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Giuseppe Coco
Dir. Rivista AUR&S 
 
 
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Le certezze e i nuovi universi della narrazione umbra

Con il presente contributo si vogliono mettere a fuoco alcuni assi dello storytelling umbro, ovvero quell’universo narrativo che racconta il viaggio delle storie di generazione in generazione che nascono, si evolvono e trasmettono potere, ricchezza, fascinazione, valori.
Di seguito ci occuperemo di alcune peculiarità umbre note a tutti e proprio per questo a volte date per scontate e quindi trascurate, ma in realtà preziosissime per la narrazione di una regione ferita dal recente terremoto.

Le fondamenta di una narrazione: Umbria verde e francescana

Le basi su cui poggia molta della narrazione odierna della regione vengono da lontano e sono l’Umbria verde e l’Umbria francescana: due storie che di fatto hanno invitato le persone di tutto il mondo a partecipare ad un destino e, per questo, due esempi eccezionali di storytelling.
Gli aggettivi verde e francescana sono le basi più solide su cui si regge un po’ tutto l’universo narrativo umbro e, cosa non secondaria, funzionano ancora. Mettono a fuoco questi luoghi nei loro tratti più intimi e irrinunciabili ed hanno ancora viva dentro di loro la forza di intrigare, affascinare ed attrarre.
L’Umbria cuore verde d’Italia è uno slogan che ha agito come un collante di qualità: ha messo insieme pezzi diversi e li ha fatti sembrare uniti da sempre.
Ma che cos’è uno slogan? Potremmo dire la strada più veloce per conquistare l’attenzione delle persone; una formula che decreta vincente una strategia di marketing; ed ancora quel giusto mix di parole e/o immagini che consentono di uscire dall’anonimato. Sul dizionario (Devoto-Oli) c’è scritto: frase suggestiva e sintetica, destinata a rimanere impressa nella mente e a convincere il lettore o l’ascoltatore.
Tra i padri fondatori di questo slogan c’è niente di meno che Giosuè Carducci e, agli inizi del Novecento, Carlo Faina, personaggio umbro di primissimo piano, lo utilizzò come titolo di un suo libro. Dopo il 1970, per fini di promozione turistica, la neonata Regione lo rispolverò e lo ripropose in una veste leggermente diversa: L’Italia ha un cuore verde: l’Umbria. Ovviamente, questo avveniva a prescindere dal fatto che ormai le città stavano già invadendo le campagne e il paesaggio era costretto a cedere spazi al consumo del territorio.
L’Umbria francescana è l’altro elemento fondamentale della narrazione di questi luoghi. Il segno lasciato dal frate è di portata enorme e le sue tracce sono moltissime e rinvenibili in basiliche, chiese, conventi, eremi e boschi che ne segnarono i passaggi fondamentali della sua vita ricca di misticismo profondo e non priva anche di elementi di ambiguità. Il “poverello di Assisi” con la sua storia ha inciso straordinariamente nell’immaginario di tutti al punto che le parole “Umbria” e “San Francesco” si sono fuse in un continuum che ha finito per stimolare un’ampia produzione culturale; d’altronde c’era da aspettarselo visto che il Cantico delle creature ha segnato addirittura la nascita della letteratura italiana.
Quello di Francesco di Bernardone non è stato solo un messaggio dal valore religioso, ma un insegnamento di portata vastissima che ha toccato il mondo intero e donato moltissimo all’immagine dell’Umbria. Con un linguaggio di stampo più da sociologo si può dire che il capitale sociale umbro è da ascrivere per una grossa fetta ai meriti del frate di Assisi. Il messaggio partito dalle pendici del monte Subasio nel lontano mille e duecento, coi secoli, è stato un valore aggiunto notevole per l’Umbria e per il rendimento delle sue istituzioni.
San Francesco è stato colui che votandosi alla povertà riconsegnò al Creatore la sua anima. Che fece accigliare la Chiesa. Che, se solo avesse voluto, avrebbe potuto fare di Assisi l’anti-Roma. Che decise di cambiare il mondo con la forza caparbia e invincibile dell’umiltà.
(continua...)

©Agenzia Umbria Ricerche

 

 
 
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