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Giuseppe Coco
Dir. Rivista AUR&S 
 
 
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Il futuro delle regioni tra metamorfosi e identità

Le Regioni così come le abbiamo imparate a conoscere fino ad oggi hanno realizzato molte cose buone - questo lo si trascura spesso - e non è corretto additarle come la causa di diversi problemi nostrani. Tanto è vero che l’Italia, pur avendo adottato, nel periodo della crisi, politiche volte al ridimensionamento delle risorse a disposizione dei vari Enti territoriali, non è oggettivamente uscita dal guado. Un fatto è comunque certo: negli ultimi anni, le Regioni hanno giocato un ruolo meno strategico di quello che ci si sarebbe potuti aspettare non più tardi dell’inizio degli anni Duemila.
In questo contesto, di recente si è tornati a parlare molto della questione relativa al superamento del modello regionalista a favore di uno macroregionalista. L’obiettivo dichiarato dai più, in primissima battuta, è minimizzare i costi del sistema e massimizzare le economie di scala. Tale dibattito ha certo una sua ragion d’essere, seppure sia passato in fondo poco tempo da quando si era quasi tutti convinti che uno “Stato a trazione regionale”, abbinato ad un vero (e ben fatto) federalismo fiscale, sarebbe stato auspicabile per l’Italia. Oggi si è cambiata idea? Sembra di sì, d’altronde la lunga crisi può aver comportato anche questo, ovvero un mutamento di prospettive, di aspettative e di strategie.

PARTE A - LE METAMORFOSI DEL REGIONALISMO
Nelle pagine seguenti ci si occuperà della trasformazione del regionalismo in Italia negli ultimi venti anni e si analizzeranno da vicino le questioni riguardanti le collaborazioni tra Regioni e le macroregioni.

Una partita complicata: 1990-2015
Negli anni compresi tra il 1990 e il 2001 le Regioni hanno conquistato un ruolo importante rispetto al periodo precedente, quando il legislatore centrale aveva lasciato loro pochi spazi liberi. A favorire questo cambiamento furono, più di tanti altri fattori, l’avanzata della globalizzazione, che poneva problematiche nuove e incoraggiava un ri-assetto istituzionale e il Trattato di Maastricht, che diede un forte impulso alla diffusione di forme di governo multilivello dei singoli territori/aree.
Fu proprio all’inizio degli anni Novanta che prese il via

[…] un processo di devoluzione di compiti e funzioni a Regioni ed autonomie locali attraverso la realizzazione di quello che è stato definito “federalismo amministrativo” o a “Costituzione invariata”, il cui sbocco sarà rappresentato, sul piano legislativo, dalla legge n. 59 del 1997 e dal Dlgs n. 112 del 1998. Da questo momento, la questione regionale monopolizzerà il dibattito nazionale tanto che la stagione riformatrice avviata con le leggi Bassanini porterà all’approvazione - in un clima molto controverso - delle ben note leggi costituzionali n. 1 del 1999 e n. 3 del 2001, le quali, introducendo significativi elementi di novità per il regionalismo italiano, hanno ridisegnato secondo una più pregnante logica autonomistica l’assetto dei rapporti Stato-Regioni.

Con la riforma del Titolo V occorsa nel 2001, che ampliava le competenze legislative regionali, dopo decenni di attese da parte di molti si aprì la strada verso un nuovo equilibrio dei poteri tra Stato e Regioni, che assegnava a queste ultime un ruolo di strategica importanza nel governo dei territori.
(continua...)

©Agenzia Umbria Ricerche

 

 
 
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