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Mauro Casavecchia Elisabetta Tondini
Sociologo
Economista
         
 
POVER  
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Giovani e bambini, i nuovi poveri    

MESSAGGI CHIAVE

Da alcuni anni la povertà assoluta è più diffusa tra i giovani e i giovanissimi che tra gli anziani, in Italia e ancor più in Umbria.

Venticinque anni fa, il reddito medio dei giovani superava del 10 per cento quello degli anziani; oggi è inferiore del 20 per cento.

Il lavoro non basta più: in Umbria, 11 famiglie su cento con capofamiglia occupato, anche giovane, sono assolutamente povere.


L’elevata ereditarietà della condizione sociale tra generazioni rischia di condannare i bambini in povertà a una vita di vulnerabilità e disagio.

La povertà educativa è una pesante ipoteca per il futuro: acuisce gli squilibri demografici, limita la coesione sociale e le potenzialità di sviluppo, impoverisce il tessuto culturale.

 
Vulnerabilità e indigenza: generazioni a confronto

La difficile ripresa dopo anni di recessione convive con un progressivo calo della presenza di giovani nella società e nell’economia, gravato da una popolazione sempre più vecchia. Le giovani generazioni vedono diminuire a vista d’occhio la partecipazione al mondo del lavoro e della produzione oltre che alla ripartizione del reddito e della ricchezza, con evidenti conseguenze sulla sostenibilità socio-economica, aggredita da nuove disuguaglianze, e sulla competitività, depauperata della linfa innovativa che solo menti fresche possono generare.
Nel frattempo, il naturale processo di miglioramento delle condizioni di vita tra le generazioni - che fino a non tanti anni fa davamo per scontato - si è evidentemente interrotto, tant’è che siamo diventati il Paese dell’Unione europea con la più bassa quota di cittadini che affermano di aver raggiunto una condizione socio-economica migliore di quella dei genitori.
In questo scenario, tra tutte le trasformazioni che hanno investito configurazioni economiche e sociali scardinando vecchi equilibri, quella che desta maggiore preoccupazione è l’evidente peggioramento delle condizioni delle famiglie giovani, spesso con figli, colpite da un consistente incremento della diffusione della povertà.
Se nel passato, come testimoniano le scorse edizioni del presente Rapporto, la povertà colpiva in primis gli anziani, da alcuni anni ad essere penalizzati sono prevalentemente giovani e giovanissimi. È diventato ormai un fatto strutturale: la povertà tende ad aumentare al diminuire dell’età, con minori e giovani diventati oggi le categorie più svantaggiate.
La traslazione della situazione di difficoltà e disagio non è priva di conseguenze, poiché si trasferisce a quelle generazioni su cui si forgia la costruzione del presente e si poggiano le fondamenta per lo sviluppo futuro. Un aspetto che inquieta fortemente per le implicazioni che sottende.
Il fatto che le giovani generazioni siano diventate la categoria sociale oggi più vulnerabile è un fenomeno che, pur alimentato pesantemente dalla recente crisi che ha portato la disoccupazione giovanile a tassi elevatissimi, ha cominciato a prendere corpo da oltre un ventennio, con il progressivo peggioramento delle condizioni dei nuovi ingressi nel mondo del lavoro:
«L’indebolimento, dagli anni Novanta, dell’economia italiana ha gravato in particolare sui più giovani: sono aumentate le opportunità di ingresso nel mercato del lavoro, ma le carriere lavorative sono diventate più intermittenti e i livelli retributivi iniziali inferiori a quelli dei coetanei di generazioni precedenti, nonostante il più alto livello di istruzione. Secondo i dati dell’INPS, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio del decennio scorso, la retribuzione settimanale d’ingresso è diminuita, in termini reali, di circa un quinto; il calo non è stato accompagnato da progressioni retributive più rapide».
Il problema della qualità del lavoro segnala una prima grande frattura intergenerazionale, tra i lavoratori di oggi e quelli di ieri, testimoniata da un evidente slittamento verso il basso delle remunerazioni. La conseguenza più importante di questo processo è che il lavoro non garantisce più dal rischio di cadere in povertà. Quello dei working poor è un fenomeno che tocca soprattutto i millennials, per lo più lavoratori precari, intrappolati in occupazioni a bassa qualità retributiva, bassa intensità e con contribuzioni discontinue. Un fenomeno in crescita: si stima che da qui al 2050 riguarderà circa 5,7 milioni di persone in Italia. (continua...)
   
 
©Agenzia Umbria Ricerche
 
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