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Sergio Sacchi
Economista
ECONOMIA   
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Industria manifatturiera ed esportazioni

Il quadro delle dinamiche più recenti dell’apparato produttivo di ciascuna delle tre regioni oggetto di analisi in questo Rapporto, con particolare riferimento alle loro prestazioni sui mercati esteri, è disegnato dai dati riportati nella tabella 1. Il riferimento ai valori medi nazionali permette di evidenziare i risultati più notevoli. Nel bene e nel male. Così spicca la buona prestazione delle esportazioni umbre negli anni 1981 - 1989. La buona prestazione, tuttavia, non si traduce in altrettanta vivacità del prodotto regionale (PIL) come invece si riscontra per la Toscana e, in misura più contenuta, per le Marche. In quest’ultima regione l’aumento delle esportazioni, di un punto percentuale inferiore a quello dell’Umbria, riesce comunque a spuntare un incremento del PIL di un decimo di punto superiore.
I dati ci ricordano un fatto oramai noto: che il periodo di più intensa crescita delle esportazioni dell’Umbria lo si è avuto negli anni ’90 ma quello di più robusto incremento del valore aggiunto sono stati gli anni ’80. Già dai primi anni di quel decennio, peraltro, si affaccia e mina la rincorsa del sistema produttivo il logorarsi della sua produttività media: la discesa, misurata dalla distanza dal valore medio nazionale (posto uguale a 100), è progressiva. Così, il tasso di crescita del prodotto è ancora piuttosto sostenuto ma si rivela comunque inferiore sia alla media nazionale sia ai valori rilevati nelle due regioni limitrofe. L’arretramento più vistoso è comunque nell’ultima parte del periodo qui considerato, cioè negli anni tra il 2008 e il 2014. È in ciò la cifra più evidente della differenza sostanziale tra l’Umbria e le altre due regioni. La Toscana, infatti, riesce a contenere la riduzione del PIL e tiene i suoi mercati esteri con addirittura un po’ di incremento (+ 1,5%). Le Marche flettono con l’export (-2,0% in media negli anni tra il 2008 e il 2014) ma rispetto all’Umbria contengono la perdita di PIL (-1,7% invece del -1,8%).

PARTE PRIMA - LA MANIFATTURA: QUADRO D’INSIEME
Ancora a tutt’oggi, per validi motivi facilmente intuibili, la maggior parte del movimento internazionale di beni va ascritta alle merci. Rientra dunque in uno di due settori: il “primario”, che include quanto viene dalla terra e/o da una sua prima trasformazione, e il “secondario”, che comprende tutto ciò che viene trasformato su base artigianale o industriale. Il “terziario”, come noto, presuppone il movimento delle persone che usufruiscono dei servizi più che il movimento del servizio verso le persone e dunque contribuisce poco ai saldi commerciali col resto del mondo. Dei due il più rilevante è soprattutto il secondario e, per essere più diretti e specifici, la manifattura. Da qui la focalizzazione sulla manifattura, sulle dinamiche di alcuni comparti industriali e sui cambiamenti nelle composizioni delle esportazioni che provengono dalle tre regioni. Il periodo considerato è compreso tra il 1995 e l’anno più recente per cui sono disponibili dati ufficiali: di fatto il 2013 per i dati di contabilità territoriale relativi a valore aggiunto e occupazione a livello di comparti manifatturieri e il 2015 per i dati sulle esportazioni e per quelli ripresi dai registri anagrafici delle imprese tenuti presso il sistema delle Camere di Commercio (Infocamere) del nostro Paese.
(continua...)

©Agenzia Umbria Ricerche

 

 

 
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