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Elisabetta Tondini
Economista
ECONOMIA   
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Le anime economiche dell'Italia centrata

Evoluzioni
Umbria, Toscana, Marche sono state protagoniste, insieme alle regioni del Nord Est, di quello sviluppo senza fratture che ha contraddistinto la Terza Italia e il suo non più ripetuto modello di economia diffusa generato da più fattori concomitanti: il proliferare di piccole imprese fortemente collegate al territorio, un’importante presenza di capitale sociale, uno sviluppo di tipo pervasivo.
In questo processo espansivo - in cui l’Umbria ha toccato livelli straordinari di dinamismo - a un certo punto (già dai primi anni Ottanta) le tre strade hanno cominciano a differenziarsi.
La Toscana, forte della sua apertura all’esterno, fatta di export e domanda turistica, comincia anzitempo a terziarizzare la sua economia, per un processo che alcuni hanno definito di maturazione precoce, sospinta sia da una accresciuta domanda di servizi avanzati da parte delle imprese sia dal terziario di mercato funzionale al turismo.
Anche l’Umbria comincia a terziarizzarsi ma, considerato il suo avvio verso la industrializzazione avvenuto, come per le Marche, in ritardo, lo fa troppo presto. Questo processo di industrializzazione incompiuto non ha permesso a un certo terziario avanzato di essere idoneamente sollecitato e ancora oggi la produzione in Umbria (come del resto quella delle Marche) risente di un evidente ritardo nella offerta di servizi qualificati alle imprese. In più, nella terziarizzazione umbra la presenza pubblica ha pesato e continua a pesare più che altrove, implicando un contenimento dei fattori e dei processi volti alla autopropulsività dello sviluppo.
Nel frattempo, le Marche continuavano il loro percorso distintivo che le allontanava dagli altri due sistemi dell’Italia di mezzo: sono state e sono ancora la regione a matrice più segnatamente industriale.
Nella graduatoria al 2014 costruita sul settore manifatturiero, le Marche si pongono al secondo posto in termini di valore aggiunto generato, con una quota pari al 22,3% (subito dopo il 23,1% di Veneto ed Emilia Romagna) e al primo, considerando le unità di lavoro impiegate (con 22,6%, praticamente affiancate dal Veneto).
L’elevato grado di industrializzazione marchigiana ha significato molto per le sorti economiche della regione, tanto è vero che, dal 1980 al 2007, ovvero fino all’alba della crisi, nell’Italia di mezzo le Marche spiccano quanto a evoluzione del PIL reale, con un tasso di crescita medio annuo superiore anche a quello medio nazionale e tra i più elevati d’Italia. Nel corso di queste lente trasformazioni, già dai primi anni Duemila l’Italia e, a trascino, le nostre tre regioni, hanno cominciato un percorso inerziale di netta decelerazione che alla fine ha imboccato il tunnel della crisi. L’esito di tali percorsi è ravvisabile dal lento declinare nel corso degli anni dei tassi evolutivi, diventati negativi nell’ultimo periodo di recessione.
(continua...)

©Agenzia Umbria Ricerche

 

 

 
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