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Elisabetta Tondini
Economista 
 
 
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Connessioni economiche: fotogrammi

In una pagina di The Economist di qualche anno fa si leggeva:
A San Francisco […] giovani professionisti che lavorano per Google e Facebook possono usare una app sul cellulare per trovare qualcuno che faccia le pulizie nei loro appartamenti per mezzo di Handy o HomeJoy; che faccia loro la spesa e gliela consegni attraverso Instacart; che lavi i loro vestiti con Washio e che spedisca i loro fiori con BloomThat. FancyHands offre loro assistenti personali che prenotano viaggi o contrattano con la loro compagnia telefonica. TaskRabbit manda una persona a scegliere un regalo last-minute e Shyp lo impacchetta e consegna. SpoonRocket porta direttamente a casa un pasto di qualità in 10 minuti.

Una citazione volutamente provocatoria, questa, per dire due cose.
La prima è una constatazione, che vuole puntare il dito sull’incedere progressivo di trasformazioni epocali in un particolare aspetto di connessione economica, quello afferente al mercato del lavoro, i cui equilibri e le cui profilazioni, che dipenderanno sempre più dall’avanzare della tecnologia digitale, sono - ancora - fortemente determinate dalle configurazioni della geografia economica. Le imprese on-demand sopra menzionate che, esasperando il concetto di lavoro flessibile, chiedono e ottengono prestazioni lavorative in tempo reale, sono una realtà che si sta sviluppando in posti del mondo non casuali, quelli dei grandi nodi del capitale globale, sostanzialmente le grandi metropoli, che concentrano manager e professionisti: un fenomeno ingente negli Usa, visto che 1 su 3 è un lavoratore on-demand. Da noi, la gig economy può contare su 9 piattaforme attive che incrociano domanda e offerta di lavoro (dati 2015) ma il fenomeno si stima in forte espansione4.
La seconda cosa, è una domanda, ovvero: dove sta andando il lavoro. Quali trasformazioni sta subendo. Quali le derive. Certo, tante differenziazioni, segmentazioni, polarizzazioni.
Perché, oltre al lavoro on-demand, generato dalla geniale intuizione di mettere “tempestivamente in contatto professionisti urbani affamati di tempo con lavoratori affamati di lavoro” semplicemente utilizzando smartphone e app, e che riguarda la produzione dei servizi, sul versante della produzione manifatturiera è comparso sulla scena il lavoro per l’industria 4.0, dove - anche qui - tutto è connesso a tutto: macchine, dati, uomini e, ancora, robot capaci di simulare gli uomini anche nei processi di costruzione del pensiero e dove la forza lavoro sarà chiamata sostanzialmente a utilizzare software che connettano sempre più dati con dati, dati con macchine, macchine a macchine.
Anche l’Umbria, che sta attualmente vivendo e soffrendo problemi antichi (è ancora cronaca attuale la difficile questione lavorativa di grandi aziende che hanno fatto la storia della nostra regione e ne hanno forgiato parte della sua identità) sarà, inevitabilmente coinvolta in questi profondi cambiamenti.
Cambiamenti che subirà o che governerà? E con quali tempi, quali intensità, quali modalità? Con quali ricadute sulla sua identità? L’identità di un luogo muta per definizione ma, se fino a poco tempo fa le trasformazioni avvenivano in maniera molto lenta ora, in cui tutto cambia in modo repentino e a ritmi inarrestabili, potremmo trovarci di fronte a un contesto economico e sociale in cui non ci si riconosce perché mutato dal correre degli eventi e non perché gestito e costruito dagli individui.
Ma questa potrebbe essere la fine (necessariamente aperta) di questa breve riflessione.
Faccio un passo indietro e torno al titolo del seminario. Le connessioni economiche e le loro implicazioni in termini di identità.
(continua...)

©Agenzia Umbria Ricerche

 

 
 
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