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Amministrazione
Trasparente
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Meri Ripalvella
Ricercatrice
 
 
POVER  
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La spesa dei comuni per interventi e servizi sociali    

MESSAGGI CHIAVE

La spesa per il sociale dei comuni umbri riguarda sostanzialmente le aree famiglia e minori (50% del totale), disabili (19%) e anziani (12%); si spende per interventi/servizi (41%) e strutture (38%)
piuttosto che per trasferimenti in denaro (22%).


Nel 2016, la spesa dei comuni umbri per il sociale supera i 75 mln di euro; per ciascun residente si spendono in media 85 euro.

Nel periodo 2007-2016, tra le fonti di finanziamento della spesa per il welfare locale dei comuni umbri, cresce l’apporto delle risorse proprie (14%) e si contrae quello derivante dai fondi nazionali (-50%).

 
Welfare locale: i dati disponibili

Diverse sono le definizioni di povertà alle quali siamo oramai abituati: la povertà può essere definita in termini assoluti, quando si tiene conto della disponibilità di denaro necessario a soddisfare i bisogni primari, ovvero in termini relativi, in tal caso si individuano i "poveri" di una società, o di un determinato paese, in relazione allo stato economico degli altri membri della medesima società. Entrambe queste definizioni si basano sul solo parametro del reddito (e dei consumi che da questo derivano), non considerando altri aspetti essenziali quali qualità della vita e ineguaglianze sociali, senza considerare che il reddito non è l’unico elemento a determinare la possibilità di accedere ai beni e ai servizi necessari per vivere e che l’esclusione sociale può essa stessa essere causa e/o effetto della povertà.
L’esclusione sociale, invece, è divenuta tema centrale dei dibattiti politici nei Paesi più avanzati ed attenti al benessere della propria collettività, oggi, infatti, anche alla luce di quelli che sono stati gli effetti della recente crisi economica, le politiche di contrasto alla povertà pongono grande attenzione al tema dell’esclusione sociale e mirano sempre di più a garantire stesse opportunità ai cittadini, tenendo conto che la povertà non è solo economica, ma riguarda la possibilità o impossibilità per le persone di esercitare determinati diritti (accedere a cibo nutriente, ad un’istruzione adeguata, ad avere un’abitazione sicura e pulita, ecc.). Si è riconosciuta, cioè, alla povertà una natura multidimensionale e, quindi, per contrastarla non si può pensare a misure che mirino esclusivamente ad incrementare il reddito disponibile dei meno abbienti, ma, al contrario, c’è necessità di sostenere interventi e servizi che migliorino la qualità della vita, garantendo quelle pari opportunità che consentono la salvaguardia della libertà individuale (di esprimersi, di scegliere, ecc.).
Quando si parla di interventi e servizi in grado di tutelare e garantire i diritti personali fondamentali, secondo il principio costituzionale di eguaglianza sostanziale, si sta parlando dei servizi socio-assistenziali che per definizione rappresentano gli strumenti atti ad assicurare assistenza ai cittadini in difficoltà in un sistema di stato assistenziale.
I servizi socio-assistenziali sono regolati in Italia prevalentemente dalla Legge 328 del 2000, Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, che ha fortemente decentrato a livello locale il comparto degli interventi e dei servizi sociali.
In questa sezione del Rapporto, si analizzeranno i dati forniti annualmente da ISTAT derivanti dall’indagine "Interventi e servizi sociali dei comuni singoli e associati". Un avvertimento si rende necessario: i dati trattati nel lavoro fanno riferimento alla spesa sostenuta dai comuni per il welfare locale e non esauriscono la spesa sostenuta per il sociale di una determinata regione; i confronti, anche quando effettuati su base regionale, fanno riferimento alla media di quanto impegnato dai comuni di quella regione.
Per poter stimare completamente la portata dell’intervento pubblico in ambito sociale sarebbe, ad esempio, necessario poter considerare anche il valore di quei servizi socio-sanitari di natura più squisitamente sociale che vengono finanziati direttamente dal fondo sanitario. La Regione Umbria, in effetti, anche con l’obiettivo di dotarsi di una base informativa in grado di procurare informazioni omogenee, esaustive e, soprattutto, volte ad una migliore individuazione della natura (contrasto alla povertà in senso stretto al sostegno per il benessere dei cittadini) degli interventi posti in essere in ambito sociale, ha istituito il Sistema Informativo Sociale regionale (SISO). (continua...)
   
 
©Agenzia Umbria Ricerche
 
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