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Mauro Casavecchia Elisabetta Tondini
Sociologo
Economista
           
   
 
  ECONOMIA   
 
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Squilibri demografici in corso

Prosegue in Umbria la tendenza alla diminuzione della popolazione registrata a livello nazionale a partire dal 2015: i ritmi nella regione si rivelano più accentuati, confermando la discesa all’1,46 per cento della quota di residenti sul totale del Paese.
Al 1° gennaio 2019 vivono nella regione 882.015 residenti (oltre 2mila e 600 in meno rispetto all’anno precedente), di cui l’11,1 per cento di cittadinanza straniera, una quota superiore all’8,7 per cento dell’Italia.
La decrescita della popolazione è il frutto di un perdurante calo del tasso di natalità, che continua da un decennio e si distanzia sempre di più da quello di mortalità: nel 2018, ogni mille abitanti ci sono 6,5 nati vivi e 11,4 decessi. In definitiva, è come se nell’ultimo decennio il naturale movimento della popolazione avesse provocato mediamente ogni anno in Umbria la scomparsa di un piccolo comune di oltre 3 mila abitanti.
Popolazione residente in Umbria al 1° gennaio e incidenza di stranieri 
Fonte: elaborazioni degli autori su dati ISTAT

Continua a diminuire il contributo positivo alla natalità da parte delle donne straniere, sia per una loro lieve minore presenza nella popolazione, sia soprattutto per la progressiva discesa del loro tasso di natalità.
Dopo quattro anni di cali, nel 2018 la popolazione straniera è tornata a crescere (di 1.831 unità), controbilanciando tuttavia solo parzialmente il saldo naturale totale fortemente negativo (-4.286).
Tasso di natalità in Umbria per cittadinanza (valori per mille abitanti)
Fonte: elaborazioni degli autori su dati ISTAT

A causa della diminuzione della natalità e dell’allungamento della vita media, gli umbri (come gli italiani) stanno diventando una popolazione sempre più vecchia, perché si riducono le coorti più giovani e aumentano quelle degli anziani.
Conseguentemente, la piramide dell’età, che ormai da tempo ha deformato la sua configurazione ideale, mostra un evidente assottigliamento della base, in corrispondenza delle coorti più giovani e della generazione dei millennials; raggiunge la larghezza massima al centro, dove si collocano le generazioni più mature, ma evidenzia una consistente presenza anche delle età più vecchie, soprattutto tra le donne, le quali vivono più a lungo degli uomini.
La componente straniera, che nel grafico figura con il colore più intenso alle estremità, interviene a rimpolpare le generazioni più giovani e quelle mature, mentre è ancora molto poco presente tra le persone anziane.

Popolazione per età, sesso e cittadinanza in Umbria al 2018
Fonte: elaborazioni degli autori su dati ISTAT

Una popolazione sempre più vecchia, dunque. All’inizio del 2019 gli ultra 64enni, aumentati in valore assoluto e in percentuale, hanno raggiunto in Umbria il 26,8 per cento (erano il 22,8 nel 2002, la stessa quota della media italiana ad oggi). E per ogni 100 giovani fino ai 14 anni vi sono 204 anziani con oltre 64 anni (nel 2002 erano 186), un dato che allontana ulteriormente la regione dall’Italia ove, pure, l’indice di vecchiaia è cresciuto, passando dal 132 al 173 per cento.
L’indice di vecchiaia
Fonte: elaborazioni degli autori su dati ISTAT

Allo stesso modo, il grado di dipendenza degli anziani dalla popolazione attiva, in crescita in Umbria come in Italia, si configura nella regione per una maggiore intensità: nel 2019 vi sono oltre 43 ultra 64enni ogni 100 persone in età lavorativa, a fronte dei 36 dell’Italia (un valore di poco superiore a quello registrato in Umbria nel 2002).
L’indice di dipendenza degli anziani
Fonte: elaborazioni degli autori su dati ISTAT

Insomma: siamo sempre di meno, sempre più vecchi, con sempre meno bambini. Da qui ai prossimi anni il bacino della forza lavoro è destinato a contrarsi fortemente e dovrà farsi carico di una crescente quota di popolazione anziana in età non produttiva con conseguenti problemi di sostenibilità socio economica.
 

©Agenzia Umbria Ricerche
10 settembre 2019

 
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