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Elisabetta Tondini   Mauro Casavecchia  
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  COVID-19     
 
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L’economia umbra al tempo del coronavirus 

   
Il rapido diffondersi del coronavirus sta mettendo a terra la gestione del quotidiano nei molti Paesi in cui ha trovato terreno fertile per il suo attecchimento. In Italia, oltre alle conseguenze sulla salute delle persone e alle pesanti ripercussioni sul funzionamento del settore sanitario pubblico che da giorni opera in trincea, l’epidemia sta provocando un vero e proprio scombussolamento di abitudini e pratiche ordinarie, con pesanti conseguenze sull’intero sistema economico.

Le necessarie misure imposte a livello governativo, come la limitazione dei movimenti di persone e cose, la cancellazione di eventi culturali e promozionali, la chiusura di scuole, università, luoghi per lo svago, cui si aggiungono una serie di raccomandazioni a forte impatto sulle relazioni sociali, rallentano o bloccano, direttamente o indirettamente, molte attività produttive. In più, alimentano un generalizzato stato di allerta o addirittura di psicosi con conseguenze dirette e indirette sui meccanismi produttivi di beni e servizi che in molti casi rischiano la paralisi.
Uscirne non sarà semplice. Anche perché i governi dovranno affrontare una crisi di duplice natura, da domanda e da offerta: da domanda per la contrazione di certi tipi di consumi, a partire da quelli turistici e culturali con ampi riflessi sulla produzione di beni non di prima necessità; da offerta per la forzosa riduzione dei quantitativi prodotti e per l’interruzione già in atto delle catene di fornitura.
L’impatto negativo complessivo riguarda non solo le aree dove è più ampia la diffusione del virus, ma si ripercuote a livello globale, anche nei territori relativamente meno colpiti dal contagio e dipende dallo stato di salute delle singole economie. Così come il coronavirus produce i suoi effetti più pericolosi nelle persone debilitate dall’età o da altre patologie, allo stesso modo i danni economici collaterali possono avere conseguenze più virulente e nefaste in un sistema già in sofferenza.
In che modo questo stato di emergenza si ripercuoterà sull’economia dell’Umbria?
Come noto, i due motori principali su cui si regge ancora l’economia della regione sono l’industria manifatturiera e il sistema turismo-cultura, comparti che si basano fortemente sugli spostamenti fisici di merci e di persone.
Partiamo dalla prima. La produzione manifatturiera di una piccola regione come l’Umbria si caratterizza per essere fortemente dipendente dai collegamenti con le economie esterne, sia sul fronte dell’approvvigionamento che su quello della destinazione delle risorse: nello specifico, sia i flussi in entrata che quelli in uscita rispetto ai confini regionali coprono circa la metà delle relative risorse attribuibili al settore.
Più nel dettaglio, gli input intermedi che servono per la produzione, che incidono per i tre quarti del totale, sono costituiti per la metà da beni e servizi provenienti da fuori regione (circa il 70% dal resto d’Italia e il 30% dall’estero). In più: le risorse manifatturiere disponibili dell’Umbria, destinate ai settori produttivi o al soddisfacimento della domanda finale, solo per la metà sono costituite dall’output prodotto entro la regione, in quanto l’altra metà è importata dall’esterno (due terzi dalle altre regioni e un terzo dal resto del mondo).
Tra le branche che spiccano quanto a importanza e a dipendenza approvvigionativa dall’esterno si segnalano quelle della Metallurgia e della Moda. Le risorse intermedie che servono alla prima delle due sono per il 78% acquistate da fuori regione (il 51% dalle altre regioni d’Italia e il 27% dall’estero); quelle necessarie alla seconda sono per il 54% di origine esterna, prevalentemente italiana. Pur con una rilevanza minore, vale la pena segnalare anche le branche della Chimica e della Plastica che si distinguono per una dipendenza dall’esterno in termini di impiego di input intermedi altissimo, tra il 70% e l’80% di quanto necessario.
Ma c’è dell’altro. La forte concentrazione nei segmenti intermedi della filiera produttiva rende il microcosmo manifatturiero umbro particolarmente vulnerabile in quanto parte integrante di un sistema di relazioni produttive e commerciali globali fortemente interconnesse, al punto tale che interruzioni forzate di singoli anelli della catena di fornitura possono mettere a repentaglio il funzionamento dell’intero sistema.
L’altro motore più immediatamente compromesso è il turismo. Le strutture ricettive riferiscono numerose cancellazioni delle prenotazioni e stimano cali dell’ordine del 60-70%, suscettibili di peggioramento, con un inevitabile impatto anche sull’attività degli esercizi commerciali e di ristorazione. La forte riduzione dei flussi turistici, sia italiani ma soprattutto esteri, in particolare quelli cinesi, rischia di assestare un grave colpo al settore. Si ricorda infatti che quello cinese è il secondo gruppo più numeroso di stranieri (dopo gli Stati Uniti) a visitare la regione la quale, solo nel 2018, ne ha accolti più di 77 mila, oltre il 10% di tutti gli arrivi dall’estero.
Nel frattempo, già grandi eventi di richiamo internazionale sono stati cancellati, come il Festival del Giornalismo di Perugia, o rinviati di alcuni mesi, come nel caso dell’incontro The economy of Francesco ad Assisi e anche per l’aeroporto internazionale San Francesco sembrano ormai vanificate le ottimistiche previsioni di inizio anno che stimavano un record di flussi per il 2020.
L’entità dei danni subiti sarà strettamente legata alla durata dell’epidemia, un dato che attualmente è impossibile da prevedere. L'esperienza di epidemie precedenti suggerisce che, dopo il forte contraccolpo iniziale, nel momento in cui si supera il picco dell’emergenza e cominciano a diffondersi aspettative positive, i settori economici che hanno subito i maggiori cali potranno essere soggetti ad un rimbalzo positivo. L’entità del recupero delle perdite comunque non sarà piena. Si teme che gli strascichi di questo shock si protrarranno anche ben oltre la durata dello stato di emergenza, e che occorrerà tempo prima che i comportamenti di consumo tornino alla normalità. I turisti che hanno annullato la visita in Umbria, una volta passata la tempesta, ci metteranno un po’ per riprogrammare un viaggio nel cuore verde d’Italia, come insegna l’esperienza dell’ultimo evento sismico. Ma per altri comportamenti tornare alla situazione precedente sarà ancora più difficile. Ad esempio, chi ha cominciato a sperimentare gli acquisti online per evitare la frequentazione di negozi tradizionali, molto probabilmente tenderà a conservare, almeno in parte, questa abitudine.
Siamo insomma di fronte ad una situazione particolarmente complessa, che per essere affrontata richiederà ingenti sforzi da parte di tutti e una grande cooperazione tra cittadini, imprese e istituzioni. L’eccezionalità di questa crisi rende indispensabile l’attivazione di vigorose misure di sostegno, alle quali i governi nazionale e regionale stanno già provvedendo. Misure tanto più necessarie per un’economia come quella umbra, particolarmente debilitata da una lunga crisi.

©Agenzia Umbria Ricerche
9 marzo 2020

 
 
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