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Paolo Montesperelli
Sociologo
 
 
POVER  
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La povertà vista da politici e stampa locale

MESSAGGI CHIAVE

Politici e giornalisti hanno visioni convergenti sulla povertà; per entrambi la povertà è un problema toccato con mano, percepito come difficile e pressante.

Prevale l’immagine della povertà materiale, quella imposta dalla mancanza di beni essenziali. È una povertà con mille volti diversi che sembra infiltrarsi un po’ ovunque.

La povertà viene vista come il frutto più amaro della disuguaglianza sociale, la quale, a sua volta, viene attribuita al modo stesso di produrre ricchezza in tutto il nostro sistema sociale.


Sui poveri non ci si divide. Intorno alla povertà le contrapposizioni ideologiche e gli schieramenti politici hanno confini sfumati.

Sono molti i modi in cui l’informazione locale racconta la povertà; ciò che li accomuna è il timore che l’impoverimento s’insinui in ambiti, zone, strati sociali prima invulnerabili.

 
Significati della sfera pubblica sul tema della povertà

Questo capitolo non riguarderà direttamente la dimensione oggettiva, fattuale, quale l’incidenza della povertà, le famiglie più a rischio di indigenza, la distribuzione dei redditi o altri esempi ancora. Tratterà invece della dimensione soggettiva: motivazioni, valutazioni, valori, atteggiamenti, rappresentazioni o, con un termine riassuntivo, significati. Privilegiare questo secondo versante non significa percorrere un itinerario meno importante, come conferma la letteratura. Prendiamo solo pochi ma illustri esempi. Thomas (1909), nel suo cosiddetto “teorema”, riassume una considerazione di grande rilevanza: se gli uomini definiscono reali certe situazioni, esse diventano reali nelle loro conseguenze. Ossia, non sono così netti i confini fra fattualità, esteriorità, oggettività da un lato e intangibilità, interiorità, soggettività dall’altro; addirittura le prime possono dipendere talvolta dalle altre. Ispirandosi a questo “teorema”, Merton ne sviluppa una declinazione: è la “profezia che si auto-adempie”, cioè un’interazione tra predizione (rappresentazione) ed evento (fatto).
Per Weber (1922) - e questo è l’ultimo, breve richiamo - la società esiste perché noi tutti siamo “attori sociali”, cioè agiamo orientati da significati. Questi ultimi si formano non solo al chiuso dell’interiorità del singolo, ma soprattutto nello spazio aperto ove si tesse e ritesse l’interazione fra soggetti.
Nelle prossime pagine ci occuperemo di significati in quello spazio sociale d’interazione che è la “sfera pubblica”. Quest’ultima costituisce un ambito intermedio fra il singolo cittadino e le istituzioni, uno spazio oggi occupato da un ampio ventaglio di attori: i partiti e i loro leader, le organizzazioni professionali, i sindacati, i movimenti sociali, le iniziative civiche, i gruppi di pressione, i mezzi di informazione, etc.; tutti collocati in un equilibrio sempre provvisorio fra interdipendenze e divergenze, fra reciproci condizionamenti e conflitti, fra negoziazioni e competizioni.
In estrema sintesi, nella sfera pubblica si forma la volontà popolare attraverso la discussione pubblica (Habermas 1962 e 1996); e la posta in gioco è la definizione dell’agenda politica, cioè dei temi giudicati più rilevanti e più meritevoli di interventi operativi (Dearing J.W., E.M. Rogers 1996; Marini 2006).
Di tutta la sfera pubblica considereremo in particolare due co-protagonisti: i decisori politici e i mezzi d’informazione. Una qualunque risoluzione politica deriva dal complesso di percezioni, idee, progetti, discussioni, confronti, etc. Quanto ai mezzi di informazione, essi sono determinanti per diffondere la conoscenza degli accadimenti, connettere varie parti della società, concorrere alla definizione dei temi e degli interventi fissati come prioritari dai politici stessi.
Più in particolare considereremo il contesto regionale nel quale si muovono questi due attori. Tale scelta non è dettata solo da motivi legati alla funzione del committente. Anche su scala regionale i mezzi d’informazione hanno la capacità di sollecitare l’attenzione delle istituzioni (e del pubblico) verso le questioni della vita collettiva.
Ma sarebbe riduttivo vedere nei media un’influenza unidirezionale e determinante sui decisori politici: infatti le questioni locali hanno una ricaduta immediata sulla vita quotidiana della comunità e dunque sono più a portata di mano, più controllabili direttamente dall’opinione pubblica e dai suoi rappresentanti. Sicché ci sembra più convincente un modello interpretativo “interazionista”, nel quale i due attori - mezzi d’informazione e decisori politici - interagiscono in modo tendenzialmente paritario, si confrontano, competono fra loro e negoziano i significati, la visione della realtà, le rappresentazioni delle sue emergenze.
I significati della sfera pubblica che considereremo, e che sono fra i primi posti nell’agenda politica, si raccolgono sotto il tema della povertà. Un ‘tema’ è un costrutto sociale che stabilisce un sistema di rilevanza, il quale, a sua volta, orienta un processo decisionale (Cobb e Elder 1972). Anche qui ritorna il nesso fra significati costruiti e deliberazioni prese.
Considereremo le immagini e i tratti privilegiati, le modalità di rappresentazione, i diversi inquadramenti interpretativi, i modi di raccontare la povertà, l’imputazione delle sue cause. (continua...)
   
 
©Agenzia Umbria Ricerche
 
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