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Mauro Casavecchia
Sociologo 
 
 
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Cuore verde e Grande bellezza: le vocazioni territoriali dell'Italia mediana

Nella nostra attività di ricerca socioeconomica, quando parliamo di sviluppo territoriale facciamo più frequentemente riferimento al livello regionale, vuoi per convenzione, vuoi per una maggiore sintesi espositiva, vuoi anche perché si tratta della scala sub-nazionale per la quale sono generalmente disponibili dati più recenti e affidabili. Ciascuno di noi sa bene, tuttavia, che le aree geografiche che chiamiamo regioni non sono uniformi e omogenee al proprio interno ma racchiudono in realtà una pluralità di territori diversi, ognuno con proprie specificità, vocazioni, identità.
Questa estesa differenziazione interna vale in particolare anche per le tre regioni dell’Italia mediana, caratterizzate da un variegato policentrismo e da multiformi espressioni territoriali che danno vita a una vasta biodiversità dei luoghi, che d’altra parte costituisce una delle grandi ricchezze del nostro Paese. È sul territorio che si stabiliscono le relazioni e si svolgono le principali attività umane: il lavoro, i rapporti sociali e affettivi, le reti di vicinato, di parentela e di amicizia, l’organizzazione del tempo libero, la costruzione della partecipazione democratica e della rappresentanza politica. Potremmo chiederci per quale motivo, in una occasione in cui si dibatte di aggregazioni macroregionali, abbiamo avvertito l’esigenza di mettere l’accento sulla molteplicità dei territori. La risposta è che lo sviluppo di un’area, complessivamente inteso, viene sempre più interpretato come la sommatoria dello sviluppo locale dei territori che la compongono. È questo, peraltro, l’assunto che sta alla base del nuovo approccio della politica di coesione europea, quell’approccio place-based, vale a dire centrato sui luoghi, che sollecita le Regioni a mettere al centro dei propri interventi non tanto le singole imprese o i settori produttivi quanto i territori (Barca, 2009).
Perciò, studiare il territorio diventa indispensabile non solo per dare conto di come si articola lo sviluppo, ma anche per confrontarsi con le vocazioni locali, passaggio necessario di ogni ipotizzato processo di riordino territoriale, che si tratti di aggregazioni macroregionali o anche di più limitate - ma non per questo sempre più agevoli da realizzare - associazioni o fusioni di comuni.
Gli ambiti territoriali più funzionali allo studio dei caratteri e delle dinamiche di sviluppo nell’Italia mediana non possono essere né quello comunale - frammentato in 607 municipalità - né quello provinciale, che ritaglia porzioni di territorio spesso molto vaste ed eterogenee (si pensi ad esempio a quanto è diversamente articolata la provincia di Perugia, tra le più estese in Italia). Si prestano invece meglio al nostro scopo i sistemi locali del lavoro, aggregazioni territoriali di tipo non amministrativo ma funzionale, basate sulle peculiarità socio-economiche.
(continua...)

©Agenzia Umbria Ricerche

 

 
 
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