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Enza Galluzzo
Ricercatrice  
   
 
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Il lavoro delle donne tra ostacoli e progressi

Il percorso compiuto dalle donne
Le inchieste giornalistiche realizzate da Ugo Zatterin nel 1959 sull'occupazione femminile in Italia (2) ci offrono uno spaccato prezioso per comprendere le grandi mutazioni intervenute da allora. Quelli erano gli anni in cui l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro era considerato un “fenomeno moderno” e si iniziava a prendere coscienza dei principali pregiudizi che ostacolavano il lavoro femminile, come la supposta minore capacità delle donne e la loro debolezza emotiva.
Tanta strada è stata compiuta da allora. Un percorso in salita, ma anche incredibilmente rapido. Le battaglie delle donne, da un lato, e l’evoluzione nomativa, dall’altro, hanno accelerato questo percorso.
Così in poco più di 60 anni si è assistito ad una crescita consistente del livello di istruzione e dell’occupazione femminile, dell’autonomia e del riconoscimento sociale delle donne. È stato acquisito il concetto delle pari opportunità. Si sono scoperchiati vasi di pandora come lo stalking, la violenza domestica, il femminicidio.
Ma questo processo è ancora lontano da poter essere considerato pienamente compiuto. Le statistiche del 2017 ci continuano a descrivere un sistema nazionale che non valorizza le donne come meriterebbero.
L’Italia si trova all’82esimo posto nella classifica del World Economic Forum sul Gender Gap.
Le donne occupate in Italia sono il 46,8% contro il 64,7% degli uomini; le disoccupate rappresentano il 12,5%; le donne inattive sono il 45,7%. Persiste un gap salariale tra donne e uomini; vi è una scarsa presenza delle donne nei ruoli apicali; ancora molte donne rinunciano al lavoro dopo la nascita dei figli.
Ovviamente non vi sono gli ostacoli normativi o concettuali del 1959. Ciò che manca è una uguaglianza sostanziale che origina dai comportamenti e dal sistema di valori.
Innanzitutto permane una concezione stereotipata della realtà, che conferisce ruoli di genere all’interno della società, relegando spesso la donna ai margini delle opportunità e svalutandola nelle sue capacità.
Uno secondo elemento ostativo ad una uguaglianza sostanziale è rappresentato dal lavoro di cura, in particolare dalla maternità, attribuito di default, quasi esclusivamente, alla donna. Nonostante il progressivo innalzamento del livello culturale e i tanti anni di dibattito intergenerazionale, non è ancora acclarato che la cura delle nuove generazioni e di quelle senili rientra rispettivamente nell’alto dovere del perpetuarsi della vita e nel novero della solidarietà familiare e quindi è un dovere che ricade sull’intera comunità. Pertanto chi svolge questo ruolo - in genere, e molto spesso volontariamente, le donne - deve essere sostenuto e non discriminato.
Entrambi questi elementi ostativi provocano conseguenze sia nel modo con cui viene percepita la donna nel mercato del lavoro, sia nella bassa autovalutazione della donna di se stessa.
Sono ancora troppe le donne che si ritraggono e sottraggono dal lavoro, accontentandosi di ruoli marginali o rinunciando al lavoro, difficilmente conquistato.
Tali ostacoli vanno combattuti soprattutto in termini di educazione e sensibilizzazione, ma sono percorsi di lungo periodo, che richiedono un efficace intervento delle istituzioni, del mondo dell’economia e della società civile.
Ma quali sono i fattori che possono accelerare questo percorso?
(continua...)

 

©Agenzia Umbria Ricerche

 

 
 
Il lavoro delle donne tra ostacoli e progressi
Enza Galluzzo