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Elisabetta Tondini
Economista 
 
   
 
  ECONOMIA   
 
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Sulla produttività del lavoro in Umbria

Il progressivo declino della produttività del lavoro in Italia dagli inizi del nuovo millennio ha significato perdita di efficienza e il vero grande problema della economia nazionale è, con toni più accentuati, il problema dell’Umbria.
Bassi livelli di produttività accompagnati a un’alta intensità di lavoro hanno tradizionalmente caratterizzato la produzione umbra. Un modello che, nel favorire la tenuta occupazionale, ha sacrificato l’investimento in tecnologia e innovazione, penalizzando la produttività e la competitività del sistema.
Dalla fine degli anni Novanta, la produttività del lavoro in Umbria comincia nettamente a declinare allontanandosi progressivamente dalla media nazionale e ancor più del Centro Nord (graf. 1, tab. 1). Se nel 2008 il rapporto tra valore aggiunto e unità di lavoro dell’Umbria distava dal 100 medio nazionale di circa 8 punti, nel 2016 tale distanza si eleva a 14.
Sono dunque molto lontani gli anni (la metà dei Novanta) in cui la regione superava il valore italiano, era molto vicina a quello del Centro e lontana dalle regioni del Nord molto meno di oggi. La forbice che divide i valori umbri da quelli nazionali è ormai talmente ampia che è difficile immaginare un recupero dei livelli del passato se non attraverso una profonda trasformazione strutturale.
 

L’indicatore di produttività del lavoro totale sintetizza situazioni settoriali assai differenti che finiscono per incidere sul dato medio della performance economica in virtù del relativo peso sul sistema di riferimento ma anche per le differenti dinamiche che hanno caratterizzato le produttività in ambiti produttivi differenti (graff. 2-3).
In realtà, nella manifattura, dopo il crollo del 2008, il rapporto tra valore aggiunto e unità di lavoro dal 2010 torna a risalire ovunque, anche in Umbria, ma in forma molto più attenuata e tra alti e bassi (il 2016, ultimo anno disponibile, registra una nuova flessione, graf. 2).


In questo quadro l’elemento più eclatante è il progressivo allontanamento della regione dai valori medi di riferimento, che si concretizza alla fine in una distanza di 16 punti dal dato medio nazionale pari a 100 (graf. 3). Una penalizzante performance che si riverbera pesantemente sul sistema regionale visto che l’Umbria è una delle dieci regioni a maggiore presenza manifatturiera (nel 2016 decima in termini occupazionali e nona come valore aggiunto, graf. 4).


Critica per l’Umbria è anche la situazione sul fronte terziario ove la produttività reale di Italia e Centro Nord rimane sostanzialmente ferma negli anni, mentre quella umbra declina. Nel 2016 la regione finisce per porsi con un valore di 86, a fronte del 100 medio nazionale.
In questo caso, mentre nei servizi di mercato tradizionali l’Umbria, pur divergendo dalle altre aree mostra una certa tenuta, sul fronte dei servizi avanzati, caratterizzati da performance produttive declinanti, si allontana pesantemente dalle aree benchmark per un calo di produttività molto superiore a quanto occorso nel resto d’Italia.

 

©Agenzia Umbria Ricerche
27 novembre 2019

 
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