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Claudio Carnieri
Già Presidente AUR  
 
 
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L’identità umbra e la ricerca

Scrivo con piacere le brevi note di questo Editoriale di AUR&S che arriva a conclusione di dieci anni di lavoro nel governo dell’AUR, fatto di non poche tensioni ed impegni volti a radicare con più forza e credibilità, nell’impianto istituzionale dell’Umbria, un’area di ricerca economica, sociale e territoriale, essenziale non solo per le progettazioni di governo, ma per rendere più forte, acuta e libera, quella capacità autoriflessiva della società regionale che è fondamentale per costruire risposte alle tante domande che si sono via via aggrovigliate lungo gli assi della produzione materiale di ricchezza e della qualità sociale della nostra comunità regionale.
Senza una forza soggettiva di cultura critica che implica essa stessa molte strade e protagonismi, dall’apporto che viene dai mondi delle competenze, dal lavoro delle forze intellettuali, fino a quello essenziale dei valori democratici e repubblicani che sorreggono l’impegno pubblico delle diverse classi dirigenti, non potranno esserci risposte efficaci ed innovative alle sfide del presente. Per questo abbiamo portato qui, in un lungo arco di anni, il nostro impegno e la nostra passione, raccogliendo una linea feconda di più antica storia umbra che ha visto la nostra regione essere, nella storia d’Italia, una culla essenziale del regionalismo, impegnata nell’autogoverno, nella legislazione, un luogo eccellente dove si sono storicamente sperimentate attività di programmazione attente alle dinamiche territoriali, alla costruzione di nuovi fattori materiali ed immateriali dello sviluppo, al loro positivo incrocio, ben prima che queste visioni si imponessero da protagoniste nella storia del dibattito economico-sociale. Non a caso assieme al Piemonte l’Umbria può vantare, in questa direzione, il più antico percorso di ricerca pubblica che nasce già a metà degli anni cinquanta. É un patrimonio enorme la cui rilettura, in diverse occasioni, ci ha aiutato non poco a leggere meglio i percorsi, anche identitari, della società umbra, ancora in questi anni della lunga crisi, facendoci cogliere quanto, proprio di questa identità regionale, sia, ancora oggi, molto intrecciata e connessa, nelle sue più profonde radici, all’impegno politico e culturale delle diverse classi dirigenti, anche oltre e forse molto più che dalla forza delle proprie basi produttive. Più volte, non a caso è tornata alla nostra riflessione il complesso “farsi regione” di questa nostra Umbria rinvenuta, dalla storia ottocentesca come “terra di città”, e che, nella seconda metà del novecento, si è misurata con i problemi durissimi del proprio sviluppo, ma con una passione forte, tesa a progettare, pur in mezzo a tante difficoltà, un nuovo e più forte destino unitario. Qui abbiamo ancorato le radici essenziali del lungo ed articolato lavoro di ricerca dell’AUR. Per questo la rivista è stata uno strumento prezioso ed efficace, per la sua operatività, per le scelte e le piste di studio che sono state seguite, per i collegamenti con tanti ambienti dei due Atenei perugini e con la realtà della pubblica amministrazione, laddove spesso si svolge una significativa attività di conoscenza e di ricerca, in funzione della decisione politica che quasi sempre tuttavia si perde o non riesce ad entrare “in circolazione” in ambiti più grandi.
Di questo asse ci sarà ancora molto bisogno. Il tempo presente della nostra regione è segnato infatti da una grande incertezza che viene prima di tutto dall’economia, ma non poco, al tempo stesso, dai cambiamenti che sembrano molto profondi negli stessi assetti del sistema politico regionale nei quali, alla fine, si riflettono sempre trasformazioni profonde delle reti sociali, degli andamenti della vita delle città, dell’esistenza quotidiana delle donne e degli uomini e delle loro percezioni della vita e del futuro.
La lunga crisi sembra essere alle spalle sul piano nazionale, ma le velocità territoriali di una possibile “fuoriuscita” sono molto diverse e disegnano un’Italia molto diversificata, oltre e sopra la tradizionale frattura tra centro-nord e sud. Per questo c’è bisogno che si faccia più forte, ricco ed aperto quel lavoro di scavo e di ricerca, aprendovi anche una nuova fase, in modo che, di fronte alle difficoltà delle nuove sfide, non si producano “scorciatoie”, ma si aggrediscano le contraddizioni dell’Umbria, vecchie e nuove, per quelle che sono, nominandole e squadernandole, senza opacità nel dibattito pubblico.
La crescita della capacità autoriflessiva è essenzialmente questo: un arricchimento delle radici, dei luoghi, degli stili della politica, degli apporti delle culture politiche, dei percorsi della democrazia, lungo una rinnovata visione repubblicana capace di guardare all’Europa e al mondo, anche da una piccola regione, con la consapevolezza di quanto per tutti, e poi per ciascuno/a, ci sia, in ogni realtà, un punto di impegno.
(continua...)

©Agenzia Umbria Ricerche

 

 
 
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