AUR&S 16
     
  Donatella Porzi *  
 

Terremoto 2016: impegni, difficoltà e progetti

Il terremoto del 2016, con le scosse del 24 agosto e del 30 ottobre, ha impresso una sterzata alla storia della nostra regione e del Centro Italia. Un territorio non nuovo a episodi del genere ma che, anche stavolta, è stato chiamato ad una sfida importante, ardua ma, soprattutto, strategica. Una sfida che parte da una tragedia che ha lasciato segni pesanti su tutti noi, cicatrici personali e profonde.
Oltre 92mila sono stati gli eventi sismici dal 24 agosto 2016 al 6 agosto 2018: un numero importante che testimonia anche l’instabilità sismica del nostro territorio. Il sisma del 2016, a differenza dei precedenti (1979, 1984, 1997, 2009) ha coinvolto un territorio esteso, pari a 8mila chilometri quadrati, che conta quattro regioni e 138 comuni, per un totale di 600mila abitanti. Ad essere interessati sono stati borghi e territori ricchi di storia e cultura, basti pensare alla nostra Valnerina, con Norcia, Cascia, Preci, Monteleone di Spoleto e il comprensorio, compreso Spoleto. Nelle quattro regioni coinvolte sono state assistite quarantamila persone, e 76mila le abitazioni inagibili. Una situazione dunque grave, ma che l’Umbria si è impegnata a superare lavorando secondo alcune linee guida: la collaborazione e la sinergia istituzionale su tutte, con un procedimento di ricostruzione che potesse lavorare sul “dov’era e com’era”, superandolo e rendendolo “meglio di com’era”. Da subito è stata chiara la necessità di impostare una ripartenza in due tempi: la messa in sicurezza delle persone, con una quantificazione del danno chiara e puntuale, poi la ricostruzione leggera e pesante, senza perdere di vista ovviamente il territorio e il suo futuro sviluppo. In questo senso sono andati i sopralluoghi degli edifici danneggiati. In Umbria, tra schede Aedes e Fast, sono stati effettuati 45.576 sopralluoghi, con 38.380 con esito definitivo. 10mila gli edifici danneggiati. In Umbria, la Valnerina è stata quella più colpita, con i comuni di Norcia, Cascia, Preci tra i più danneggiati. Norcia, insieme ad Amatrice, Camerino, Arquata del Tronto, Tolentino e Accumuli è stata una di quelle realtà ad avere addirittura oltre il 70 per cento dell’indice di inagibilità. Nello specifico per Norcia si parla dell’80 per cento, del 65 per cento a Preci, del 67 per cento a Cascia, del 48 per cento a Monteleone di Spoleto e del 58 per cento a Spoleto. Numeri che fanno il paio con quello degli “sfollati” (oltre 5mila all’indomani del 30 ottobre) e delle casette consegnate, le cosiddette “soluzioni abitative di emergenza”, arrivate a 735 e con quelle realizzate per le delocalizzazioni delle attività economiche, un modo per aiutare nell’immediato i territori a non subire un eccessivo contraccolpo economico.
Con la consapevolezza della necessità del coordinamento delle Istituzioni attive sul campo, l’Assemblea legislativa si è mossa sempre di supporto al Governo, all’Esecutivo regionale, alle strutture tecniche della Regione, alla Protezione civile e alle forze dell’ordine. La proficua interlocuzione delle Istituzioni, la sinergia e la collaborazione sono quanto di più importante si possa avere nei momenti di difficoltà.
