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Amministrazione
Trasparente
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Enza Galluzzo
Ricercatrice 
 
 
COVID-19  
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Ci sarà ancora smartworking nel nostro futuro?

L’onda del coronavirus ha invaso e sconvolto, accanto all’economia, il mondo del lavoro. Appare quindi importante una riflessione sui mutamenti che sono intervenuti prepotentemente nel nostro modo di lavorare, con particolare riferimento alle conseguenze che ne potranno derivare per il prossimo futuro.
 
Poco più di un mese fa l’emergenza sanitaria ha posto la quasi totalità delle Organizzazioni, operanti sia nel pubblico che nel privato, di fronte ad un repentino mutamento delle modalità lavorative. Dall’oggi al domani interi organici dei più diversi settori economici sono transitati in forma massiva, laddove possibile, dal lavoro in presenza allo smartworking.
In realtà lo smartworking portato dal coronavirus ha caratteristiche peculiari rispetto al modello previsto dalla normativa e sperimentato da tante aziende ed enti fin dall’inizio del decennio scorso.
Molti gli elementi divergenti. Lo smartworking originario è caratterizzato innanzitutto dalla volontarietà e, nel suo sviluppo virtuoso, nasce come alternanza tra lavoro in presenza e lavoro agile nell’arco della settimana; prevede il coinvolgimento graduale dei lavoratori; viene attuato attraverso un progressivo adeguamento dell’intera organizzazione: a partire da un assessment iniziale e dall’introduzione di un piano aziendale, fino alla sperimentazione, all’acquisizione e alla messa in opera dei supporti tecnologici, alla ridefinizione degli spazi e al monitoraggio del suo impatto.
Al contrario i caratteri dello smartworking emergenziale sono stati l’obbligatorietà, la repentinità e il coinvolgimento massivo. Possiamo dire che lo smartworking emergenziale è una estremizzazione nei numeri (tutto il personale), nel tempo (tutti i giorni) e nello spazio (confinamento). Tanto che molti studiosi hanno definito l’attuale più come homeworking o lavoro da remoto. Inoltre lo smartworking emergenziale ha trovato molte Organizzazioni impreparate sia a livello tecnologico che organizzativo e procedurale. Anche dal lato dei lavoratori ha coinciso in generale con una situazione familiare di piena vita domestica di tutta la famiglia, con indubbie maggiori difficoltà ed oneri in particolare per le donne. A tale proposito mentre nella formulazione originaria della legge lo smartworking è anche un importante strumento di conciliazione, durante il periodo di emergenza sanitaria la concomitanza a casa di tutti i membri del nucleo familiare potrebbe creare condizioni non ottimali per i ritmi di lavoro e di vita.
I numeri diffusi recentemente dal ministero della Funzione pubblica ci danno una idea dell’improvviso cambiamento avvenuto ad esempio nella Pubblica amministrazione: il personale delle Regioni e Province autonome coinvolto nello smartworking, con dati ancora parziali, ammonta mediamente al 74%.

Comunque l’attuale esperienza diffusa dello smartworking emergenziale ha provocato mutamenti nelle realtà lavorative. Al netto delle difficoltà e degli aspetti negativi che pure sono indubbiamente emersi (confinamento, difficoltà nelle relazioni, ostacoli tecnologici, resistenza al cambiamento, ecc.), sono stati acquisiti elementi importanti: è stato sperimentato che molte attività possono essere svolte anche a distanza e molti servizi possono essere erogati on line; sono state apprese le potenzialità dei mezzi tecnologici; è stato testato un modo di lavorare nuovo, per obiettivi. È importante che tali risultati cognitivi ed organizzativi siano valorizzati e capitalizzati al meglio per affrontare le fasi successive.
Un ruolo importante nella fase emergenziale, e ancor di più nelle fasi di ritorno graduale ad una normalità che sarà comunque diversa, è quello del management. In tutti i momenti di cambiamento e trasformazione e soprattutto in questo periodo di scenari mutevoli è importante il compito di presidio dell’unità dell’organizzazione e di accompagnamento al cambiamento svolto da chi sta in posizione dirigenziale. È un momento in cui vi può essere la perdita di punti di riferimento, la faticosa sovrapposizione tra vita privata e lavorativa, si possono creare inefficienze organizzative, dubbi su priorità, ritrosia all’utilizzo di nuovi strumenti, possono emergere bolle di super lavoro o anche angoli di inevitabile inattività, segnali di abbattimento e sfiducia o dimostrazioni di creatività e attivismo.
Inoltre vi è un unanime consenso anche verso l’importanza del ruolo giocato da comunicazione, formazione e analisi organizzativa.
Occorre sperimentare nuove forme di comunicazione da remoto, in cui vi sia, da parte di tutti gli attori, una maggiore messa in gioco delle proprie capacità, maggiore disponibilità al dialogo, creatività e capacità di adattamento; una comunicazione bidirezionale tesa a individuare le soluzioni migliori in uno scenario mutevole.
In secondo luogo la formazione. Questo tempo di transizione può essere una irrinunciabile occasione di ampliamento e consolidamento degli apprendimenti. Una prima opportunità è rappresentata dalle competenze digitali che pongono a riposo molti dei diffusi modi di vivere il lavoro imperniati (anche se sempre meno) sulla carta e sulla presenza. Lo stimolo digitale dato dall’emergenza sanitaria può far recuperare in tutti i settori un gap pesante che grava sulla nostra società.
In ultimo, l’analisi organizzativa. Un serio assessment sui propri processi, risorse e potenzialità accanto al monitoraggio del presente, è l’antidoto per non perdere la “rotta” in un mare tempestoso o comunque in movimento che ci aspetta nei prossimi mesi. È indispensabile per pianificare attività e modalità che dovranno essere adattabili e comunque efficaci.
L’esperienza fatta da tante aziende nel periodo pre-crisi ci dice che lo smartworking può avere le potenzialità per essere uno strumento per conciliare efficienza organizzativa, innovazione tecnologica, crescita delle competenze, conciliazione e work-life balance. L’esperienza in corso inoltre ci mostra lo smartworking come strumento indispensabile per far fronte alla crisi sanitaria, seppure con i suoi limiti. Questo fa supporre che lo smartworking continuerà ad essere presente anche nel nostro futuro. Ma come tutti gli strumenti (perché di strumento si tratta) dovrà essere ben calibrato alle fasi ed ai tempi non facili che ci aspettano.
L’architettura del lavoro del prossimo futuro dipenderà da quanto sapremo capitalizzare il buono emerso da questo duro periodo, arginando gli aspetti negativi.

 
 

©Agenzia Umbria Ricerche
29 aprile 2020

 
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