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Amministrazione
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Elisabetta Tondini
Economista
ECONOMIA   
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Profili macroeconomici

Non è soltanto per motivi di prossimità geografica che le analisi sullo stato dell’economia umbra vengono condotte tradizionalmente in comparazione con Toscana e Marche. La ragione più profonda è da ricercare nel fatto che per lungo tempo l’Umbria ha condiviso con le due regioni limitrofe caratteristiche strutturali e modalità di sviluppo per molti aspetti assimilabili. E, seppure con gli anni il corso dei fatti abbia differenziato la storia economica di Umbria, Toscana e Marche, questa trascorsa matrice comune rende ancora significativo un approccio analitico comparato, utile per rintracciarne similarità e difformità, convergenze e divergenze, vecchie e nuove.
Nell’ultimo quarto di secolo il raffronto tra le regioni dell’Italia centrale è stato più volte oggetto di interesse specifico, in concomitanza di reiterate riflessioni sulla necessità di analizzare motivazioni, opportunità, effetti di accorpamenti sovra-regionali, nella consapevolezza che il senso di fusioni territoriali debba poggiare su affinità che vadano oltre la mera vicinanza geografica. Ed oggi, alla luce di rinnovati stimoli generatisi dal riaperto dibattito politico-istituzionale su possibili riconfigurazioni degli assetti amministrativi sub-nazionali, si è riacceso l’interesse a confrontare le tre regioni dell’Italia di mezzo - quali protagoniste di una delle ipotesi di accorpamenti plausibili - se non altro per fornire elementi di contesto utili a supportare consapevolmente tali riflessioni.
Delle similitudini (soprattutto passate) e delle dissonanze (più recenti) tra le tre regioni si è molto scritto e molto argomentato, al punto da ritenere superfluo ripercorrere i caratteri distintivi che ne hanno accomunato i trascorsi economici. Ad essi, nel presente contributo, si farà solo qualche cenno. Quello che si cercherà di evidenziare nelle pagine seguenti saranno invece i principali elementi - soprattutto odierni - che delineano il profilo macroeconomico di Umbria, Toscana e Marche rispetto al dato medio nazionale. Scorrendo un arco temporale che copre quasi un ventennio, si analizzeranno le tendenze evolutive delle componenti della domanda interna da un lato e dell’attività produttiva dall’altro, attraverso i caratteristici indicatori che, nel sottendere il dispiegarsi e l’interagire di fenomeni complessi, riassumono limiti, difficoltà, punti di forza dei contesti territoriali di riferimento. Pur in un approccio di lungo periodo, l’analisi privilegerà l’esito dei principali accadimenti degli ultimi anni, quelli segnati dalla lunga crisi.

PARTE PRIMA - MODELLI EVOLUTIVI TRA INDUSTRIA E TERZIARIO SECONDO VECCHIE E NUOVE DECLINAZIONI
Le tre regioni, insieme alle altre dell’area Nord-Est-Centro, durante gli anni Settanta e Ottanta sono state protagoniste di un modello di industrializzazione diffusa che ha poggiato la sua fortuna sulla interazione delle risorse locali: il proliferare di imprese di piccole dimensioni fortemente legate al territorio ha potuto trarre linfa vitale da un capitale sociale non facilmente rintracciabile altrove, cosicché i benèfici effetti della progressiva crescita produttiva hanno imperniato anche il substrato sociale, mantenuto l’equilibrio fra città e campagna, garantito uno sviluppo pervasivo. Un proficuo connubio tra economia e società e un forte radicamento territoriale hanno ispirato così la evocativa definizione di industrializzazione senza fratture, quella che ha forgiato lo sviluppo della Terza Italia e che si è rivelata una valida alternativa al modello fordista della grande impresa entrato profondamente in crisi negli anni Settanta.
(continua...)

©Agenzia Umbria Ricerche

 

 

 
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