Nell’immediato, dopo la prima scossa del 24 agosto, l’Assemblea legislativa ha promosso incontri tra i consiglieri regionali e i tecnici della Regione per conoscere a fondo la situazione. Si sono riunite a Norcia la Prima e la Seconda commissione, presiedute dai consiglieri Andrea Smacchi ed Eros Brega e l’Aula è stata impegnata più volte, nel corso delle sedute, improntate all’approfondimento e alla partecipazione, al di là ovviamente del lavoro legato ai provvedimenti di Giunta o di iniziativa consiliare, per agevolare il processo di ricostruzione. Focus molto importante anche quello sviluppato dalla Commissione antimafia, dal quale è arrivato un contributo relativo all’impostazione di una ricostruzione trasparente, corretta e all’insegna della legalità. Dal 2016, ovviamente, il terremoto occupa un capitolo specifico in tutte le leggi di bilancio della Regione e nelle programmazioni degli Enti, siano essi afferenti alla Giunta o all’Assemblea legislativa. A Palazzo Cesaroni il Corecom, il Comitato regionale per le Comunicazioni, ha dedicato il suo concorso “Tv di comunità” al terremoto e al racconto della ricostruzione. Il Corecom, in collaborazione con l’Università degli Studi di Perugia, ha anche avviato una ricerca sulla narrazione che del terremoto è stata fatta dai media, spesso troppo forzata. Quanto ai provvedimenti approvati, nella seduta del 13 settembre 2016, per esempio, l’Aula di Palazzo Cesaroni ha approvato una risoluzione con l’obiettivo di chiedere una ricostruzione veloce e la massima attenzione per l’economia del territorio. Ma l’impegno della mia presidenza si è concentrato anche nel tenere accesa l’attenzione sul nostro sisma, costruendo una rete di relazioni e rapporti che potessero non spegnere la luce sul terremoto e sui suoi effetti. Insieme ai colleghi di Toscana, Marche e Lazio siamo stati ricevuti più volte dalla Presidente della Camera, Laura Boldrini e dalla Commissione Ambiente della Camera, presieduta dall’onorevole Ermete Realacci, per portare il nostro contributo relativo alle buone pratiche della ricostruzione.
Come Assemblea legislativa siamo stati anche protagonisti di unaraccolta fondi, realizzata tra tutti i Consigli regionali italiani, che ha portato a raccogliere 1.092.182 euro impegnati poi in progetti di solidarietà. Di questi, stando alla percentuale indicata dalla Protezione civile, il 43 per cento sono andati alle Marche come regione più danneggiata. A seguire il 19 per cento per l’Abruzzo e per l’Umbria, che ha destinato i fondi in progetti che hanno interessato Cascia, Norcia e Preci. Il restante 19 per cento è andato al Lazio che si è occupato di progetti dedicati in particolare ad Accumoli e Amatrice.
A due anni dal sisma molto è stato fatto, ma molto resta ancora da fare. Se si considera che sono stati presentati 1300 progetti, 370 approvati, di cui 70 eseguiti, 630 da vagliare e 300 in lavorazione, si capisce quanto sia necessaria un’accelerazione, che passi attraverso la massima forma di sburocratizzazione, semplificando e velocizzando, sempre nell’ottica però dei concetti in cui l’Umbria si è mossa: sinergia, collaborazione e unità. La strada che, purtroppo, sembra aver imboccato il nuovo Governo e il nuovo commissario alla Ricostruzione, è diversa. Se già la scelta dell’unica governance, quella del commissario unico e dei vicecommissari, potesse essere discutibile alla luce di un territorio del cratere vasto e caratterizzato da differenze morfologiche e di danno riscontrato, oggi si è scelto una ulteriore centralizzazione e la verticalizzazione, inserendo in Parlamento un emendamento al “Decreto Emergenze” che di fatto taglia fuori i Governatori dalle scelte strategiche per la ricostruzione. Una decisione che, da Presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, auspico possa essere corretta. L’idea migliore sarebbe quella di assegnare il timone della ricostruzione al livello istituzionale più prossimo ai cittadini e alle loro esigenze.
L’Umbria, nonostante le incertezze nazionali, ha mantenuto la barra dritta, avendo ben presente la valenza economica, culturale e sociale del territorio colpito dal sisma e dell’unica vera sfida rispetto alla quale quel territorio si trovi: lo spopolamento di quelle aree (già individuate come ‘Area interna’). In questo senso la priorità della Regione è stata quella di contrastare la desertificazione di questa perla dell’Umbria. Il tutto attraverso la ricostruzione e il rafforzamento della rete dei servizi.
