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Luca Calzola
Ricercatore Istat
 
 
POVER  
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L’incidenza della povertà    

MESSAGGI CHIAVE

Nel 2018, in Umbria la quota di famiglie in povertà relativa è pari al 14,3%, in crescita rispetto al 12,6% dell'anno precedente. In termini assoluti il fenomeno interessa oltre 50 mila famiglie.
Nel 2017, gli individui poveri sono oltre 150 mila e la loro
incidenza, pari al 17%, supera quella media italiana.


Nel 2016 il reddito medio annuale delle famiglie umbre è pari a 35,9 mila euro, di poco superiore a quello medio nazionale.
La distribuzione è più omogenea rispetto al Paese.


A partire dal 2003, negli anni in cui il reddito è cresciuto la povertà è diminuita e viceversa. Solo il 2016 è caratterizzato da una crescita di entrambi i fenomeni.


Nel 2017 il 6,1% delle famiglie umbre è in grave deprivazione e l’8,6% ha una bassa intensità lavorativa, valori in calo rispetto al picco del 2015, in linea con la media nazionale.

L’incidenza della povertà aumenta al crescere della dimensione familiare, soprattutto in presenza di figli. È più elevata nel caso di giovani, stranieri o con un’occupazione precaria.

 
Fonti statistiche e criteri definitori

Il lavoro si divide in due parti. Nella prima è stata condotta un’analisi aggregata a livello regionale per illustrare la dimensione complessiva della povertà relativa in Umbria e la sua evoluzione temporale. Nel descrivere il fenomeno sono state esaminate le connessioni tra povertà, reddito e disagio economico: quale è la relazione tra andamento e distribuzione del reddito e andamento della povertà; come si associa la povertà ad altre caratteristiche di malessere sociale e economico; se la condizione oggettiva della povertà è in relazione alla percezione soggettiva della propria situazione economica. Si è considerato come riferimento temporale il periodo 2007-2017/8, in modo da poter descrivere come la crisi economica che ha caratterizzato gli anni a cavallo del decennio abbia inciso nell’evoluzione del malessere (o del benessere) materiale delle famiglie umbre.
Nella seconda parte si propone un’analisi delle caratteristiche demografiche e socio-economiche delle famiglie povere tenendo conto della definizione di povertà sia assoluta che relativa. L’obiettivo è quello di descrivere quali sono le tipologie familiari maggiormente esposte a forme, più o meno severe, di povertà. I dati sono riferiti al periodo più recente disponibile (media 2015-2017) e le caratteristiche delle famiglie povere umbre sono confrontate con quelle medie nazionali.
La principale fonte statistica utilizzata nel lavoro è costituita dai risultati della rilevazione Istat sulle spese delle famiglie. A partire dal 2014, l’indagine è stata profondamente rinnovata (Istat 2015) tanto nei contenuti (classificazione delle voci di spesa, periodo di rilevazione, ecc.) quanto nelle modalità di conduzione (rete e strumenti di rilevazione). Un lavoro di ricostruzione delle stime anteriori al 2014 (Istat, cit.) ha prodotto nuovi valori dell’incidenza della povertà relativa a livello regionale omogenei con quelli della nuova indagine. Non è stato preso in considerazione l’aspetto della povertà assoluta, per la quale non esiste una serie storica comprendente dati ricostruiti.
Nella seconda parte sono stati utilizzati i microdati della nuova indagine per elaborare indici di povertà assoluta e relativa secondo alcune caratteristiche familiari. Poiché non sono disponibili dati ricostruiti per domini sub-regionali, non è stato possibile effettuare comparazioni dettagliate con periodi temporali antecedenti al 2014.
La povertà relativa è calcolata prendendo come soglia (linea di povertà) il valore medio pro capite della spesa per consumi modificato in modo da tenere conto della dimensione della famiglia. La scala di equivalenza utilizzata nella stima della povertà relativa, nota come scala Carbonaro, applica un coefficiente pari a uno per le famiglie di due componenti. Una famiglia è in condizione di povertà relativa se la sua spesa media mensile per consumi è pari o inferiore alla soglia così definita.
La povertà assoluta prende come linea di riferimento il costo di un paniere di beni e servizi considerato essenziale per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile. La composizione del paniere tiene conto delle caratteristiche familiari e il livello della soglia varia per numero ed età dei componenti, ripartizione geografica e tipo di comune (Istat 2009). Nel 2017 la soglia di povertà in un piccolo comune del Centro varia tra 707,01 euro per un adulto solo tra 18 e i 59 anni e 1.652,71 euro per una coppia con tre figli minori (Istat 2018). È considerata in povertà assoluta una famiglia con una spesa media mensile al di sotto della soglia corrispondente alla classe di riferimento.
L’approccio allo studio della povertà con l’impiego di una soglia relativa collega l’andamento del fenomeno a quello della distribuzione della ricchezza. Da un lato infatti, l’utilizzo della linea di povertà relativa sottintende che – a meno di una completa equidistribuzione - vi sia sempre una quota di popolazione che ha una capacità di spesa inferiore a quella media della società di riferimento, quindi che la povertà sia in qualche modo “ineliminabile”. D’altra parte, sempre utilizzando una soglia relativa, vi è la possibilità che la povertà aumenti anche quando l’economia è in espansione; il che avviene quando la crescita della spesa (e quindi del reddito) dei più poveri è inferiore a quella media, cioè se vi è un aumento della disuguaglianza (Baldini 2017). (continua...)
   
 
©Agenzia Umbria Ricerche
 
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