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Chiara Damiani
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Quando il linguaggio fa la differenza
Il linguaggio dei media sulle donne
Il tema del linguaggio dei media sulle donne è oggi di estrema attualità, linguaggio che ha un ruolo imprescindibile nella formazione della pubblica opinione. Seppur a piccoli passi, un’informazione attenta al genere si sta facendo avanti.

Ma come i linguaggi, ed in particolare quello dei media, influenzano le coscienze? L’uso che i media fanno dell’immagine femminile, nel raccontarne il lavoro, nel fotografare la loro immagine è molto spesso un uso stereotipato. E come agiscono gli stereotipi? Per lo più nel nostro inconscio. Forse perché gli stereotipi in fondo sono rassicuranti: a noi piace pensare che il mondo sia prevedibile e coerente.

“Gli stereotipi sono delle semplificazioni che un gruppo di persone associa alla realtà e alle opinioni di un altro gruppo di persone, semplificando categorie o comportamenti generando luoghi comuni e aspettative che, senza essere messi in dubbio né verificati, si trasmettono di persona in persona, di generazione in generazione, condizionando la percezione della realtà, influenzando l’opinione pubblica, la cultura e l’ambiente in cui si vive. Gli stereotipi aiutano quindi a mantenere il sistema sociale e la cultura immutati nel tempo”

Pensiamo alla segregazione formativa, conseguenza di una discriminazione di genere nell’accesso alla formazione: le donne studiano materie storiche, filosofiche, sociali perché si ritiene siano meno portate per matematica, fisica e studi tecnici in generale.
Ne consegue che quasi tutti noi associamo l’insegnante di scuola materna una donna e quella dell’ingegnere ad un uomo. Morale: la quasi totalità delle maestre di asilo sono donne e gli ingegneri sono per la maggior parte uomini.
Dunque gli stereotipi ostacolano particolarmente quelle aspirazioni e attitudini delle donne che vanno oltre il ruolo materno, la cura della famiglia o il dover essere avvenenti e sensuali, impedendone di conseguenza l’avanzamento e la partecipazione nella vita attiva nella società. Il linguaggio ha un potere performativo, il linguaggio è creatore di realtà.
Tutto questo rimanda ad un secondo aspetto che connota il linguaggio dei media, ossia una sottorappresentazione del pensiero delle donne sulla stampa e negli spazi culturali più in generale. Le donne della realtà ad esempio quelle che lavorano, studiano o occupano posizioni di prestigio sono sottorappresentate in tv o sulla stampa.
Siamo di fronte ad un’informazione “cieca” che non solo tende a emarginare l’immagine femminile, ma che non sembra riconoscerne i «nuovi» ruoli (ad esempio non utilizzando il femminile per designare alcune cariche istituzionali). Propensa piuttosto a rispecchiare logiche politico-culturali umilianti che premiano i corpi e castigano l’intelletto, un’informazione di questo tipo può essere pericolosa. Pensiamo alle immagini veicolate in tv o sulle foto di quotidiani in cui le donne vengono rappresentate nell’interezza del loro corpo a volte anche sensualmente, mentre per gli uomini riscontriamo una concentrazione dell’immagine sul volto. Tutto questo non è senza conseguenze.
Tutto questo quadro però sfugge. Troppo spesso queste implicazioni passano inosservate e quando non è così, anche il sessismo, viene fatto passare come semplice “volgarità”.
Entrambe le modalità di rappresentazione, quella che fa riferimento agli stereotipi e quella che sottorappresenta l’immagine e il pensiero femminile, danno luogo a delle vere e proprie discriminazioni nei confronti delle donne.
(continua...)

 

©Agenzia Umbria Ricerche

 

 
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