Da poco, c’è anche una carta in più: lo strumento messo in campo è il “Masterplan per lo sviluppo della Valnerina” che comprende anche il territorio del Comune di Spoleto, un documento di indirizzo pluriennale nel quale vengono individuate le direttrici chiave e le direttrici di accompagnamento per lo sviluppo di queste aree. Il Masterplan è contenuto nella legge dal titolo “Norme per la ricostruzione delle aree colpite dagli eventi sismici del 2016” che traccia in maniera netta il lavoro per i prossimi anni, di una ricostruzione inserita all’interno di un contesto di qualità paesaggistica. Un provvedimento approvato dopo un ampio e partecipato confronto e rispetto al quale l’opposizione ha espresso un voto di astensione. È stato istituito un Osservatorio sulla ricostruzione, con funzioni di monitoraggio e di verifica dello stato d’attuazione. Andrà istituita una “Consulta regionale per la ricostruzione”, nonché il “Comitato istituzionale dell’Umbria”, dove andare a discutere e condividere le scelte strategiche per la programmazione e l’attuazione delle politiche previste nel Masterplan. Nella legge regionale da poco approvata dall’Assemblea legislativa anche disposizioni che permetteranno ai Comuni con Piani regolatori vigenti, di disapplicarli per applicare e attuare i provvedimenti della ricostruzione. Previste procedure semplificate per l’approvazione delle varianti generali e parziali degli strumenti urbanistici comunali. Nella ricostruzione si prevede l’utilizzo di tecnologie e materiali innovativi, come pure premialità per chi realizza interventi di sostenibilità ambientale. Nel provvedimento vengono inserite poi altre novità anche sull’assetto idrogeologico.
Un percorso dunque, quello impostato, di guardare al futuro con fiducia e concretezza, creando i presupposti per la ripartenza. D’altronde, che la Valnerina sia attrattiva ce lo dicono i turisti che affollano Norcia e Cascia e, per esempio, il Pian Grande di Castelluccio nel periodo della fioritura. Turisti che, anche grazie al grande lavoro dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, oltre che ovviamente del Parlamento, sembrano aver dimenticato la terribile campagna di comunicazione dei giorni delle scosse, portatrice di un incalcolabile danno indiretto al turismo, che ha visto annullare le prenotazioni nelle strutture alberghiere ed extra alberghiere, ridotte poi al lumicino per mesi. In questo settore, l’Umbria si è distinta con un profondo impegno e una decisiva moral suasion attraverso atti approvati dal Consiglio regionale all’unanimità. Tanto che nel 2018 è arrivato lo stanziamento di 4,5 milioni di euro a 433 imprenditori umbri la cui domanda presentata è stata ritenuta corretta e ricevibile.
Capitolo a parte per l’incalcolabile patrimonio dei beni artistici e culturali presenti in Valnerina e danneggiati dal sisma. In Valnerina sono stati salvati 11.386 beni storico artistici, 2.283 metri lineari archivistici e 5000 volumi di beni librari. Una ricchezza inestimabile che non può non tornare in Valnerina (ora in gran parte è al deposito di Santo Chiodo di Spoleto), per ricostituire l’ossatura dell’offerta turistica. Grande attenzione alle Chiese, con l’esempio della Basilica di San Benedetto di Norcia, per la cui progettazione si terrà un concorso internazionale.
