più ancorate ai valori dei Novecento ma fondate sull’impegno civico.
La partecipazione dei cittadini attivi può rappresentare un grande motore di cambiamento e di innovazione per l’Umbria futura in diversi ambiti tra cui la gestione dei beni e servizi di pubblica utilità. L’acqua, i rifiuti, l’energia sono solo alcuni esempi in cui si possono sperimentare modelli proprietari e di governo fondati sul coinvolgimento dei cittadini che da semplici utenti possono diventare co-imprenditori superando la dicotomia tra impresa pubblica e impresa privata lucrativa.
Sostenibilità, Collaborazione e Partecipazione sono parole evocative che insieme ad altre possono rappresentare la base per la visione dell’Umbria futura. Parole che, nella società e nell’economia dei flussi, possono contribuire ad ancorare lo sviluppo dell’Umbria ai luoghi ed alle persone che nei luoghi vivono.

@ Agenzia Umbria Ricerche

* Responsabile dell’ufficio economico e del dipartimento cooperative sociali, imprese sociali e cooperative di comunità presso Legacoop Umbria; Responsabile dell’area ricerche di Legacoopsociali Nazionale; è stato docente di Corporate Governance presso l’Università degli Studi di Perugia.