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Stefano Strona
Commissario straordinario AUR  
   
 
  GENERE  
 
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La violenza di genere: un problema sociale
Il persistere della violenza
La violenza sulle donne basata sul genere è una realtà incontestabile nel nostro Paese, condivisa con altri paesi europei. Negli ultimi anni sotto un profilo normativo sono stati compiuti considerevoli passi in avanti con l’approvazione della Convenzione di Istanbul del 2011 e
 

della Direttiva UE 29/2012 che hanno disegnato un impianto normativo volto alla repressione e al contrasto della violenza.
In particolare, tali norme hanno avuto il pregio di affrontare la violenza di genere a 360 gradi, dalla sua definizione alla sua origine, dalla sua riconoscibilità alle necessità organizzative e all’approccio per il suo contrasto, richiamando l’attenzione sui seguenti aspetti problematici:
1) la capacità di rilevazione della violenza da parte di ciascuno Stato;
2) la prioritaria garanzia di protezione e sicurezza delle vittime;
3) il riconoscimento della specificità della violenza di genere e la definizione di percorsi specifici;
4) la tutela dei minori vittime di violenza assistita ed in particolare degli orfani da femminicidio;
5) le difficoltà dell’emersione della violenza;
6) la necessità di adeguamento dei servizi pubblici al riconoscimento della violenza e al suo corretto approccio;
7) le difficoltà del sistema giudiziario di portare a giudizio le denunce;
8) il numero ridotto delle denunce non rappresentativo del fenomeno, e un esito dei procedimenti giudiziari solo in misura limitata favorevole alle istanze avanzate dalla donna.
Nonostante questi rilevanti interventi normativi, ritenuti unanimemente adeguati se pur migliorabili in alcune parti, la situazione della violenza non ha segnato arretramenti, anche per effetto delle difficoltà attuative nell’adozione di misure di prevenzione e contrasto. Occorre ricercare quindi le cause di tale inefficacia. La risposta che emerge spontaneamente al quesito è che gli strumenti normativi predisposti non hanno trovato pratica attuazione o, quantomeno, non sono ancora entrati nella consapevolezza dei principali attori chiamati a rilevare la violenza e a trattarla nella sua specificità.
Dato che la violenza di genere si manifesta principalmente tra le mura domestiche e all’interno di relazioni coniugali o di convivenza e comunque sentimentali, è necessario sgomberare il campo dal ricondurre la violenza all’interno del “normale” conflitto di coppia; un “normale” conflitto di coppia di tipo paritario non costituisce violenza: la violenza è un reato penale in quanto violazione, a vario titolo, dei diritti della persona.
Una volta riconosciuta la violenza nella sua specificità, a chi spetta il compito di rilevarla? La risposta non può che essere “a tutti”. Qualsiasi persona che abbia contezza di una situazione di violenza di genere è tenuto a segnalarla quanto prima, senza attendere di testimoniarla in giudizio per femminicidio, quindi quando ormai è troppo tardi. Troppe sono le donne sopraffatte dalla violenza nel nostro paese, troppi gli orfani di femminicidio, troppi i minori vittime di violenza diretta o assistita perché si rimanga inerti.
A monte del problema della violenza di genere va detto, fin da subito, che c’è una questione culturale. Senza timore di essere smentiti, si può affermare che i pregiudizi che abbiamo dentro di noi, in maniera più o meno consapevole, ci impediscono spesso di affrontare tale situazione nel modo corretto. E forse, prima di tutto, per onestà intellettuale, occorrerebbe fare proprio un grosso lavoro su noi stessi mirato a riconoscere e rimuovere tali pregiudizi per evitare così che operino nel nostro agire, inducendoci nell’errore.
(continua...)

 

©Agenzia Umbria Ricerche

 

 
 
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