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Mauro Casavecchia
Elisabetta Tondini
Sociologo
Economista
   
 
  ECONOMIA   
 
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L’occupazione si trasforma

Il mercato del lavoro, nel decennio attraversato dalla grande crisi, ha vissuto enormi trasformazioni, in parte avviate negli anni precedenti. L’emorragia occupazionale si è infatti manifestata in un contesto di crescente parcellizzazione e precarizzazione del lavoro.
Tale fenomeno si è accompagnato a un inasprimento degli squilibri generazionali e ad una crescente importanza dell’istruzione in termini di occupabilità, mentre persiste un consistente dualismo di genere che ha mostrato una lievissima attenuazione solo negli anni più critici.
L’occupazione, che in Umbria proprio nel 2008 aveva raggiunto il suo massimo con 367 mila unità, cala vistosamente fino a toccare il livello più basso nel biennio 2013-2014, per poi continuare una lenta, difficile ripresa: ancora nel 2018 vi erano 12 mila unità in meno rispetto a dieci anni prima.
La dinamica degli ultimi anni è stata meno penalizzante per la componente femminile a partire dal 2012, ma ciò non ha influito in maniera rilevante sugli equilibri di genere, visto che ancora nel 2018 le donne rappresentano il 44 per cento degli occupati umbri (come dieci anni prima). In termini di tasso di occupazione, il 55 per cento delle donne dai 15 ai 64 anni lavora per il mercato (contro il 71,5 per cento di uomini). Un divario ancora importante ma pur sempre più contenuto di quello riscontrabile su base italiana (49,5 per cento contro 67,6 per cento).
Altri due fenomeni rilevanti che - da tempo - stanno cambiando la fisionomia del mercato del lavoro, in Umbria come anche in Italia, attengono alla tipologia contrattuale e alla posizione professionale degli occupati: da un lato va diminuendo complessivamente la componente indipendente (dal 2004 al 2018 in Umbria scende dal 30 al 25 per cento); dall’altro si accrescono i lavori non standard, come il tempo determinato e il part time.
Dinamica del lavoro per posizione professionale in Umbria (N. indice, 2004=100) 
Se l’occupazione sta riprendendo, è per merito soprattutto della componente alle dipendenze, ma in particolare di quella temporanea, la quale finisce per erodere punti al ruolo fortemente prevalente del tempo indeterminato. I dipendenti a termine aumentano, in Umbria e nel Paese; come pure in crescita è il part time dei lavoratori dipendenti. Quest’ultimo fenomeno, strutturalmente più diffuso tra le donne, sottende una rilevante presenza di casi involontari, ancora a forte caratterizzazione femminile. Dal 2004 al 2017 gli occupati umbri a tempo parziale involontario passano dal 3,8 al 12,9 per cento, valori che per le donne si elevano rispettivamente al 7,7 e al 21,4 per cento.
Dinamica del lavoro per posizione professionale e caratteri dell’occupazione, Umbria e Italia 
L’occupazione si va trasformando anche dal punto di vista demografico, in Umbria come in Italia: i giovani hanno visto erodere negli anni la loro presenza tra gli occupati, in controtendenza rispetto alle coorti più anziane. Nell’arco di 15 anni, in Umbria, la quota di occupati dai 15 ai 34 anni si porta da un terzo a poco più di un quinto, tanto da essere scavalcata dalla quota di occupati over 54 anni (che nel 2004 era appena l’11 per cento del totale).
Le conseguenze sul tasso di occupazione sono evidenti: in Umbria, decresce nella fascia d’età più giovane (fino ai 34 anni), si accresce visibilmente in quella più matura (dai 55 ai 64 anni), risulta tendenzialmente stazionario tra i 35 e i 54 anni.
Occupati per fasce di età in quota sul totale in Umbria (valori %) 
Tassi di occupazione in Umbria per fasce di età (valori %) 

 

©Agenzia Umbria Ricerche
23 luglio 2019

 
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