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Amministrazione
Trasparente
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Pierluigi Grasselli
Economista
 
 
POVER  
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Politiche per il contrasto alle povertà    

MESSAGGI CHIAVE

Fasce crescenti di popolazione su tutto il territorio italiano sono esposte al rischio di impoverimento.

Per contrastare la povertà si richiedono appropriate politiche redistributive, sia con erogazioni monetarie che con servizi pubblici.

Nella lotta alla povertà occorre l’impegno vigoroso di tutti i livelli di governo e di tutte le componenti delle comunità locali.


I Piani regionali contro la povertà possono essere un importante strumento di democrazia e giustizia.

Occorre una sensibilità elevata della cittadinanza alle criticità del welfare sociale, per un approccio innovativo, realmente sussidiario.

 
Come è cambiata la povertà in Italia

Per comprendere come formulare ed attuare correttamente misure di contrasto alla povertà, e quindi valutare l’appropriatezza dei provvedimenti effettivi in corso contro di essa, è necessario tenere presenti le manifestazioni assunte dalla stessa, e le tendenze che le hanno generate. Tra le diverse tipologie di povertà, prendiamo per lo più a riferimento la povertà cosiddetta “assoluta”, che colpisce le persone o le famiglie che non possono permettersi la spesa mensile minima necessaria per acquisire un paniere di beni e servizi considerati essenziali.
Per cogliere le suddette manifestazioni, e le tendenze che le hanno determinate, per capire come è cambiato il “modello italiano di povertà”, faccio riferimento principalmente ad una recente, articolata e ben documentata esposizione di Emanuele Ranci Ortigosa.
Dal 2007, anno che precede l’avvio della grande crisi, al 2017 in Italia la percentuale di persone in povertà assoluta è più che raddoppiata, passando dal 3,1% all’8,4% della popolazione, con un tasso di crescita nettamente superiore alla media europea, secondo indicatori comparabili, ed è aumentata anche l’intensità della povertà, che misura quanto la spesa media mensile delle famiglia povere si trovi al di sotto della linea di povertà.
Pur permanendo il forte divario tra Centro-Nord e Sud, durante la crisi il tasso di crescita delle famiglie in povertà assoluta aumenta anche al Nord e al Centro: la povertà si manifesta in tal modo come problema che riguarda tutta l’Italia, e non solo sostanzialmente il Mezzogiorno.
La presenza di lavoro non è più di per sé sufficiente a garantire l’assenza di povertà. L’incidenza della povertà nelle famiglie in cui la persona di riferimento è un lavoratore dipendente, e ancor più operaio, ha mostrato una crescita di rilievo, triplicandosi a partire dal 2005.
In generale, l’espandersi della povertà sfiora o investe famiglie precedentemente non soggette in misura di rilievo al rischio di impoverimento, diffondendo in ampie aree di popolazione sentimenti di insicurezza e di precarietà, o per difficoltà di accesso al lavoro, o per peggioramento delle condizioni lavorative, o per perdita del lavoro. Ne seguono effetti di profondo cambiamento sul fronte della cultura e della politica.
Ma soprattutto ad essere colpiti dalla povertà sono sempre più giovani e minori, la cui condizione peggiora nettamente rispetto a quella degli anziani. Considerando l’incidenza della povertà assoluta per classi di età, essa si riduce all’aumentare dell’età della persona di riferimento: tra il 2007 e il 2016 si moltiplica per tre volte o più per i minori e per i giovani (18-34), e cresce anche tra gli adulti (35-64), mentre rimane stabile per poi ridursi tra gli anziani (più di 65 anni). La povertà dei minori si manifesta in particolare come povertà educativa, strettamente collegata all’abbandono precoce dei percorsi scolastici e formativi, la cui incidenza per l’Italia nel 2017 (14% della popolazione 18-24 con al massimo la licenza media inferiore, dopo Malta, Spagna e Romania) è nettamente superiore alla media UE a 28 (10,6%). Tra i giovani si rilevano inoltre competenze alfabetiche e numeriche fra le più basse, e un’incidenza molto elevata (27%, doppio della media UE) di Neet, persone tra i 15 e i 19 anni che non studiano, non hanno un lavoro e neppure lo cercano: un dramma sociale che implica anche una perdita di capacità produttiva con un forte impatto negativo sulla crescita del PIL. (continua...)
   
 
©Agenzia Umbria Ricerche
 
Giovani e bambini, i nuovi poveri
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