Questo il bilancio e il punto della situazione relativo alla gestione dell’emergenza e alle prime fasi della ricostruzione. Mi si permettano anche alcune considerazioni di carattere generale, legate proprio alla ricostruzione. L’idea è che l’Italia debba assumere una modalità di lavoro unica, con una struttura certa e una normativa altrettanto chiara. Serve, come detto dall’attuale Capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, una legge quadro sulla ricostruzione da usare in tutte le circostanze. Ovviamente dovrà essere una legge non rigida, ma che preveda la possibilità di adattarsi a situazioni che potranno essere via via differenti. Servirebbe poi una struttura di riferimento, in grado di far tesoro delle esperienze passate, che non annulli tutto e costringa sempre a ripartire daccapo, cercando il modello di ricostruzione più utile e meno dissimile. Nel caso specifico del terremoto del Centro Italia, è quanto mai necessaria la stabilità lavorativa di tutto il personale dell’Ufficio speciale per la ricostruzione, delle Sovrintendenze e degli Enti che lavorano per istruire le pratiche del terremoto: dovranno fare un grande lavoro e sarà impossibile andare avanti senza la loro professionalità, acquisita anche sul campo.
L’auspicio che voglio esprimere è anche quello che la cultura della prevenzione e della manutenzione entri sempre di più al centro dell’agenda politica: un investimento a lungo termine per tutta la popolazione. L’Umbria, in questo senso, ha già dimostrato, dopo il 1979 e il 1997, di saper fare una ricostruzione buona e all’insegna della qualità e dovrà ripetersi.
L’ultima considerazione è relativa alle strutture temporanee realizzate per consentire la permanenza della popolazione del territorio, dai centri polivalenti di Norcia e Ancarano, al cosiddetto “Deltaplano” la struttura che ospiterà nel periodo della ricostruzione gli esercizi commerciali di Castelluccio, alle varie delocalizzazioni da poco inaugurate. Senza voler entrare nel merito delle polemiche, da un lato giudiziarie e dall’altro che coinvolgono l’ambientalismo, la necessità che vorrei esprimere è che, nella logica dell’emergenza si trovi la strada per far sì che questi luoghi colpiti dal sisma continuino a vivere, senza farsi ingabbiare dalla burocrazia. La strada è far tesoro delle ricchezze ambientali dove ci troviamo a vivere, tutelandole senza rimanerne prigionieri, e fuggendo anche forzature legate all’ambientalismo militante o alla smania di cementificazione.
Infine il ringraziamento, personale e istituzionale, a tutti coloro che in questi anni sono stati in campo per la ricostruzione. Il mio grazie più sentito ai tecnici, ai volontari, alla Protezione civile, ai vigili del fuoco, ai Carabinieri, Polizia, Esercito, Soccorso Alpino e a tutta l’Italia che ci è stata vicino con sincerità e affetto. Non è solo una divisa a fare la differenza ma è anche la passione, la dedizione e la competenza con cui quest’opera viene svolta. È il caso dei vigili del fuoco, istituzione che si è particolarmente distinta in questi anni per il supporto ai cittadini durante alle emergenze. Dei 22mila interventi svolti nel 2017 dal Comando di Perugia, 7mila hanno riguardato la Valnerina. Un dato che parla da solo e la dice lunga sul ruolo svolto. Grazie ai vigili del fuoco e grazie a tutti gli angeli silenziosi che vegliano sulla nostra sicurezza.
Gli Umbri sono una popolazione caparbia, tenace, resiliente ma anche molto generosa e saprà ringraziare tutti coloro che l’hanno aiutata.

Riferimenti bibliografici e sitografici
Regione Umbria, Protezione civile, vicecommissario straordinario alla ricostruzione, Ufficio speciale alla ricostruzione
2018 A due anni dal terremoto,
www.sismaumbria2016.it/sites/default/files/a_due_anni_dal_terremoto_del_2016
_versione_definitiva_aggiornata_con_loghi.pdf

De Micheli P.
2018 Relazione al Parlamento,
https://sisma2016.gov.it/2018/10/11/consegnato-report-al-parlamento
-su-ricostruzione-de-micheli-numeri-confermano-accelerazione-negli-ultimi-mesi/ , ottobre

     
@ Agenzia Umbria Ricerche
* Presidente Assemblea Legislativa, Regione Umbria.