AUR&S 16
     
  Claudio Ricci*  
 

Identità e tutela dei luoghi nella prospettiva dell’UNESCO

I luoghi, intesi come spazi territoriali, includono una loro “anima” solo quando il costruito che serve (antropizzazione utile), alla vita delle persone, é in armonia con i segni del paesaggio e “coltiva” l’identità. La ricerca di questa osmosi, fra paesaggio e costruito, nel rispetto degli elementi culturali, tradizionali e religiosi, é da considerare un “atto sacro”, sin anche rituale, che preserva l’atmosfera di un luogo sul piano estetico e dei valori socio umanistici.
L’UNESCO (quale Agenzia delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura) sin dal preambolo, nel 1945, metteva in rilievo la necessità di valorizzare l’animo e la sensibilità delle persone come atto essenziale per il dialogo e la pace. Potremmo “estendere”, tale prospettiva, al paesaggio la cui “anima” si preserva se svolgiamo una azione educativa, per elevare la nostra consapevolezza ad ogni età, sui valori dell’identità di un luogo che é destinato a rimanere un “vera luce” per il cammino della storia.
La nostra Italia, penisola della bellezza, tratteggiata dal paesaggio storico urbano ove sono “cesellati” paesi, città e centri storici (oltre 22.000), dovrebbe entrare nell’animo, di ognuno di noi, attraverso l’energia “irradiata” dai beni culturali, naturali e immateriali (miti, riti e tradizioni). Anche le azioni di comunicazione oltre alle forme umanistiche, con le esperienze e il passaparola fisico, si devono aprire ai Social Network in un tempo dove i giovani, fra i 15 e 20 anni (dati Co.Re.Com. Umbria), hanno attivato, l’85% di loro, un profilo Instagram (comunicando con fotografie e gesti simbolici).
Pennellando alcune Convenzioni dell’UNESCO, per la tutela della bellezza, emerge una progressività graduale dal materiale all’immateriale. Nel 1972 quella sulla tutela fisica (sono 1092 i Siti, nel mondo, dichiarati Patrimonio dell’Umanità per gli aspetti culturali e ambientali) poi completata, nel 2003, dalla Convenzione sulla tutela degli “elementi immateriali” (sono 470 al mondo) correlati a riti, miti e tradizioni antropologicamente legate alle identità locali.
Emerge “profetica”, per l’attualità geopolitica, la Convenzione del 2005, sulla tutela delle “diversità culturali”, ove l’UNESCO considera un “germoglio creativo” tutte le differenze. Le identità, intese come luoghi fisici, culture o religioni, non devono essere diluite ma, semmai, rafforzate. Solo un “cammino di esperienze insieme”, fra identità forti, produce inneschi culturali, creativi e armonico sviluppo socio economico. É un pensiero molto complesso, che si “infrange” sulle contraddittorie tematiche delle migrazioni, ma che necessita di una innovativa gestione strutturale (le migrazioni, nella storia, non sono mai state un fenomeno breve e transitorio) e globale che dovrebbe impegnare la strategia delle Nazioni Unite.
La tutela dei luoghi, intesa come “conservazione del paesaggio”, ha avuto, non solo con le “raccomandazioni dell’UNESCO” (in Italia il quadro normativo é ampio ed eterogeneo), una evoluzione che definirei “dalle norme ai metodi”. Le normative non possono “leggere” tutte le tipicità locali e, di converso, solo la cultura del progetto, architettonico e urbanistico, a regola d’arte (simile ad un artista che “affresca il paesaggio”) garantisce un’autentica tutela.
Certamente i piani urbanistici, di gestione (Convenzione UNESCO del 1972) o paesaggistici hanno avuto un ruolo importante, ma per la tutela del paesaggio é determinante la sensibilità locale. Per la manutenzione e il controllo è fondamentale l’opera dei progettisti e delle pubbliche amministrazioni attraverso linee guida di “restauro del paesaggio”.
Una festa storica se non si ricrea (con luoghi e iniziative per la trasmissione del sapere fra giovani e saggi) svanisce molto più velocemente di un bene culturale fisico.
Nei prossimi dieci anni l’UNESCO, in tema di tutela, dovrà dare propulsione alle raccomandazioni (attraverso il recepimento dei 195 Stati membri) sul “paesaggio storico urbano” anche per far ritrovare alla parola progettare un più chiaro riferimento alle linee, ai segni e alle atmosfere immateriali (socio culturali) dei territori locali.
Nel quadro geopolitico é auspicabile che i “caschi blu” della cultura, proposti dall’Italia in sede UNESCO nel 2015 e recepiti dall’ONU nel 2017, possano avere uno sviluppo operativo adeguato per difendere i beni culturali, nei teatri di crisi internazionale, affinché sia tutelata la memoria, l’eredità e le identità dai crimini che potrebbero privare, le comunità locali, di quei valori essenziali comunque per l’Umanità.
Fra i valori italiani, da tutelare a “Patrimonio Mondiale UNESCO”, afferenti al paesaggio, è opportuno segnalare il Sito seriale (già inserito nella Lista dei tentativi-candidati italiani: 40 in totale) “il paesaggio culturale degli insediamenti benedettini dell’Italia medievale”, includendo anche Norcia e la Valnerina (e citando gli altri luoghi simili in Umbria), da cui si ergono valori a fondamento dell’identità sin anche europea. L’inclusione nella Lista UNESCO è fondamentale, nel piano di sviluppo, per i prossimi anni legati alla ricostruzione dopo il grave sisma, a Norcia e in Valnerina, del 2016.
Nel prospettarmi verso le conclusioni, “definitivamente provvisorie”, é doverosa la citazione di alcuni numeri. L’Italia é al primo posto per quantità di Siti UNESCO (54, seguono Cina con 53 e Spagna con 47) secondo la Convezione del 1972 (beni culturali e ambientali). In Italia, con la Legge 77 del 2006, si sta gradualmente cercando di dotare questi luoghi delle risorse necessarie per la tutela attraverso i Piani di Gestione. Invece per la Convezione del 2003, sugli elementi immateriali, intangibili e orali, includiamo nel bel paese solo 8 espressioni di miti, riti e tradizioni - la Cina, molto attiva nelle candidature, è a quota 39: l’Italia dovrebbe definire una strategia.
La Commissione Nazione Italiana UNESCO ha indicato, in un recente studio, che oltre il 70% degli italiani ripone “ampia fiducia” sull’UNESCO e nelle sue possibilità di tutelare luoghi e identità. Rimane l’auspicio che questa importante istituzione internazionale possa svolgere, sempre più, un ruolo nella “diplomazia culturale” come strumento di dialogo aprendosi meglio al rapporto, per co-finanziare le iniziative, con i privati e le associazioni (i volontari in Italia, correlati ai beni culturali e ambientali, sono oltre 800.000).
Il paesaggio, con tutti i suoi doni, ci irradia di “energia” che dobbiamo, nello spirito degli antichi pellegrini, coltivare ogni giorno per mettere i frutti nella nostra bisaccia affinché siano ridonati a coloro che incontreremo nel nostro cammino terreno. Questo in un tempo dove ogni identità locale è preziosa, nel piccolo, ma, attraverso le reti telematiche, può germogliare, portando frutti, in quel complesso sistema globale divenuto nuova materia prima.

     
@ Agenzia Umbria Ricerche
* Consigliere Regionale, Regione Umbria.
I dati citati nel presente contributo sono riferiti al mese di ottobre 2018.