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Andrea Bernardoni
Esperto in Cooperazione
 
 
POVER  
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Un nuovo welfare contro la povertà: il ruolo del terzo settore

MESSAGGI CHIAVE

Per aprire una nuova stagione di welfare è importante ripartire dai diritti dei cittadini.

Un nuovo modello dovrebbe: tornare a finanziare i servizi di welfare; coinvolgere in modo attivo i cittadini come coproduttori di servizi; costruire filiere di servizi flessibili e modulari; puntare sulle economie di rete; riqualificare la domanda pubblica con obiettivi di natura sociale; liberare un significativo volume di risorse
per l’innovazione e per la riqualificazione della rete dei servizi sociali.


Le organizzazioni del Terzo Settore possono svolgere un ruolo centrale nella costruzione di filiere di servizi flessibili e modulari per contrastare la povertà.

 
I servizi di welfare nel contrasto alla povertà

Numerosi studi hanno evidenziato la natura multidimensionale della povertà (Anand, Sen 1997; Bourguignon, Chakravarty 2003; Atkinson 2003), che ha trovato conferma nelle analisi realizzate da importanti organizzazioni internazionali come la Banca Mondiale1 e nazionali come l’ISTAT. A livello regionale questo aspetto è stato analizzato nei rapporti sulla povertà realizzati dall’AUR (AUR 2012, 2007). Queste ricerche hanno permesso di comprendere in modo chiaro che la povertà non è legata esclusivamente al reddito pro-capite ma dipende da una pluralità di fattori come, ad esempio, il contesto territoriale in cui le persone vivono, la disponibilità di un’abitazione, la presenza di un lavoro stabile ed adeguatamente remunerato, la disponibilità di cibo sano ed abbondante, di acqua potabile e di energia elettrica, la presenza di relazioni sociali, l’accesso ad un sistema scolastico di qualità, la possibilità di accedere ad adeguate cure sanitarie e di fruire dei necessari servizi sociali. Le politiche di contrasto della povertà sono interconnesse, estremamente complesse e articolate (Atkinson 2003) non interessano solamente come i redditi sono distribuiti ma riguardano anche come le città sono progettate e realizzate, la presenza di una rete di mobilità pubblica efficiente ed accessibile, le caratteristiche del mercato del lavoro e del sistema imprenditoriale, il livello di capitale sociale di cui è dotato un territorio, la presenza di solide reti e legami sociali, l’accessibilità e la fruibilità dei principali servizi pubblici.
Per queste ragioni i programmi finalizzati in modo specifico al contrasto della povertà per essere efficaci devono integrarsi con i principali programmi di welfare presenti a livello nazionale e locale. In questa prospettiva la personalizzazione e la flessibilità dei servizi di welfare sono caratteristiche fondamentali per poter integrare le iniziative finalizzate al contrasto della povertà con la rete dei servizi sociali, educativi e sanitari presenti nel territorio, producendo un virtuoso effetto moltiplicatore in grado di massimizzare l’efficacia degli interventi e l’impatto delle risorse pubbliche dedicate al contrasto alla povertà.
Il tema dell’integrazione dei servizi welfare e della collaborazione tra enti locali, Regioni, Stato ed Organizzazioni del Terzo Settore (OTS) nella programmazione e nella gestione degli interventi sociali sono alcuni degli assi portanti della legge 328 del 2000 emblematicamente denominata Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali. Nel corso degli anni Duemila, tuttavia, il livello di integrazione dei servizi di welfare è diminuito, si è ridotto il coordinamento delle politiche realizzate dagli enti locali, dalle Regioni e dallo Stato ed i rapporti tra attori pubblici e OTS anziché essere guidati dal principio di collaborazione hanno seguito quello della competizione. Nei primi anni Duemila si è aperto un generale processo di standardizzazione dei servizi di welfare; questo processo si è accentuato negli anni della crisi ed ha reso molte tipologie di servizi sociali, educativi e sanitari meno attente alle esigenze delle persone per cui sono pensati ed alla caratteristiche delle comunità in cui i servizi sono presenti. In tale senso non fanno eccezione gli interventi messi in campo dalle amministrazioni pubbliche per contrastare la povertà.
In questo capitolo, partendo dalla natura multidimensionale della povertà, nel primo paragrafo, analizzeremo l’evoluzione dei servizi di welfare dopo la crisi iniziata nel 2008, con particolare attenzione ai servizi sociali ed a quelli sanitari, con l’obiettivo di comprendere “che cosa è successo” in Italia ed in Umbria. Nel secondo paragrafo descriveremo gli effetti dell’affermazione delle logiche di mercato nella sanità, nell’educazione e nei servizi sociali. Nel terzo paragrafo, partendo dalle caratteristiche delle Organizzazioni del Terzo Settore, presenteremo una serie di indicazioni di policy volte a rendere i servizi di welfare maggiormente flessibili ed adeguati ai bisogni dei cittadini. Verranno avanzate proposte che hanno l’obiettivo realizzare un vero cambio di paradigma nel welfare. Un cambio di paradigma culturale, organizzativo, di modello e di “visione” che anziché far adeguare la vita delle persone a standard dei servizi fissati in astratto adegui l’organizzazione del welfare alle esigenze dei cittadini.
In questa prospettiva le OTS possono svolgere un ruolo centrale in quanto organizzazioni flessibili, capaci di costruire reti economiche e sociali e di coordinare risorse pubbliche, risorse private e risorse comunitarie presenti in un territorio (Fazzi 2014; Enjolras 2009); tuttavia, per poter svolgere in pieno questa funzione devono operare in un contesto istituzionale che ne riconosca e promuova le caratteristiche distintive. (continua...)
   
 
©Agenzia Umbria Ricerche
 
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